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Come rinunciare all’eredità con debiti?

15 Maggio 2022
Come rinunciare all’eredità con debiti?

Cosa deve fare l’erede che non voglia pagare i debiti di un genitore o altro familiare morto.

Come rinunciare all’eredità con debiti? Ci sono due modi per non rischiare di diventare eredi di una persona con debiti e doverne poi pagare le conseguenze in termini di responsabilità personale. Il primo è rinunciare all’eredità. Il secondo è accettare l’eredità con beneficio d’inventario. Con il beneficio d’inventario si acquista la qualità di erede ma, nell’ipotesi in cui i creditori del defunto dovessero farsi vivi, si risponderà solo con il patrimonio ereditato e non con quello personale; sicché, la partita si potrebbe tutt’al più chiudere “a zero”, ma mai con una perdita. Senonché l’accettazione beneficiata implica comunque delle spese, tra notaio e inventario. Ragion per cui chi già sa che il defunto ha lasciato più debiti che beni, farà bene a optare direttamente per la rinuncia all’eredità. 

Ma come rinunciare all’eredità con debiti? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cosa significa rinunciare all’eredità?

Rinunciare all’eredità significa rinunciare ad essere eredi e quindi, da un lato, non poter ricevere nulla del patrimonio del defunto, ma dall’altro non dover pagare i debiti che questi ha lasciato. Ragion per cui se un creditore dovesse richiedere un pagamento per qualche fattura o conto che il defunto ha lasciato, l’erede rinunciante può ignorare la richiesta. E se mai dovesse essere trascinato in causa gli basterà opporre il fatto di aver rinunciato all’eredità per non subire alcun tipo di condanna.

A cosa ha diritto chi rinuncia all’eredità

Attenzione: chi rinuncia all’eredità può comunque riscuotere la pensione di reversibilità del defunto ed eventuali polizze sulla vita di cui sia stato nominato beneficiario dal defunto. Tali diritti infatti non vengono meno per effetto della rinuncia all’eredità. 

A chi va la quota di chi rinuncia all’eredità?

In conseguenza della rinuncia di un erede, a seconda del caso, la quota del rinunciante potrebbe passare ai figli di questi oppure essere spartita tra gli altri eredi. 

In particolare: 

  • se a rinunciare all’eredità è il figlio, il fratello o la sorella del defunto, opera la rappresentazione: pertanto, la relativa quota va ai rispettivi figli o nipoti;
  • se a rinunciare all’eredità è un altro erede, diverso cioè dal figlio, dal fratello o dalla sorella del defunto, opera l’accrescimento: pertanto, la relativa quota viene divisa tra tutti gli altri eredi.

Entro quanto tempo rinunciare all’eredità?

La prima cosa che bisogna sapere è che, per rinunciare all’eredità, ci sono 10 anni di tempo dall’apertura della successione ossia dalla morte del cosiddetto de cuius (colui cioè della cui eredità si tratta). 

Ma attenzione: è necessario che, durante questo lasso di tempo, non si compiano atti che possano implicare una tacita accettazione dell’eredità e che, pertanto, non consentirebbero più di tornare indietro e rinunciare all’eredità. E questo perché l’accettazione, anche se tacita, è irrevocabile. 

Ma quando c’è accettazione tacita dell’eredità? Tutte le volte in cui si compie un atto volto a disporre dei beni dell’eredità o a utilizzarli: si pensi a chi usa l’auto del defunto, a chi preleva dal suo conto corrente, a chi fa una voltura catastale dell’immobile caduto in successione o lo dà in affitto riscuotendone il relativo canone, a chi paga un debito del defunto con il denaro di questi e così via. 

Come si fa la rinuncia all’eredità?

La rinuncia deve farsi presentandosi da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (rivolgendosi alla sezione o all’ufficio successioni, o alla volontaria giurisdizione, o ad altro ufficio a seconda del tribunale, di norma previo appuntamento).

A tali soggetti deve essere fatta l’apposita dichiarazione di rinuncia che viene inserita nel registro delle successioni.

A differenza dell’accettazione con beneficio di inventario, non è necessario provvedere alla trascrizione della rinuncia. 

Non sono necessari testimoni.

La rinuncia ha effetto retroattivo: pertanto, il rinunciante è considerato come se non fosse mai stato chiamato all’eredità. 

La rinuncia all’eredità può essere revocata purché non siano decorsi più di 10 anni dalla morte e i beni non siano già stati divisi tra gli eredi.

Documenti per la rinuncia all’eredità

Di regola, per la rinuncia sono necessari i seguenti documenti:

  • documento di chi rinuncia e suo codice fiscale;
  • certificato di morte in carta semplice;
  • copia conforme dell’eventuale verbale di pubblicazione del testamento;
  • codice fiscale del defunto;
  • copia conforme del provvedimento di autorizzazione del giudice tutelare, se vi sono incapaci.

Per le eredità devolute a minori, la rinuncia deve essere fatta dai genitori con autorizzazione del giudice tutelare.

Quanto si paga per la rinuncia all’eredità?

Se la rinuncia viene fatta dinanzi a un notaio bisogna pagare l’onorario al professionista, ma in compenso ci si sbriga sempre prima rispetto al tribunale.

Le spese fisse da versare sono:

  • due marche da bollo da 16,00 euro, di cui una per la rinuncia e una per il ritiro dell’atto;
  • l’imposta di registro di 200,00 euro, per la registrazione (una per ogni rinunciante), da versare presso l’istituto bancario o l’ufficio postale con Mod. F23. La ricevuta del versamento va consegnata all’Agenzia delle Entrate;
  • una marca da bollo da 11,06 euro per i diritti di cancelleria (33,18 euro se viene richiesta con urgenza).

Si può rinunciare a una parte dell’eredità?

O si rinuncia a tutta l’eredità oppure la si accetta: non esiste una via di mezzo. Quindi, non c’è possibilità di rinunciare all’eredità in modo parziale.  

Tuttavia, la rinuncia all’eredità non comporta anche rinuncia ai legati, dal momento che le qualità di erede e di legatario sono indipendenti tra di loro.



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