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Come versare contanti in banca senza rischi?

15 Maggio 2022
Come versare contanti in banca senza rischi?

Versamenti sul conto corrente o alle Poste di contanti: come evitare rischi di accertamenti da parte del fisco.

Sono in molti che si chiedono come versare contanti in banca senza rischi. Il problema se lo pone soprattutto chi non è in grado di dimostrare la provenienza di tali soldi con una documentazione scritta. E non c’è da dargli torto: secondo l’attuale legge, tutti i soldi contanti che si versano in banca o alle poste possono essere dal fisco assunti come indice di evasione fiscale, salvo diversa prova fornita dal contribuente. 

In buona sostanza, l’Agenzia delle Entrate presume in automatico la colpevolezza del cittadino mentre poi spetta a questi difendersi. Ed è chiaro che, in assenza di prove, ci si troverà oggetto di un avviso di accertamento, con conseguente obbligo di pagare tasse e sanzioni.

Ed allora come versare contanti in banca senza rischi? Cerchiamo di fare il punto della situazione partendo dalla normativa di cui abbiamo appena parlato. 

Esiste un limite al versamento di contanti in banca?

Non esiste alcuna legge che ponga un limite al versamento di contanti in banca. A patto però che si possa dimostrare che tali soldi non sono proventi derivanti da evasione fiscale. Come anticipato, la prova spetta al contribuente.

Esiste una norma, contenuta nel testo unico delle imposte sui redditi, in particolare l’articolo 32 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600, in base alla quale tutti i versamenti di contanti su un conto corrente o gli accrediti ricevuti tramite bonifico si presumono essere dei “ricavi”. E come tutti i ricavi devono essere tassati. Per cui le alternative sono due:

  • o il contribuente dichiara questi soldi nella propria dichiarazione dei redditi, come redditi tassabili, e pertanto ci pagherà le relative imposte secondo il proprio scaglione Irpef;
  • oppure il contribuente deve essere in grado di dimostrare, dinanzi a un eventuale controllo, che si tratta di redditi esentasse (ad esempio, una donazione da un genitore, un risarcimento, la vendita di un oggetto usato) oppure già tassati alla fonte (ad esempio, una vincita al gioco).

Su tali aspetti torneremo tra breve, in modo tale da spiegare come versare contanti in banca senza rischi e senza essere segnalati. Ma prima dobbiamo spiegare ulteriori informazioni utili.

Se si versano contanti in banca c’è una segnalazione?

Per rendere più controllabili i flussi di denaro in entrata e in uscita dai conti correnti degli italiani e contrastare il diffuso fenomeno dell’evasione fiscale, l’Agenzia delle Entrate ha pensato bene di dotarsi di un’arma potentissima: l’Anagrafe dei conti correnti (bancari e postali), più tecnicamente conosciuta come «Registro dei rapporti finanziari». Si tratta di un enorme database in cui le banche stesse e gli uffici postali, annualmente, fanno confluire le informazioni relative a tutti i rapporti intrattenuti con i propri clienti: apertura di conti correnti, di cassette di sicurezza, di gestione titoli e investimenti, bonifici in entrata e in uscita, versamenti, saldaconto, ecc. 

Accedendo in questo archivio, il fisco è in grado di sapere tutto ciò che il contribuente ha fatto con il proprio conto corrente, quindi anche eventuali versamenti di contanti, senza bisogno di segnalazioni atteso che è la stessa Agenzia delle Entrate che effettua i controlli sull’Anagrafe dei conti correnti. E laddove si accorga di un’operazione sospetta fa partire un controllo.  

A questo punto, il gioco è fatto: laddove l’ufficio si accorga, tramite questo database, di un versamento di contanti sul conto corrente di un contribuente e, nella sua dichiarazione dei redditi, non trova che tale importo è stato denunciato, scatta in automatico l’accertamento fiscale, senza preavvisi, richieste di chiarimenti, questionari che diano la possibilità al correntista di giustificarsi.

A quel punto, spetterà al contribuente contestare l’accertamento davanti al giudice dimostrando – come abbiamo anticipato in apertura – di trovarsi in una delle seguenti condizioni:

  • i contanti versati sul conto erano il frutto di redditi esenti, che non andavano dichiarati in quanto non tassabili;
  • i contanti versati sul conto erano già stati tassati alla fonte, ossia prima di essere erogati al contribuente, dal soggetto che glieli ha materialmente consegnati.

E qui arriva il primo problema: atteso che, per la normativa antiriciclaggio non si possono consegnare contanti oltre una certa soglia (per il 2022 pari a 2.000 euro, dal 2023 pari a 1.000 euro, salvo modifiche dell’ultima ora), è chiaro che affermare di aver ricevuto i soldi in questione da un unico soggetto equivarrebbe ad auto-accusarsi di aver violato la legge. Con conseguente applicazione di una sanzione amministrativa da 2.000 a 50.000 euro.

Quando il fisco fa controlli sui versamenti di contanti in banca?

Nonostante tutto ciò che abbiamo detto, è chiaro comunque che l’ufficio delle imposte non si può allertare per qualsiasi operazione: non ne ha la dotazione organica, l’organizzazione e sarebbe peraltro irragionevole e antieconomico. Per cui, alla fine, i controlli si concentrano sui versamenti di contanti di maggiore importo. Del resto – e lo intuisce anche una persona impreparata in materia legale o fiscale – un conto è consegnare allo sportellista 100 euro in contanti e un altro una valigetta di biglietti da 100 euro. Quindi, è naturale che ci sono determinati comportamenti che possono allertare in automatico il fisco e altri invece che passano inosservati. Il tutto è sapere qual è questo limite. Limite però che non è previsto dalla legge: quindi nulla esclude che, anche per piccole somme, si possa – almeno in teoria – subire un accertamento.

Ecco alcune tipiche situazioni che potrebbero comportare dei controlli.

Una persona riceve da un genitore, dai nonni e dagli amici una serie di donazioni in denaro che conserva a casa. Dopo aver fatto un bel gruzzoletto lo deposita in banca: si tratta di ben 5.000 euro.

Una persona chiude un conto corrente e preleva 8.000 euro che tiene a casa perché ritiene possano servirgli per dei lavori di ristrutturazione. Gliene rimangono però 5.000 perché, a seguito di alcune contestazioni, non paga più il dovuto. Li lascia nel cassetto e, dopo qualche anno, li va a versare di nuovo in banca. 

Una persona riceve un pagamento in nero per dei lavori fatti senza fatturare. Poi, dopo qualche giorno, versa i soldi in contanti in banca. 

Il proprietario di un appartamento affitta la casa a una persona senza però registrare il contratto dando così luogo a un affitto in nero. L’inquilino lo paga in contanti. La somma, seppur esigua (200 euro al mese), viene periodicamente depositata sul conto, dando luogo a una serie di versamenti mensili cadenzati e uguali.

Il dipendente di una ditta viene assunto in nero e riceve lo stipendio in contanti. Nel tempo, accumula dei risparmi che decide di depositare sul conto. In tal caso, il sospetto nasce dal fatto che il deposito dei soldi, seppur esiguo, avviene da parte di un soggetto formalmente disoccupato.

Ecco invece altre situazioni che non dovrebbero creare problemi col fisco.

Una persona ha aperto il proprio salvadanaio e ci ha trovato dentro 150 euro, decidendo di depositarli sul conto.

Un ragazzo presta a un amico 200 euro e questi glieli restituisce in contanti, che poi vengono depositati in banca.

Un ragazza vende, al mercatino dell’usato, una serie di vestiti che non indossa più. Guadagna 300 euro e li deposita poi in banca sul proprio conto.

Un giovane, dopo aver anticipato agli amici alcune somme per un viaggio, riceve da loro la restituzione del denaro in contanti. Si tratta di 250 euro che questi versa sul proprio conto corrente.

Come versare contanti in banca senza rischi

Per versare contanti in banca senza rischi non basta frammentare l’importo e dilazionarlo in più versamenti, perché l’Agenzia delle Entrate controlla le movimentazioni avvenute nell’arco di un anno, ragion per cui i vari accrediti verrebbero sommati. Pertanto, o si tratta di un versamento una tantum di scarso importo (come visto, meno di 1.000 euro, somma che può variare a seconda del tipo di soggetto, se disoccupato o meno) oppure il rischio di un controllo sarà elevato. 

Allora, sarà bene prepararsi per poter contrastare eventuali richieste del fisco di pagamento delle tasse. Come? Bisogna innanzitutto sapere che, in caso di controllo, il fisco non si accontenta di dichiarazioni, neanche se scritte e provenienti da terzi. La testimonianza, in un processo tributario, non è ammessa. Ragion per cui, se una persona avesse in mente di giustificare il deposito dei contanti facendo dichiarare alla propria madre che si è trattato di un regalo ricevuto da questa perderebbe il ricorso. 

Nel processo tributario, contano solo le prove scritte. E ciò non basta. Il documento deve essere munito di una data certa, ossia certificata da un pubblico ufficiale, come un notaio, un postino, l’ufficio di registro dell’Agenzia delle Entrate.

Quindi, ad esempio, tutte le volte in cui si fa un prestito a una persona, per cautelarsi dal rischio di non poter poi versare sul proprio conto i contanti ricevuti in restituzione del prestito stesso, sarà bene effettuare il contratto tramite scrittura privata e poi registrarla oppure spedirla per posta o con Pec (posta elettronica certificata), in modo che il timbro postale o la ricevuta del gestore della Pec possano certificare la data. Oppure è possibile farvi apporre la data certa da un notaio.

Questo esempio ci lascia comprendere che, per depositare denaro in contanti sul conto senza rischi si possono usare le seguenti tecniche:

  • effettuare il versamento solo di una parte minima dei contanti ricevuti e una tantum;
  • riuscire a dimostrare, con un documento scritto munito di data certa, che il denaro è già stato tassato alla fonte, come nel caso di una vincita al gioco, alle scommesse;
  • riuscire a dimostrare, anche in questo caso con un documento scritto con data certa, che il denaro è esentasse, come nel caso della vendita di oggetti usati, di un risarcimento, della restituzione di un prestito, della donazione tra coniugi o parenti in linea retta (l’imposta scatta solo dopo 1 milione di euro) o tra fratelli (l’imposta scatta solo dopo 100 euro).

Non ha invece alcun senso la tecnica, spesso usata, di versare i contanti sul conto di un parente pensionato o nullatenente. Anche questi contribuenti infatti sono soggetti ai controlli e sono registrati nel Registro dei rapporti finanziari. 



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