Diritto e Fisco | Articoli

5 consigli per recuperare lo stipendio se il datore di lavoro non paga la busta

29 Settembre 2014
5 consigli per recuperare lo stipendio se il datore di lavoro non paga la busta

Diffida, tentativo di conciliazione alla Direzione territoriale del lavoro, negoziazione assistita, ricorso per decreto ingiuntivo o causa?

Sono pochi gli imprenditori che antepongono, ai loro interessi, i diritti dei lavoratori: così, appena qualcosa va male, i primi a fare i conti con la crisi dell’azienda sono proprio gli stipendi. Che puntualmente vengono sospesi, ridotti, non pagati.

Che fare, allora, in questi casi? In molti si rivolgono, in prima battuta, al sindacato. E, purtroppo, neanche in questo caso riescono ad ottenere sempre giustizia. Così non resta che rivolgersi all’avvocato. Ma, nella sua posizione di sostanziale inferiorità psicologica, il dipendente cerca sempre – almeno in prima battuta – soluzioni non conflittuali, per poi ricorrere al giudice quando proprio ha tentato tutte le carte. Cosa, allora, potrebbe consigliarvi il vostro legale di fiducia, in un primo colloquio, per recuperare lo stipendio non pagato? Ve lo diciamo in questo articolo che, ovviamente, non potendo considerare le particolarità di ogni singolo caso, va valutato come un suggerimento di massima.

La diffida

Di sicuro, un atteggiamento inizialmente collaborativo può essere una scelta vincente, specie con gli imprenditori che soffrono davvero una momentanea crisi di liquidità. È, quindi, consigliabile procedere con gradualità anche nell’utilizzo degli strumenti di “aggressione”: progredendo dal più soft fino a giungere a quelli più conflittuali.

Il primo gradino, in questa escalation, è quello della comune lettera di sollecito (anche detta “messa in mora” o “diffida”) che serve anche a interrompere i termini della prescrizione. La lettera può essere redatta dal lavoratore stesso o dal suo avvocato. In quest’ultimo caso, però, affinché valga come atto interruttivo della prescrizione, va sottoscritta sia dal legale che dal cliente.

Per quanto il datore sa bene a quanto ammonta il suo debito è sempre meglio quantificare con esattezza l’importo dovuto, quanto meno indicando le mensilità e gli altri emolumenti che non sono stati pagati.

Se poi il conteggio è complesso, e include anche rivendicazioni di straordinari e permessi non retribuiti, meglio farsi redigere un conteggio analitico da un consulente del lavoro (documento che, eventualmente, potrà anche essere allegato alla lettera di diffida). Il consulente del lavoro – che non è un coadiutore dell’avvocato – andrà pagato separatamente. È consigliabile farsi rilasciare un preventivo scritto, tanto dal legale, quanto dagli altri consulenti. In ogni caso, per entrambe le prestazioni si può ricorrere anche ai servizi online del nostro portale.

La conciliazione alla Direzione Territoriale del Lavoro

La Direzione Territoriale del Lavoro è un organo che si trova in tutte le province (ha infatti sostituito la vecchia DPL, Direzione Provinciale del Lavoro). Tra i suoi compiti vi è quello di svolgere dei tentativi di conciliazione tra lavoratori e datore di lavoro (tentativi che, una volta, dovevano essere esperiti obbligatoriamente prima di fare la causa in tribunale; oggi invece sono liberi e volontari).

Il tentativo di conciliazione, che si svolge davanti a un rappresentante dei lavoratori e uno dell’azienda, con un presidente della commissione, è gratuito e relativamente breve (tutto si svolge in una udienza o al massimo due). A seconda del carico di lavoro dell’ufficio, la convocazione delle parti viene effettuata a distanza di poche settimane dalla richiesta.

Il tentativo di conciliazione può essere richiesto dal lavoratore stesso (presentandosi alla DTL e presentando domanda scritta) o dal suo legale. La DTL comunicherà poi alle parti la data dell’incontro. In tale sede, il mancato raggiungimento dell’accordo non ha alcuna ripercussione né sanzione per entrambe le parti. Al contrario, il verbale di accordo diventa titolo esecutivo e consente al lavoratore – in caso di inadempimento del datore – di andare direttamente dall’ufficiale giudiziario per il pignoramento (previa notifica dell’atto di precetto). Ma per questo è necessario comunque valersi di un avvocato che spiegherà meglio la procedura.

La negoziazione assistita

Lo strumento è stato appena inserito dalla nuova riforma della giustizia e postula la presenza degli avvocati di entrambe le parti. Anch’esso è un sistema di risoluzione stragiudiziale della controversia, che mira a tentare un accordo bonario tra le parti.

Ad oggi si è ancora in fase sperimentale, essendo tale istituto entrato in vigore da poco. Non è ancora possibile, quindi, tracciare una linea di quelli che saranno i risultati che la negoziazione sarà in grado di realizzare. Intanto, per un approfondimento pratico vi rinviamo a:

Lavoro: negoziazione assistita anche per le conciliazioni tra datore e dipendente

– Negoziazione assistita sulle cause di lavoro: quali effetti?

Negoziazione assistita obbligatoria anche per cause di lavoro

Il tentativo di conciliazione monocratico

Sempre presso la DTL il lavoratore può chiedere l’intervento di un ispettore che verifichi se il datore è in regola con le norme lavoristiche e contributive. Come lo strumento della conciliazione appena visto, anche questo è volontario, facoltativo e può essere azionato direttamente dal dipendente senza bisogno di avvocati (basta presentarsi agli uffici ed effettuare la dichiarazione all’ispettore di turno). Ma, a differenza dell’altro tentativo di conciliazione in DTL, qui, se non si raggiunge l’accordo, scatta una verifica presso la sede del datore per accertare (con acquisizione di documentazione e testimonianze) se il rapporto di impiego si è svolto correttamente o meno. E, in quest’ultimo caso, vengono irrogate all’azienda sanzioni particolarmente pesanti.

Ecco perché tale strumento va utilizzato solo quando sono falliti i tentativi di un accordo bonario. E questo perché, una volta avviato il procedimento, il datore di lavoro potrebbe subirne conseguenze particolarmente gravi e onerose. Conseguenze che, spesso, privano l’azienda della liquidità necessaria per venire incontro alle richieste di pagamento dello stesso interessato.

Il ricorso in tribunale

Che il vostro avvocato vi consigli un ricorso per decreto ingiuntivo o una causa ordinaria, di fatto la carta del tribunale è sicuramente l’ultima da scartare: sia per i tempi che comporta (non certo meno di tre anni, mentre gli altri procedimenti si consumano nel giro di qualche mese), sia per i costi (tutte le altre carte sono gratuite, salvo la negoziazione assistita), sia soprattutto per la forte conflittualità che si crea tra le parti in causa, costrette a tutto pur di vincere (spietata, in particolare, è la ricerca del testimone chiave). Insomma: in tribunale è facile che il rapporto si deteriori in modo irrecuperabile.

Tuttavia, se l’azienda è a rischio insolvenza e, quindi, in odor di fallimento, forse è meglio non aspettare e procedere subito con la via giudiziale: intanto perché vi procurereste subito un titolo da spendere poi, in caso di fallimento, innanzi al giudice delegato e ottenere più velocemente il pagamento; ma soprattutto perché aspettare non servirebbe a nulla.

A tal fine rinviamo ad alcune nostre guide sul fallimento del datore di lavoro: “Che succede se il datore di lavoro fallisce: il privilegio del lavoratore”. Se poi il vostro problema è il recupero del TFR, non c’è nulla da temere: vi assiste il fondo di garanzia dell’Inps (leggi: “Fondo di garanzia Inps: come ottenere il pagamento del TFR”).

Se vi mancano le prove del credito; se non vi è stato mai fatto firmare un contratto scritto; se non vi sono state consegnate le buste paga o, al contrario, il datore ve le ha fatte firmare nonostante non vi abbia pagato quanto in esse riportato: allora troverete tutte le risposte in questo articolo: “Se il datore non ti versa lo stipendio: 9 cose che devi sapere”.


note

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Salve, avrei un dubbio su come sta agendo il mio avvocato (sindacalista) in merito ad un verbale di accordo, è normale che una volta che il dipendente riceve il verbale di accordo, l’avvocato lo vuole visionare e prima di procedere ha bisogno dell’OK da parte della DPL, è normale che dopo 3 settimane ancora non ha ricevuto questo ok da parte della DPL, tre settimane non sono troppe? Secondo voi sta agendo in buona fede. Grazie Pippo

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube