Diritto e Fisco | Articoli

Se l’uomo convive l’assegno di mantenimento si riduce?

6 Maggio 2022
Se l’uomo convive l’assegno di mantenimento si riduce?

Nuova famiglia o convivenza: quali effetti ha sul versamento degli alimenti all’ex coniuge?

Se è vero che, secondo l’orientamento ormai costante della giurisprudenza, tutte le volte in cui l’ex coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento intraprende una convivenza stabile perde il diritto agli alimenti, è lecito chiedersi cosa succede invece nel caso contrario: se l’uomo convive l’assegno di mantenimento si riduce? La maggiore spesa che questi deve sostenere per far fronte alle esigenze della nuova famiglia può costituire una valida giustificazione per ottenere dal giudice una revisione dell’importo? La questione è stata affrontata più volte dalla giurisprudenza e, in ultimo, da un’interessante ordinanza della Cassazione [1].

Prima però di spiegare se, in caso di una convivenza, l’ex marito può chiedere una riduzione dell’assegno di mantenimento che versa alla moglie o, nella migliore delle ipotesi, la totale cancellazione è d’obbligo una premessa. Tutte le sentenze dei giudici in materia di famiglia non possono quasi mai essere prese a regola generale: ciascuna di queste si basa su una situazione concreta molto particolare, con le proprie e singolari dinamiche. Ragion per cui, se anche la Cassazione si sforza spesso di dettare i principi generali della materia, l’applicazione di questi può variare sensibilmente da caso a caso. 

Detto ciò, e quindi prendendo con le pinze quanto si dirà a breve, ecco cosa è necessario sapere sull’argomento.

Convivere con un’altra persona fa ridurre il mantenimento?

In linea generale, è la stessa Costituzione a dire (seppur implicitamente) che ciascun cittadino ha diritto a formare una famiglia e ad avere figli. Nessuna norma potrebbe limitare tale libertà fondamentale dell’uomo, né può limitarla. 

Sicché, è chiaro che, laddove una persona sia costretta a corrispondere un mantenimento mensile all’ex coniuge e ciò costituisca un impedimento a mantenere una seconda famiglia, sarà nel suo diritto chiedere al giudice una revisione della precedente decisione, riducendo laddove possibile l’importo dell’assegno in questione. 

Ma la valutazione del giudice deve tenere conto delle famose “circostanze concrete” ossia del potere economico del soggetto obbligato e delle eventuali necessità dell’ex coniuge beneficiario dell’assegno.

Quando la nuova convivenza riduce il mantenimento?

Non sempre, dice la Cassazione, il fatto di andare a convivere con una nuova compagna e, magari, di avere con questa un altro figlio può costituire una giustificazione a chiedere una riduzione dell’assegno di mantenimento versato all’ex coniuge. Ciò succede solo quando le maggiori spese incidano in maniera pregnante e decisiva sul reddito del soggetto obbligato. Quindi, è necessario valutare le sue possibilità di mantenere contemporaneamente sia la prima che la seconda famiglia. 

La convivenza con una nuova partner è pur sempre – dice la Cassazione – una libera scelta, le cui conseguenze intanto possono coinvolgere l’assegno dovuto al primo coniuge, in quanto abbiano un rilevante peso sul suo ménage. 

Se dunque le maggiori spese necessarie per la vita quotidiana, seppure sicuramente sussistenti, non sono tali da alterare in maniera significativa il potere di acquisto dell’ex marito (come nel caso in cui il suo reddito è prossimo ai 2mila euro al mese), allora l’assegno di mantenimento all’ex moglie non verrà ridotto. Stessa valutazione andrà fatta qualora la nuova coppia abbia un figlio, tenendo conto del maggior onere economico che un bambino comporta sempre.

In questa valutazione, il giudice dovrà anche tenere conto delle possibilità economiche del coniuge beneficiario dell’assegno e della sua eventuale possibilità di lavorare ancora o di procurarsi un reddito. Se si tratta di una persona sopra i 50 anni di età, le cui capacità lavorative sono sicuramente ridotte, allora il mantenimento difficilmente verrà toccato in modo significativo. 


note

[1] Cass. ord. n. 14151/2022.

[2] Cass. n. 9178/2018, n. 7128/2013.

Cass. civ., sez. I, ord., 4 maggio 2022, n. 14162

Presidente Genovese – Relatore Di Marzio

Rilevato in fatto che:

1. – F.N. ricorre per due mezzi, nei confronti di P.M.G. , contro il decreto dell’8 gennaio 2018, con cui la Corte d’appello dell’Aquila ha respinto il suo reclamo avverso decreto del Tribunale di Teramo volto ad ottenere l’eliminazione o riduzione del suo obbligo di assegno divorzile quantificato in Euro 400,00 mensili.

2. – P.M.G. non spiega difese.

Considerato in diritto che:

3. – Il primo mezzo denuncia: “Violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, artt. 5 – 9, artt. 132 e 115 c.p.c., art. 111 Cost., e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia – art. 360 c.p.c., n. 3”. Sostiene in breve il ricorrente che la Corte territoriale non avrebbe motivato in ordine al rilievo del nuovo matrimonio che egli aveva contratto, per di più attribuendogli un reddito annuale di circa 20.000 Euro, che in effetti realizzava solo attraverso l’espletamento di lavoro straordinario e notturno.

Il secondo mezzo denuncia: “Violazione art. 5 – 9,1 comma Legge divorzio – violazione principio di equità – violazione art. 111 Cost., art. 360 c.p.c., n. 2”. Si sostiene che la Corte d’appello avrebbe legittimato una posizione di rendita della P. , imponendo ad esso F. di rincorrere i risultati reddituali raggiunti, attraverso lo svolgimento di lavoro straordinario e festivo.

Ritenuto che:

4. – Il ricorso è inammissibile.

4.1. – È inammissibile il primo motivo.

A parte la formulazione della censura in relazione ad una previsione normativa abrogata dal 2012 (“omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia”); a parte il richiamo all’art. 115 c.p.c., che può dirsi violato solo se il giudice ponga a fondamento della domanda prove introdotte d’ufficio o fatti contestati; a parte la formulazione delle censure riguardanti aspetti processuali in riferimento all’art. 360 c.p.c., n. 3; a parte la formulazione della censura di violazione dell’art. 5 della legge sul divorzio, censura che neppure sfiora il significato e la portata applicativa della norma richiamata in rubrica; a parte tutto ciò, il fatto è che il motivo tende a capovolgere la motivazione addotta dal giudice di merito, il quale ha osservato che “nel caso di specie, la sentenza di divorzio ha accertato che il F. , nel 2013, ha dichiarato un reddito superiore ai 24.000 Euro, che non risulta essere diminuito; mentre la P. è proprietaria di un appartamento, per la locazione del quale riceve, oggi come allora, un canone di Euro 400; ed oggi, a 60 anni, difficilmente potrà trovare un lavoro. Quanto alle maggiori spese che il reclamante deduce di dover sostenere per effetto della nuova convivenza, occorre considerare che si tratta di una sua libera scelta, le cui conseguenze in tanto possono coinvolgere l’assegno dovuto al primo coniuge, in quanto incidano in maniera pregnante, e decisiva, sul suo menage. Ma il ricorso, cosi come il reclamo, fa riferimento alle sole maggiori spese necessarie per la vita quotidiana che, seppure sicuramente sussistenti, paiono inidonee ad alterare in maniera significativa il menage di un soggetto il cui reddito è prossimo ai 2.000 Euro al mese”.

Trattasi di valutazione di merito conforme al principio secondo cui: “In tema di assegno divorzile, qualora a supporto della richiesta di sua diminuzione siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato, il giudice deve verificare se si gli stessi abbiano determinato un effettivo depauperamento delle sostanze di quest’ultimo, tale da postulare una rinnovata valutazione comparativa della situazione economico-patrimoniale delle parti o se, viceversa, la complessiva, mutata condizione dell’obbligato non sia comunque di consistenza tale da rendere irrilevanti i nuovi oneri” (Cass. 29 luglio 2021, n. 21818; v. pure Cass. 19 marzo 2014, n. 6289; Cass. 12 luglio 2016, n. 14175).

Valutazione di merito come tale insindacabile in sede di legittimità.

4.2. – Anche il secondo mezzo è inammissibile per analoghe ragioni.

Trattasi difatti di censura versata in fatto, e cioè volta a sollecitare un riesame dell’accertamento di merito svolto dal Tribunale prima dalla Corte d’appello poi, essendo per di più il motivo fondato su circostanze fattuali – lo svolgimento di lavoro straordinario e festivo – che non risultano menzionate nella sentenza impugnata e riguardo alle quali il ricorso difetto del requisito dell’autosufficienza di cui al numero 6 dell’art. 366 c.p.c..

5. – Nulla per le spese. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato se dovuto. Si dispone l’oscuramento dei dati.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara che sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis. Si dispone l’oscuramento dei dati.

Revoca dell’assegno divorzile se l’ex coniuge convive more uxurio con altra persona

Ora analizziamo l’ipotesi inversa: quella cioè in cui ad andare a convivere – in modo stabile – sia l’altro coniuge, quello cioè beneficiario dell’assegno di mantenimento. Secondo l’orientamento della giurisprudenza, ciò implica la perdita definitiva e totale del mantenimento. Ma a patto che si tratti di una convivenza more uxorio, ossia fondata sugli stessi principi di assistenza e contribuzione della famiglia tradizionale. 

La stessa Corte di Cassazione aveva in passato affermato che: «la convivenza more uxorio deve essere intesa quale legame affettivo stabile e duraturo, in virtù del quale i conviventi si siano spontaneamente e volontariamente assunti reciproci impegni di assistenza morale e materiale, senza che la coabitazione possa assumere il rilievo di un requisito indispensabile all’integrazione del fatto giuridico» [2].

Ebbene, aggiunge la Corte, è possibile la revoca dell’assegno divorzile qualora l’ex coniuge beneficiario istauri una nuova convivenza more uxorio con un terzo. Il giudice deve prima accertare, nel loro complesso, l’insieme dei fatti e le prove in ordine alla sussistenza di un legame affettivo stabile e duraturo, «in virtù del quale i conviventi si siano spontaneamente e volontariamente assunti reciproci impegni di assistenza morale e materiale». Solo tale tipo di legame può far venir meno il diritto al mantenimento e non anche una convivenza occasionale o ancora “di prova”.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube