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Se lei chiede un assegno troppo alto posso proporre l’affido alternato in casa?

28 Settembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Settembre 2014



Mi sto separando da mia moglie: lei ha ottenuto un assegno di mantenimento per i figli che ritengo sproporzionato e l’affidamento condiviso con collocazione degli stessi presso di lei nella casa coniugale da cui io devo andar via; vorrei proporre l’alternanza, con mia moglie, nella casa visto che lei chiede cosi tanto.

Dalla lettura del quesito, mi sembra di comprendere che sia in corso un giudizio di separazione con Sua moglie e che, a seguito della prima udienza presidenziale, il giudice abbia emesso i cosiddetti provvedimenti temporanei e urgenti.

Ebbene, tali provvedimenti hanno carattere solo provvisorio, essendo finalizzati alla gestione delle questioni personali e patrimoniali fino a che non intervenga la sentenza definitiva di separazione dei coniugi.

In linea di principio, comunque, poiché Lei mi parla di assegno di mantenimento per la prole “sproporzionato” e prospetta come rimedio a tale sproporzione l’alternanza dei coniugi nella casa coniugale, ritengo opportuno – prima di rispondere alla Sua domanda – soffermarmi su queste due questioni.

La proporzionalità dell’assegno di mantenimento

Preliminarmente, va chiarito che l’obbligo di mantenimento della prole, connesso agli ulteriori doveri genitoriali (di istruzione, cura ed educazione) va ben oltre il semplice soddisfacimento delle esigenze primarie ed essenziali del minore, in quanto impone ai genitori – anche in caso di separazione – di far fronte ad una molteplicità di esigenze dei figli, che non si possono ricondurre al solo obbligo alimentare, ma sono inevitabilmente estese anche all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale, alla opportuna predisposizione – fin quando la loro età lo richieda – di una stabile organizzazione domestica adeguata a rispondere a tutte le necessità di cura e educazione [1].

Ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento in favore dei figli la legge [2] detta una serie di parametri di riferimento per il giudice che non costituiscono tuttavia un elenco tassativo e limitativo ma, al contrario, avendo anche una formulazione abbastanza generica, si prestano ad essere integrati e meglio specificati in base alle singole fattispecie concrete.

In particolare, i parametri specificatamente dettati dal codice sono costituiti, in primo luogo, dalle attuali esigenze del figlio e dal tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori.

Nello specifico, il riferimento alle attuali esigenze del figlio è un parametro destinato a garantire che il minore non venga pregiudicato nella sua serena crescita a causa della fase patologica attraversata dai genitori ma che, al contrario, vengano comunque soddisfatte le sue normali esigenze, come avviene nella famiglia unita.

A ciò si collega al secondo parametro (il tenore di vita goduto durante il matrimonio) che è finalizzato, invece, ad evitare qualsiasi stravolgimento nella vita del minore, poiché la quantificazione del mantenimento va fatta non solo considerando le esigenze dei figli in base alla loro età e alle altre necessità di inserimento lavorativo e sociale, ma anche in relazione al tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori, “tenore di vita determinato dalla confluenza dei redditi e delle risorse genitoriali” [3].

Questi due parametri vanno certamente considerati unitamente agli altri elencati nella norma: si tratta, in particolare, dei “tempi di permanenza presso ciascun genitore”, delle “risorse economiche di entrambi i genitori”; della “valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore”.

In altri termini, la considerazione da parte del giudice della situazione economica dei genitori è essenziale nella determinazione del contributo al mantenimento, dato che, ovviamente, non si può pensare di garantire ai figli più di quanto i genitori, con le loro capacità economiche, siano in grado di fare.

Ciò è tanto vero che, nel caso in cui si verifichi un peggioramento delle condizioni reddituali dei genitori nel corso del tempo, ciò può legittimare una richiesta di modifica [4] dei provvedimenti concernenti il mantenimento della prole (intesa, in tal caso, come richiesta di riduzione del contributo).

Quanto al parametro della valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore, esso sta a significare che il giudice, nello stabilire la misura dell’assegno, deve tener conto del fatto che il genitore che non lavora (o lavora a part time) tuttavia ha contribuito (e contribuisce) in modo diverso (ma non meno importante) ai bisogni della famiglia, non solo per aver consentito all’altro un risparmio in termini di ricorso a figure ulteriori quali colf e/o babysitter ma anche per aver permesso al coniuge di potersi dedicare all’attività lavorativa senza ostacoli di sorta.

Ma bisogna anche aver riguardo ai tempi di permanenza del minore presso il genitore non collocatario (per quanto inferiori rispetto a quelli trascorsi con l’altro), nell’ambito dei quali il genitore provvede a contribuire in via diretta al mantenimento del figlio [5].

Questi parametri, comunque, vanno interpretati tenuto conto dei singoli casi concreti non potendo , ad esempio, trovare fondamento una domande di revoca dell’assegno per la prole presentata dal genitore tenuto alla corresponsione e basata sul fatto che ai figli vengano fatti continui regali, elargizioni volontarie o frequenti uscite settimanali con la prole” [6].

Fatte queste precisazioni, vengo alla Sua affermazione secondo cui l’assegno di mantenimento chiesto da Sua moglie e poi stabilito dal giudice sarebbe – a suo avviso – “sproporzionato”.

Se, in particolare, avendo presente i parametri che Le ho appena illustrato, Lei ritiene che l’assegno imposto dal giudice sia troppo gravoso in relazione a quelle che sono le Sue attuali risorse economiche ed esigenze, e al contempo, che non vi sia adeguata proporzione tra la spesa media necessaria per far fronte ai bisogni dei suoi figli rispetto a quanto stabilito con i provvedimenti provvisori, Lei dovrà darne prova al giudice nel corso del giudizio (esibendo estratti conto, ricevute relative alle spese cui deve quotidianamente far fronte, ecc.) ai fini di una riduzione dell’ammontare originariamente stabilito in via provvisoria. Diversamente, è probabile che il giudice confermerà con la sentenza di separazione quanto già statuito nell’ambito dei provvedimenti provvisori.

La soluzione dell’affidamento alternato nella casa familiare

A riguardo, ritengo prioritario fare una precisazione in tema di assegnazione della casa familiare.

In caso di separazione, il giudice decide sul godimento della casa “tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli” [7]: ciò significa che la decisione sull’assegnazione non può essere presa sulla base di ragioni di opportunità economica di uno dei coniugi, come sembra invece emergere dalle Sue intenzioni.

In altre parole, la Sua proposta di affido alternato in casa non può costituire un rimedio al fatto che Sua moglie le abbia chiesto una cifra sproporzionata, ma solo una soluzione da adottare nell’esclusivo interesse dei Suoi bambini.

Detto questo, vengo agli aspetti più pratici della soluzione dell’affido alternato in casa.

Essa rappresenta una particolare modalità di affidamento condiviso che prevede che il figlio minore resti nella casa familiare mentre i genitori si alternano nella convivenza con lui.

Si tratta di una soluzione adottata di recente da alcuni tribunali [8] in grado di consentire al minore di mantenere il suo habitat abituale e avere maggiore stabilità, senza doversi abituare a cambiare casa periodicamente per stare con l’altro genitore (in genere il padre).

Va detto, però, che tale soluzione dipende fortemente dall’impegno e dalla collaborazione effettiva di entrambi i genitori e richiede quindi l’accordo delle parti.

Lei deve pensare, infatti, che i genitori oltre ad organizzare i propri turni per stare nella casa familiare, dovranno anche distribuirsi determinati compiti e accordarsi in modo preciso sulle attività spettanti: seguire i figli nei compiti, accompagnarli a scuola, dal medico ovvero a fare sport, ecc.

Ciascun genitore, nel periodo in cui vivrà con la prole, dovrà prendersi cura non solo di quest’ultima, ma anche di tutte le incombenze relative all’ordinaria amministrazione della casa (comprese le pulizie) e, una volta finito il proprio turno, dovrà lasciare spazio all’ex senza frapporre alcun ostacolo al suo rientro in casa.

Occorre poi tener conto del fatto che per attuare tale forma di affido è necessario che entrambi i genitori dispongano di una seconda collocazione abitativa per i periodi in cui non dimoreranno con i figli nella casa familiare; in pratica, dovranno esserci tre case da gestire, con ulteriori esborsi a carico di entrambe le parti e ulteriore riduzione delle capacità di spesa dei genitori.

Per tali ragioni, questa particolare forma di affidamento condiviso viene solitamente concessa solo se vi sia un espresso accordo dei coniugi e, di certo, non può trovare collocazione nell’ambito di un giudizio contenzioso in cui le parti sembrano non riuscire a trovare una soluzione bonaria sulle questioni patrimoniali.

Il consiglio, pertanto, è quello di non prendere iniziative autonome mettendo nero su bianco delle proposte senza aver prima consultato l’avvocato che La sta assistendo nel giudizio.

Le suggerisco, invece, di approfittare di un momento di incontro con Sua moglie per prospettarle la Sua volontà di trovare una soluzione condivisa su ogni questione e trasformare, così, la causa di separazione da contenziosa in consensuale.

Nell’ambito di questa proposta potrà trovare collocazione anche l’idea dell’affido alternato, purché esso non sembri una sorta di baratto sulla questione economica, perché prospettata in questi termini difficilmente la proposta potrà sortire gli esiti sperati.

Le suggerisca semmai di tentare un percorso di mediazione familiare per trovare insieme le soluzioni più favorevoli alle necessità non solo vostre ma soprattutto dei vostri figli.

La proposta potrà anche essere messa a verbale dal Suo avvocato in una delle prossime udienze, così da manifestare al giudice la Sua disponibilità ad una soluzione bonaria.

Se vi sarà l’adesione di Sua moglie (per il tramite del proprio legale), il giudice potrà anche concedervi un termine per consentirvi di seguire il percorso di mediazione [9].

note

[1] Cfr. Cass. sent. n. 26587/2009; Cass. sent. n. 4203/2006; Cass., sent. n. 6197/2005.

[2] Art. 337-ter c. 4 cod. civ.

[3] Corte d’App. Roma, sent. del 13.01.2012.

[4] Ai sensi dell’art. 710 cod. proc. civ.

[5] Trib. Bologna, ord. del 18.01. 2010.

[6] C.di App. di Perugia sent. n. 336/ 2010.

[7] Art. 337 sexies cod. civ.

[8] Cfr. Trib. Milano, decr. del 16.09.2013 e Trib. Varese, decr. n. 158/2013.

[9] Art. 337 octies c. 2 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Si peccato che spesso nel mantenimento non rientrino le spese scolastiche, ricreative e mediche non coperte dal servizio sanitario che vanno a finire nell’ulteriore 50 % di spese (le così dette spese extra). Quindi sono fesserie, diciamo che con uno stipendio di 1500 euro a volte ci campano famiglie intere, invece i giudici ti danno 450 euro di mantenimento più spese extra per un solo figlio, che poi tu vada alla caritas o a rubare, perchè con un affitto di 550 euro più spese è impossibile campare, a pochi importa. L’interesse del minore prima di tutto ma è importante anche salvaguardare la dignità ed il rispetto umano, anche perchè spesso il passare da genitore a “visitatore”, il ridursi in povertà e con la conseguente impossibilità di rifarsi una vita (cosa che non succede alle parassite succhia sangue) può portare a vere forme di depressione che sfociano purtroppo troppo spesso in suicido ( circa 200 all’anno) di padri separati. Tu sei uomo ed in quanto tale, anche se sei capace di prenderti cura di tuo figlio, sarai un visitatore. Parità di diritti? Mah…

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