Diritto e Fisco | Articoli

Lesione della legittima: quando si prescrive?

6 Maggio 2022
Lesione della legittima: quando si prescrive?

Entro quanto tempo far valere la lesione della legittima: la precisazione delle sezioni unite della Cassazione.

Un nostro lettore ci chiede, in caso di lesione della legittima, quando si prescrive l’azione giudiziaria degli eredi per far valere i propri diritti. Come vedremo a breve, il termine è quello della prescrizione ordinaria che, come noto, è di dieci anni. Ma la questione merita un approfondimento. Procediamo dunque con ordine.

Cos’è la legittima?

Quando si parla di legittima si intende una quota dell’eredità del defunto che deve andare necessariamente ai suoi familiari più stretti, anche se nel testamento è disposto diversamente. 

I legittimari – ossia coloro che hanno diritto alla legittima – sono il coniuge, i figli e, in assenza dei figli, i genitori. 

In altre parole, secondo la nostra legge, ciascuno di noi, nel fare testamento, non è completamente libero di lasciare i propri beni a chi vuole: una quota del nostro patrimonio (la cosiddetta «quota indisponibile») deve andare per forza ai legittimari. La residua parte (la cosiddetta «quota disponibile») può essere lasciata a chi si vuole: ad uno degli stessi legittimari ad esempio (così diversificando le quote ad essi spettanti) oppure a un altro soggetto.

Il coniuge ha sempre diritto alla legittima?

Il coniuge ha sempre diritto alla legittima, a meno che non sia già intervenuto il divorzio. 

La separazione non esclude il diritto del coniuge ad essere erede dell’altro se questi muore prima del divorzio. Solo in caso di separazione con addebito – ossia con imputazione di responsabilità a carico del coniuge superstite – si perde il diritto all’altrui eredità. Si pensi al caso di un coniuge fedifrago o che abbia lasciato la casa senza motivazione.

I figli hanno tutti diritto alla legittima?

La legge non fa differenza tra figli nati da un matrimonio, da una coppia di fatto o adottivi: tutti hanno diritto alla quota di legittima.

Cosa succede se non si ottiene la legittima?

Il problema del rispetto delle quote di legittima si pone solo per le eredità divise in base a un testamento. La normativa sulla legittima infatti è proprio rivolta a evitare le violazioni del testatore. Invece, se non c’è un testamento, tutta l’eredità viene ripartita secondo le regole fissate dalla legge (con preferenza innanzitutto ai figli, al coniuge e ai genitori) evitandosi così, a monte, ogni possibile ingiustizia. 

Se uno dei legittimari non ottiene la legittima che gli spetta, può agire in tribunale contro tutti gli altri eredi con quella che si chiama azione di lesione della legittima.  

Scopo di tale azione è ricalcolare l’intero patrimonio del defunto e le donazioni da questi fatte ai vari legittimari per verificare chi ha avuto di più e chi ha avuto di meno. Come anticipato, ciò che la legge mira a ristabilire non è un’esatta parità di quote o di beni in capo ai legittimari, ma che ciascuno di questi abbia “quella quota minima” prescritta dal Codice civile. Quali siano queste quote lo si può scoprire dalla lettura, in fondo al presente articolo, degli schemi che abbiamo riportato. In essi si può verificare qual è la legittima e qual è la quota disponibile del patrimonio. 

Come si noterà, la quota legittima non è sempre uguale ma dipende da quanti legittimari sono presenti alla successione o hanno accettato l’eredità.

Cos’è l’azione di riduzione? 

L’azione di riduzione non è che l’altra faccia dell’azione di lesione della legittima, un altro modo per chiamare la stessa sostanza. L’azione di riduzione è volta a far dichiarare l’inefficacia, in tutto o in parte, delle disposizioni testamentarie e delle donazioni poste in essere in vita dal defunto che, eccedendo la quota disponibile, hanno leso la quota riservata dalla legge ai legittimari. È quindi un’azione diretta ad accertare l’esistenza della lesione di legittima.

Lesione della legittima: quando la prescrizione? 

L’azione per far valere la lesione di legittima si prescrive in 10 anni che decorrono dall’apertura della successione. Conseguentemente, una donazione lesiva può essere impugnata entro dieci anni dalla morte del donante [1]. 

Chi ha avuto donazioni dal defunto, quando questi era in vita, dovrà calcolare anche il valore di queste per verificare se la sua quota di legittima è stata rispettata. Così, un figlio che in vita abbia ricevuto una casa del valore di 200mila euro e alla morte del padre non abbia avuto nulla, non potrà certo rivendicare la lesione della legittima se gli altri suoi fratelli hanno ricevuto dei beni in successione di valore uguale o addirittura inferiore. 

Potrebbe succedere però che chi abbia ricevuto il bene in donazione lo abbia poi a sua volta donato o venduto. In tal caso, gli altri eredi possono recuperarlo, benché ormai passato in proprietà di un terzo, se non sono decorsi 20 anni dalla donazione fatta dal defunto.

La causa di lesione della legittima 

Il legittimario che intende agire in riduzione deve presentare la domanda davanti al giudice del luogo in cui il convenuto ha la residenza o il domicilio.

Nel caso in cui sia accertata in via giudiziale la lesione della quota di legittima:

  • le prime attribuzioni a essere ridotte sono quelle derivanti dall’apertura della successione;
  • poi, si riducono le disposizioni testamentarie eccedenti la quota di cui il de cuius poteva disporre, nei limiti della quota medesima;
  • infine, sono soggette a riduzione le donazioni, il cui valore eccede la quota disponibile, fino alla quota medesima. Le stesse non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento, cominciando dall’ultima e risalendo via via alle anteriori.

Quote legittima 

Se chi muore lascia
Quote legittima
Quota disponibile
Solo il coniuge½ al coniuge½
Il coniuge e un figlio1/3 al coniuge; 1/3 al figlio1/3
Il coniuge e due o più figli1/4 al coniuge; 2/4 ai figli¼
Solo il figlio (senza coniuge)½ al figlio½
Solo due o più figli (senza coniuge)2/3 ai figli1/3
Solo ascendenti legittimi1/3 agli ascendenti2/3
Il coniuge e ascendenti legittimi (senza figli)½ al coniuge; ¼ agli ascendenti1/4
Il coniuge separatoHa gli stessi diritti del coniuge non separato salvo abbia subito l’addebito

Se il testamento non c’è o è nullo

Diverso è il discorso se il defunto non ha fatto testamento o il testamento è nullo. In tal caso, l’eredità viene divisa secondo le seguenti regole.

Se chi muore lascia
Quote del patrimonio spettanti a
Solo il coniuge, senza altri eredi (figli, ascendenti, fratelli e sorelle)Tutta l’eredità al coniuge
Il coniuge e un figlio½ al coniuge; ½ al figlio
Il coniuge e due o più figli1/3 al coniuge; 2/3 ai figli
Il coniuge ed ascendenti o fratelli e sorelle (senza figli)2/3 al coniuge; 1/3 ad ascendenti – fratelli e sorelle
Solo il figlio (senza coniuge)Tutta l’eredità al figlio
Solo ascendenti½ agli ascendenti in linea paterna; ½ agli ascendenti in linea materna
Solo fratelli e sorelleUna quota ciascuno in parti uguali; i fratelli e le sorelle unilaterali (padre o madre diversi) conseguono però la loro metà della quota dei germani (stessi genitori)
Solo ascendenti e fratelli o sorelle½ eredità ai genitori; ½ diviso tra fratelli e sorelle
Altri parentiSe il defunto muore senza lasciare ascendenti, discendenti, fratelli o sorelle o coniuge, la successione si devolve in favore dei parenti entro il sesto grado. A tal proposito, va precisato che si applica la regola secondo la quale i legami più prossimi escludono quelli di grado più remoto
Coniuge separatoHa gli stessi diritti del coniuge non separato salvo abbia subito l’addebito

note

[1] Cass. 30 giugno 2015 n. 13407: «In tema di successione necessaria, qualora la lesione della legittima derivi da donazioni, il termine decennale di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di apertura della successione non essendo sufficiente il “relictum” a garantire al legittimario il soddisfacimento della quota di riserva, senza che rilevi, a tal fine, che la riduzione sia domandata, ai sensi dell’art. 557, primo comma, cod. civ., dall’erede del legittimario, a cui non spetta un diritto autonomo rispetto al suo dante causa, sicché, ove al momento dell’apertura della successione del legittimario risulti già maturata la prescrizione dell’azione di riduzione, resta preclusa all’erede la possibilità di domandare utilmente la stessa, non potendo la morte del legittimario comportare la reviviscenza di un diritto che quest’ultimo aveva già perduto». Cass. SU 25 ottobre 2004 n. 20664. «Il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di accettazione dell’eredità da parte del chiamato in base a disposizioni testamentarie lesive della legittima (nella specie, è stata cassata la sentenza di merito che aveva fatto decorrere tale termine dalla data di pubblicazione del testamento olografo)».


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube