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Quanto incidono i soldi in banca sull’Isee?

15 Maggio 2022
Quanto incidono i soldi in banca sull’Isee?

Quanto pesa il conto corrente ai fini del calcolo dell’Isee? Come sottrarre i soldi in banca all’Isee.

Nel momento in cui si richiedono prestazioni socio-assistenziali allo Stato, alle Regioni o ai Comuni è spesso necessario presentare l’Isee aggiornato, ossia l’indicatore della situazione economica familiare. L’Isee si ottiene presentando una dichiarazione con le informazioni (anagrafiche, reddituali, ecc.) necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare (è la cosiddetta Dsu, ossia la dichiarazione sostitutiva unica. E, nella Dsu, confluiscono anche i soldi che si hanno in banca o alle poste. Di qui una ricorrente domanda: quanto incidono i soldi in banca sull’Isee? 

Ad esempio, una persona che ha un conto corrente con una grossa giacenza di denaro, ma che, ai fini patrimoniali, risulta nullatenente, non avendo case intestate, auto e altri beni immobili o mobili, potrebbe accedere ugualmente alle prestazioni, ai benefici e alle agevolazioni concesse dalla Pubblica Amministrazione?

Prima di stabilire quanto incidono i soldi in banca sull’Isee sarà bene spiegare come funziona l’Isee, ossia quali elementi della ricchezza ricomprende, al fine poi di verificare il peso che ciascuna di esse ha sul certificato. Ma procediamo con ordine.

Chi rientra nell’Isee?

L’Isee si calcola con riferimento al nucleo familiare di appartenenza del richiedente, costituito dai soggetti che compongono la famiglia anagrafica alla data di presentazione della Dsu. 

Sono ricompresi quindi:

  • i coniugi (o le parti delle unioni civili) anche in caso di diversa residenza anagrafica, salvo la separazione o il divorzio certificati da apposita sentenza o atto del Comune. Se i coniugi separati o divorziati continuano a vivere nella stessa casa permangono nello stesso nucleo familiare;
  • i figli minorenni;
  • i figli maggiorenni conviventi; 
  • i figli maggiorenni non conviventi purché abbiano meno di 26 anni e siano rimasti a carico dei genitori (salvo che siano coniugati e/o abbiano figli).

Non rientrano nel nucleo familiare, e quindi non influiscono sull’Isee, gli altri soggetti conviventi per motivi religiosi, di cura, di assistenza, militari o di pena.

Cosa contiene l’Isee?

L’Isee si compone di due parti: la prima riflette la situazione reddituale ossia i flussi di denaro (come stipendi, pensioni, ecc.), la seconda invece il patrimonio (immobili, investimenti). 

Proprio alla luce di ciò, l’Isee contiene due elementi diversi:

  • l’indicatore della situazione reddituale;
  • l’indicatore della situazione patrimoniale.

L’indicatore della situazione reddituale (ISR) si determina con la somma dei redditi di ogni componente il nucleo familiare, al netto di spese e franchigie, dalla quale sono ulteriormente detratte le spese o le franchigie relative al nucleo familiare medesimo.

I redditi da considerare, per ciascun componente, si riferiscono al secondo anno solare precedente la presentazione della Dus e sono elencati dall’art. 4 co. 2 del DPCM 159/2013. A titolo di esempio: reddito complessivo Irpef; redditi esenti o sottoposti a imposta sostitutiva o ritenuta d’acconto a titolo di imposta; assegni per il mantenimento dei figli; trattamenti previdenziali e assistenziali esenti da Irpef; ecc.

Dal reddito di ogni singolo componente del nucleo familiare devono essere sottratti fino a concorrenza le spese di cui all’art. 4 co. 3 del DPCM 159/2013 (assegni versati per il mantenimento del coniuge e dei figli; redditi agrari degli imprenditori agricoli; ecc..).

Dalla somma dei redditi dei componenti il nucleo, al netto delle predette somme, si sottraggono fino a concorrenza le spese o franchigie riferite al nucleo familiare, di cui all’art. 3 co. 4 del DPCM 159/2013 (ad es., il canone di locazione).

L’indicatore della situazione patrimoniale è costituito dalla somma, per ciascun componente del nucleo familiare:

  • del valore del patrimonio immobiliare;
  • del patrimonio mobiliare
  • detenuto al 31 dicembre del secondo anno precedente la presentazione della Dsu.

Patrimonio immobiliare

Il patrimonio immobiliare è costituito dal valore, definito secondo le regole previste per il calcolo dell’Imu (anche in caso di esenzione), dei fabbricati, delle aree fabbricabili e dei terreni (anche esteri) intestati a persone fisiche non imprenditori, al netto del mutuo residuo risultante al 31 dicembre del secondo anno precedente la presentazione della Dsu.

Il valore della casa di proprietà al netto del mutuo non rileva ai fini del patrimonio immobiliare se risulta inferiore a 52.500 euro (soglia incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al secondo).

La parte eccedente tale valore viene considerata in misura pari a 2/3.

Patrimonio mobiliare

Il patrimonio mobiliare è determinato da componenti, anche detenute all’estero, quali ad esempio:

  • conti correnti bancari e postali;
  • depositi bancari;
  • titoli di Stato ed equiparati, obbligazioni, certificati di deposito e credito, buoni fruttiferi;
  • azioni o quote di organismi di investimento collettivo di risparmio italiani o esteri;
  • partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate in mercati regolamentati.

Dal complessivo valore del patrimonio mobiliare – quindi anche ad esempio dal conto corrente – si detrae una franchigia di 6.000 euro, aumentata di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di 10.000 euro. Tale soglia è incrementata di 1.000 euro per ogni figlio componente il nucleo familiare successivo al secondo.

Quali tipi di conto corrente inserire nell’Isee?

Nell’Isee vanno inseriti tutti i conti correnti, anche quelli su PayPal, detenuti da tutti i componenti del nucleo familiare per come sopra indicato. Quindi, sarà bene che ciascuno di tali soggetti sia onesto nel comunicare, a colui che effettua la Dsu, la disponibilità di somme, anche se detenute in banche estere. Diversamente, il dichiarante potrà rischiare una incriminazione penale per il reato di truffa ai danni dell’Inps.

I conti correnti cointestati vanno inserirti solo per metà, ossia in misura pari al 50%.

Nell’Isee bisogna indicare anche il conto corrente pignorato a meno che, nel frattempo, non sia già intervenuto l’ordine del giudice che abbia assegnato le somme pignorate al creditore procedente. Nel caso di pignoramento da parte di Agenzia Entrate Riscossione, l’acquisizione delle somme scatta in automatico dopo 60 giorni dal pignoramento, senza bisogno di ordine del giudice. 

Come si calcola la giacenza media?

Nell’Isee non va indicato il saldo del conto corrente ma la cosiddetta giacenza media calcolata sulla base dell’anno solare. E ciò al fine di evitare che, prima di richiedere l’Isee, si possa effettuare un sostanzioso prelievo o un bonifico verso il conto di un familiare, per far scendere l’indicatore di ricchezza.

La giacenza media annua è la media degli importi a credito del correntista nell’arco dell’anno (o di un periodo inferiore, da ragguagliare su base annua).

Il calcolo della giacenza media viene effettuato dividendo la somma delle giacenze giornaliere per 365, o per 366 in caso di anno bisestile, anche se il conto non è stato aperto per l’intero anno.

Come sottrarre i soldi in banca dall’Isee

Per sottrarre i soldi in banca dall’Isee c’è chi li deposita in cassette di sicurezza oppure li versa in un assegno circolare (poiché in tal modo sfuggono al controllo) intestato a se stesso o a un familiare, per poi ritirarlo dopo tre anni. Sul punto leggi Come fare per abbassare Isee.

Quanto incidono i soldi in banca sull’Isee?

I soldi in banca incidono sull’Isee. Su questo non ci piove. Ed è chiaro quindi che chi ha un conto corrente pieno di denaro difficilmente potrà ottenere prestazioni socio-assistenziali. 

È anche vero però che più del deposito in banca conta il reddito, quello percepito. E ciò perché potrebbe ben essere che una persona povera abbia risparmiato molto nel corso degli anni e, pur a fronte di uno stipendio o una pensione minima, si trovi con un conto corposo; così come potrebbe essere, dal lato opposto, che una persona ricca sia solita spendere più di quanto guadagna e quindi si trovi un conto corrente vuoto o in rosso. Ecco perché il conto corrente pesa sull’Isee ma in minima parte: ciò che più conta sono i redditi dichiarati ai fini Irpef, quelli ad esempio da lavoro autonomo, lavoro dipendente, lavoro professionale, lavoro imprenditoriale e così via. 

In particolare, l’intero patrimonio mobiliare, tra cui quindi è compreso il conto corrente, incide sull’Isee in una misura pari al 20% mentre il restante 80% è costituito dai redditi Irpef. 

Ricordiamo, in ogni caso, come detto sopra, che sul valore del patrimonio mobiliare bisogna detrarre 6.000 euro a titolo di franchigia. La franchigia aumenta di 2.000 euro per ogni componente del nucleo familiare e di mille euro per ogni figlio successivo al secondo, sino a un tetto massimo di diecimila euro.

Questo significa che una persona con un coniuge a carico avrà una franchigia di 8.000 euro. Una persona con coniuge e un figlio avrà una franchigia di 10.000 euro (2.000 x2). 

Come abbassare l’Isee: spostare la residenza

Come anticipato in apertura, l’Isee si calcola non per singola persona, ma per il nucleo familiare costituito da tutti i componenti della famiglia anagrafica: persone che coabitano e hanno la stessa residenza, legate da vincolo di matrimonio, di parentela, di affinità, di tutela, di adozione o affettivo.  

Pertanto, per abbassare l’Isee è possibile spostare la propria residenza e uscire dal nucleo familiare di origine. La sola residenza non basta: è necessario anche non essere considerati ancora “fiscalmente a carico” dei genitori.

Quindi, ad esempio, una figlia che decide di andare a vivere da sola, ma che è ancora a carico del padre ai fini delle detrazioni fiscali, non può avere un proprio Isee; se invece, oltre a spostare la residenza, cessa di essere a carico del genitore, potrà avere un proprio Isee, verosimilmente più basso di quello della famiglia di origine.



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