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Chi è un free lance, cosa fa e come guadagna

8 Maggio 2022
Chi è un free lance, cosa fa e come guadagna

Attività di giornalisti professionisti, non professionisti, copywriter: compensi, contributi e obblighi. 

In un’epoca in cui il lavoro si fa da casa e, grazie a Internet, si possono gestire più attività nello stesso momento, l’editoria online ha rivalutato l’attività dei free lance. Chi è un free lance, cosa fa e come guadagna? Possiamo già dire che un free lance è un giornalista autonomo che svolge la propria attività per uno o più giornali senza alcun vincolo di subordinazione. 

Cerchiamo di rispondere meglio a ogni dubbio in materia.

Chi è un free lance?

In generale, i soggetti abilitati all’attività giornalistica – giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti – possono svolgerla in forma autonoma, senza alcun vincolo di subordinazione con gli editori, ai quali trasmettono elaborati scritti o servizi fotografici in cambio di un corrispettivo.

I free lance sono soggetti abilitati che svolgono attività giornalistica autonoma in via abituale e professionale. Le loro prestazioni si rivolgono ad una clientela multipla che di volta in volta può accettare o meno i servizi proposti. Anche il professionista è libero di offrire o rifiutare le prestazioni, in quanto il rapporto giuridico che lo lega all’editore non ha carattere di stabilità, ma si costituisce volta per volta per ogni singolo servizio, a fronte del quale viene concordato un corrispettivo.

Come viene pagato il free lance?

Il free lance viene pagato con contratti di collaborazione esterna, limitati nel tempo o anche indeterminati nella durata.

Per ciascun contratto, al free lance viene corrisposto un compenso autonomo dal proprio committente. Il più delle volte, questi non ha bisogno di emettere fattura o ricevuta di prestazione occasionale: le sue attività vengono infatti retribuite a titolo di cessione dei diritti d’autore. Quindi, sarà il datore di lavoro ad emettere un’attestazione al free lance che poi questi dovrà presentare, insieme alla Certificazione Unica consegnata a fine anno, al proprio commercialista per la relativa dichiarazione dei redditi.

Cosa deve fare il free lance per regolarizzare la propria attività?

In generale, il free lance potrebbe anche essere un copywriter, senza perciò dover per forza essere iscritto all’albo dei giornalisti e rivestire tale qualifica.

Invece i giornalisti professionisti, i pubblicisti (iscritti nei rispettivi elenchi dell’albo professionale) e i praticanti giornalisti (iscritti nell’apposito registro) che esercitano attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione o che svolgono attività lavorativa di natura giornalistica nella forma della collaborazione coordinata e continuativa, hanno l’obbligo di iscriversi all’Inpgi – Gestione separata – entro 30 giorni dall’inizio dell’attività. L’obbligo riguarda anche coloro che svolgono contemporaneamente attività di lavoro subordinato.

Qualunque prestazione di lavoro autonomo resa dai giornalisti – anche se sporadica e produttiva di modesto reddito – comporta l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata dell’Inpgi e di versamento dei contributi assicurativi.

Quali contributi deve pagare un giornalista?

Sono previste due tipologie di contributi: un contributo soggettivo obbligatorio, legato al reddito professionale, e un contributo integrativo a carico degli editori che si avvalgono delle prestazioni degli iscritti.

Il contributo soggettivo obbligatorio annuo a carico di ciascun iscritto è pari al 12% (14% per le fasce di reddito superiori a € 24.000 annui lordi) del reddito professionale netto conseguito, fiscalmente dichiarato o accertato, nei limiti del massimale imponibile annuo.

Al giornalista è consentito versare un’aliquota contributiva aggiuntiva, pari almeno al 5%, tramite richiesta all’Inpgi.

Il contributo integrativo è fissato nella misura del 4% del reddito professionale lordo ed è a carico dell’editore.

La contribuzione alla Gestione separata Inpgi è obbligatoria anche quando il giornalista percepisce solo compensi per la cessione del diritto d’autore e tale cessione costituisce unicamente uno strumento per il pagamento dei corrispettivi delle prestazioni rese. Ciò si verifica quando:

  • l’opera presenta un contenuto informativo ed esaurisce la sua funzione con la prima e tempestiva diffusione, mentre la funzione tipica della cessione del diritto d’autore si ravvisa nel diritto alla riproduzione dell’opera medesima;
  • il compenso corrisposto non si discosta da quello correntemente in uso;
  • da parte dello stesso soggetto si reitera nel tempo l’utilizzo di tale strumento. In tal caso, le prestazioni assumono carattere professionale e lavorativo.

La misura dei contributi dovuti alla Gestione separata è proporzionata al reddito professionale fiscalmente dichiarato o accertato. 

Pertanto, tenuto conto che i compensi per la cessione dei diritti d’autore sono soggetti ad imposizione fiscale con una riduzione forfettaria del 25%, il contributo soggettivo va calcolato sul 75% del reddito netto fiscalmente dichiarato ed il contributo integrativo sul reddito lordo.



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