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Chiedere a Equitalia l’annullamento dell’ipoteca gratis: difesa del contribuente

29 Settembre 2014
Chiedere a Equitalia l’annullamento dell’ipoteca gratis: difesa del contribuente

Annullamento della cartella esattoriale e dell’ipoteca in tempi brevi, senza costi, ma soprattutto senza passare da tribunali e avvocati.

 

Ieri abbiamo visto la dirompente e recentissima sentenza della Cassazione che annulla tutte le procedure di espropriazione forzata avviate da Equitalia in questi anni sulla prima casa. E ciò perché il famoso decreto del Fare, che ha reso impignorabile la dimora di residenza, è retroattivo (per approfondimenti leggi: “Prima casa: no al pignoramento di Equitalia con effetto retroattivo“.

Annullare l’esecuzione forzata, però, non vuol dire annullare l’ipoteca o la cartella esattoriale. Il debito, infatti, continua a esistere. A meno che non ci siano altri motivi di vizio (che qui esamineremo).

Equitalia deve infatti rispettare regole ben precise prima e durante la procedura di iscrizione di ipoteca. Pertanto, se il procedimento risulta viziato per l’inosservanza delle norme e delle regole generali previste a favore del contribuente, quest’ultimo può fare valere le proprie ragioni nelle sedi competenti.

Ma prima di finire in Tribunale, esiste uno strumento sconosciuto alla gran parte dei contribuenti e che consente loro di chiedere l’annullamento dell’ipoteca senza dover iniziare un processo e, soprattutto, senza sostenere costi per il pagamento di contributo unificato o per le spese legali.

Si tratta dell’istanza di sospensione cui può conseguire addirittura l’annullamento della cartella esattoriale e, quindi, anche della correlata ipoteca [1].

L’Istanza di sospensione è stata prevista dalla Legge di Stabilità 2013 per tutti quei casi in cui il concessionario della riscossione iscriva erroneamente a ruolo un importo invece non dovuto dal contribuente (per es. importi prescritti o per debiti già pagati).

Prima di tale legge, il contribuente che riceveva una comunicazione di iscrizione di ipoteca illegittima poteva decidere di proporre istanza di autotutela all’ente impositore oppure proporre ricorso al tribunale, ma entrambe le scelte non lo ponevano al riparo da eventuali procedure esecutive, almeno fino all’emanazione del provvedimento di sospensione amministrativa dell’ente impositore o dell’ordinanza cautelare da parte del giudice.

Invece, con la riforma del 2013, il contribuente destinatario del primo atto di riscossione (per es. la cartella di pagamento di Equitalia) o di atti cautelari (come per es. il preavviso di ipoteca o di fermo auto) può presentare una dichiarazione al concessionario provocando l’immediata sospensione della procedura di riscossione.

Tale dichiarazione, redatta sul modello predisposto da Equitalia, deve essere presentata al concessionario (anche tramite posta elettronica semplice o certificata o fax) entro il termine perentorio di 90 giorni dalla notifica dell’atto viziato e deve contenere l’indicazione delle somme, in tutto o in parte, erroneamente iscritte a ruolo, nonché la motivazione dell’istanza di annullamento.

I motivi per cui si può chiedere la sospensione e successivo annullamento sono predefiniti dalla legge:

1. prescrizione o decadenza del diritto di credito del fisco, intervenuta in data anteriore a quella in cui il ruolo è stato reso esecutivo;

2. un provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;

3. una sospensione amministrativa comunque concessa dall’ente creditore;

4. una sospensione concessa dal giudice oppure una sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emessa in un giudizio in cui il concessionario non ha preso parte;

5. un pagamento effettuato in data anteriore alla formazione del ruolo stesso, in favore dell’ente creditore;

6. qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito sotteso.

L’ultima ipotesi è così generica da rendere priva di significato l’intera elencazione delle altre motivazioni, che così appare giustamente tutt’altro che tassativa, permettendo al contribuente di presentare tale istanza per qualsiasi vizio formale o sostanziale dell’atto che sarebbe rilevato in un eventuale ricorso innanzi all’autorità giudiziaria.

Ricordate che la richiesta deve contenere, oltre all’indicazione degli atti di riscossione oggetto dell’istanza e la motivazione per la quale si chiede l’annullamento, anche l’allegazione dei documenti a supporto dell’istanza.

Per evitare che l’istanza venga presentata solo per prendere tempo, sono previste sanzioni penali in caso di false dichiarazioni o produzioni mendaci.

Dopo la presentazione della dichiarazione, nei successivi 10 giorni il concessionario deve trasmettere l’istanza, con i relativi allegati, all’ente impositore (per es. l’Inps, l’Agenzia delle Entrate, ecc.) al fine di ottenere conferma delle ragioni esposte dal contribuente e la trasmissione del relativo atto di sospensione o sgravio.

A sua volta, l’ente impositore, trascorsi 60 giorni ed entro 220 giorni dalla trasmissione di cui al punto precedente, qualora ritenga fondata l’istanza di annullamento, conferma al contribuente, con raccomandata a.r., o tramite pec, la fondatezza delle ragioni addotte e, nel medesimo termine, trasmette al concessionario il provvedimento di sospensione o di sgravio. Quindi, se l’istanza viene accolta se ne dà comunicazione sia all’interessato che ad Equitalia.

Viceversa, nel caso in cui le ragioni addotte dal contribuente non vengano accolte, l’ente impositore comunica al contribuente ed ad Equitalia l’inidoneità della documentazione e dispone la ripresa dell’attività di riscossione.

In tal caso, se nel frattempo il ricorrente non aveva impugnato l’atto notificatogli non gli rimane che pagare il debito ingiunto. Inoltre si presume che tale atto di rigetto, in quanto contenente una pretesa fiscale ben definita, può essere oggetto di impugnazione dinanzi al giudice.

Equitalia ha precisato che all’agente della riscossione spetta solo il vaglio della corretta compilazione dell’autodichiarazione nonché la presenza degli allegati, mentre la fondatezza dell’istanza deve essere valutata dall’ente impositore.

Nel caso in cui l’ente impositore non fornisca alcun riscontro (positivo o negativo) al contribuente e al concessionario, entro 220 giorni dalla presentazione della dichiarazione del contribuente, le somme iscritte a ruolo sono annullate di diritto. Verrà pertanto annullata anche l’ipoteca. Si tratta quindi di un’ipotesi di silenzio assenso.

note

[1] Legge n. 228/2012: legge di Stabilità 2013.

Autore immagine: 123rf com


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