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Incidente stradale senza testimoni: come fare?

15 Maggio 2022
Incidente stradale senza testimoni: come fare?

A chi viene data la responsabilità in un sinistro stradale se non ci sono testimoni e non viene firmato il Cid? Ecco i metodi per ricostruire la colpa nello scontro o nel tamponamento. 

Come si stabilisce la responsabilità in un incidente stradale se non ci sono testimoni? Di certo, non si può pensare che una persona debba rinunciare ai propri diritti solo perché è stata urtata in un luogo isolato o perché nessuno dei presenti è disposto a testimoniare ciò che ha visto e, nello stesso tempo, l’altro automobilista non vuole firmare il Cid. La legge offre una serie di meccanismi – che potremmo chiamare “suppletivi” – rivolti a individuare la responsabilità nel sinistro stradale quando non ci sono prove evidenti e schiaccianti come, magari, quella di un trasportato o di un passante. Ecco allora come fare in un incidente stradale senza testimoni.

Le presunzioni, ossia gli indizi

A volte, i processi si possono vincere anche senza prove dirette del fatto illecito (come potrebbe essere, ad esempio, il testimone che veda un’auto attraversare l’incrocio con il semaforo rosso o un autovelox che scatti una foto ad un’auto in eccesso di velocità). 

A volte bastano le cosiddette “presunzioni”, che in linguaggio comune potremmo chiamare “indizi”. E sempre per rifarci ai detti popolari, «tanti indizi fanno una prova». Difatti, nel processo civile, in presenza di più presunzioni, che siano gravi, precise e tra loro concordanti, il giudice può trarne un elemento di prova per individuare la responsabilità nell’incidente stradale senza testimoni.

Quali possono essere questi indizi? Ad esempio, un eccesso di velocità si può desumere dalle tracce degli pneumatici lasciate sulla strada a causa di una brusca frenata o dall’entità delle ammaccature sull’altra auto. 

Allo stesso modo, il punto d’urto tra i due veicoli ci rivela molte cose. Si pensi a un conducente che accusi un altro di essergli andato addosso quando questi aveva già attraversato l’incrocio: le sue affermazioni saranno confermate se la sua auto è stata urtata nella parte centrale o finale, il che evidenzierebbe che l’altra parte del mezzo era già in una posizione avanzata. Sarebbero invece contraddette se il punto d’urto è, ad esempio, il paraurti anteriore. 

Le presunzioni vengono analizzate da tecnici nominati dalle assicurazioni – i cosiddetti periti o fiduciari – esperti in ricostruzioni “a posteriori” degli incidenti stradali. E se le parti dovessero finire in causa, tale compito sarà affidato dal giudice a un consulente tecnico d’ufficio (il cosiddetto Ctu).

La segnaletica stradale

Un secondo elemento da cui si può evincere la responsabilità dell’incidente è la segnaletica orizzontale (ossia le strisce disegnate sull’asfalto) o verticale (i classici cartelli posizionati sui pali ai margini della strada). 

Può succedere, ad esempio, che un cartello stradale vieti di superare o che la linea di mezzeria sia continua e ne vieti pertanto l’attraversamento. In tali casi, l’auto che abbia anche solo una ruota dall’altra parte della corsia sarà multata e non potrà chiedere di essere risarcita. 

La ricostruzione contenuta nel verbale della polizia

Quando l’incidente ha feriti, è obbligo dei conducenti attendere l’arrivo della polizia (che a sua volta sarà quindi tenuta a intervenire). 

Gli agenti dovranno redigere un verbale nel quale tenteranno di ricostruire l’incidente, la dinamica e le relative responsabilità. Lo faranno sulla base di tutti i segni e disegni dei luoghi, compreso l’esatto punto ove le auto si trovavano al momento dello scontro. Leggi sul punto Incidente per mancata precedenza.

Già questo, a volte, è sufficiente a dire chi ha torto e chi ha ragione. Ma quand’anche non basti, le assicurazioni potranno completare il quadro anche con i propri fiduciari.

Ecco perché è sempre bene, dopo un incidente stradale, chiamare la polizia municipale, la polizia stradale o i carabinieri. In assenza di danni a persone, è più difficile ottenere un loro intervento, ma sarà comunque opportuno fare un tentativo.

I filmati di dashcam e scatola nera

Alcuni automobilisti montano sulle proprie auto delle piccole telecamere, le dashcam, con il proposito di precostituirsi una prova in caso di incidente stradale. In realtà, queste non sono regolate dalla legge e se anche i relativi filmati possono certo essere introdotti in un processo e costituire elementi di convincimento per il giudice sono soggette alla «libera interpretazione del giudice», che potrà anche non tenerne conto se ne ha valide ragioni.

Al contrario, sono state oggetto di un’apposita normativa le scatole nere montate sulle auto dalle assicurazioni (la cui presenza peraltro contribuisce a ridurre il premio della polizza Rc-auto). Le risultanze delle scatole nere vincolano il giudice a tenerne conto e, alla fine, hanno un grosso peso nella ricostruzione della dinamica del sinistro. 

Testimoni successivi, prima non indicati

Inutile farsi prendere dalla tentazione di contattare dei testimoni che, in un primo momento, non erano stati indicati né all’assicurazione né alla polizia. La legge stabilisce che il nome dei testimoni debba essere indicato subito nel Cid, nel verbale delle forze dell’ordine o nella denuncia di sinistro presentata alla propria assicurazione. Se ciò non verrà fatto, non sarà possibile avvalersi delle dichiarazioni dei presenti come testimoni in un’eventuale causa.

L’assicurazione avvertirà il conducente entro 60 giorni dalla data in cui ha ricevuto la denuncia del sinistro di indicare eventuali testimoni, se l’assicurato non l’avesse fatto. Nei successivi 60 giorni dalla data in cui ha ricevuto la comunicazione, il conducente dovrà rispondere a quest’ultimo appello. Dopodiché, la sua diventerà una richiesta di risarcimento danni senza testimoni.

Tuttavia, questa regola ha qualche eccezione. Si tratta dei casi in cui:

  • è impossibile identificare il testimone nell’immediato (ad esempio perché sprovvisto di documenti o perché rintracciabile solo in un secondo momento);
  • il testimone è già stato identificato sul luogo dalle forze dell’ordine e, quindi, le sue generalità sono riportate sul verbale dell’incidente;
  • il sinistro ha causato danni anche alle persone.

La presunzione di pari responsabilità

Quand’anche tutti questi elementi non siano sufficienti a stabilire la responsabilità nell’incidente stradale, chi otterrà il risarcimento? L’articolo 2054 del Codice civile stabilisce la regola del concorso di colpa: in pratica, tutte le volte in cui nessuno degli automobilisti riesce a fornire la prova certa dell’altrui responsabilità, l’assicurazione ripartisce la colpa tra i due in misura pari al 50%. In pratica, il risarcimento verrà riconosciuto a entrambi i conducenti ma in misura dimezzata. 

Nessuno degli assicurati subirà un aumento della classe di merito, la quale scatta solo in presenza di una colpa pari o superiore al 51%.

È bene sapere, però, che chi chiede il risarcimento del danno ha il cosiddetto onere della prova ossia è tenuto a dimostrare di essere esente da colpe. E ciò avviene fornendo due prove:

  • quella dell’altrui violazione del Codice della strada;
  • quella di aver fatto di tutto per evitare il sinistro. 

Difatti, ciascun automobilista non può limitarsi a rispettare le regole imposte dalla segnaletica e dal codice stradale, ma deve adottare un comportamento prudente che gli consenta di prevedere ed evitare anche le altrui imprudenze. 

La responsabilità nel tamponamento

La regola della presunzione di responsabilità non opera però in caso di tamponamento, ossia quando un’auto va a urtare la parte posteriore di un’altra. In questo caso, è chi tampona che deve dimostrare di aver rispettato tutte le cautele – compresa, laddove prevista, la distanza di sicurezza – per evitare lo scontro. In assenza di tale prova, il tamponato ottiene il 100% del risarcimento e quindi viene ritenuto non responsabile per l’incidente. 



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