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Revoca invalidità Inps: come ricorrere?

10 Maggio 2022 | Autore:
Revoca invalidità Inps: come ricorrere?

C’è l’obbligo di accertamento tecnico preventivo per avviare la causa, ma dopo la revoca del beneficio non occorre presentare una nuova domanda amministrativa.

Fino a qualche tempo fa, ricevevi una pensione di invalidità con assegno di accompagnamento, ma recentemente questi benefici ti sono stati tolti: l’Inps ha svolto delle verifiche e ha ritenuto che non ne avevi più diritto. Il provvedimento ti è stato notificato con una lettera raccomandata. Cosa puoi fare in questi casi per opporti? In caso di revoca di invalidità Inps, come ricorrere? La procedura per contestare le decisioni dell’Istituto previdenziale prevede un preciso iter da seguire, che ora ti esponiamo in dettaglio.

Revoca invalidità Inps: condizioni per il ricorso al giudice

La legge [1] dispone che in tutte le controversie di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, pensione di inabilità e assegno di invalidità, per poter proporre la domanda giudiziale è obbligatorio espletare un accertamento tecnico preventivo (Atp).

L’accertamento tecnico preventivo è una sorta di perizia medica anticipata; viene svolta prima della causa da un consulente tecnico d’ufficio (Ctu) incaricato dal giudice, e – spiega la norma – serve alla «verifica preventiva delle condizioni sanitarie che legittimano la pretesa fatta valere». Di solito, il Ctu è un medico che esamina la documentazione comprovante l’invalidità asserita e, se occorre, sottopone a visita l’interessato; in base ai risultati, formula il suo giudizio medico-legale e stabilisce se l’invalidità sussiste o meno.

Il caso tipico di ricorso giurisdizionale è quello proposto contro il verbale della commissione medica che, compiuti gli accertamenti, non ha riconosciuto l’invalidità, o ha respinto quella precedentemente concessa; il ricorso va proposto al tribunale competente per territorio entro 6 mesi dalla notifica del provvedimento (oltre questo termine, si decade dall’impugnazione e bisogna presentare una nuova domanda amministrativa all’Inps per il riconoscimento del diritto) e, come abbiamo detto, deve essere preceduto dall’accertamento tecnico preventivo.

Accertamento tecnico preventivo: esiti

L’obiettivo della legge che nel 2011 ha introdotto la riforma [2] che ha reso obbligatorio l’Atp è quello di definire il contenzioso contro l’Inps in tempi più rapidi, evitando lunghe cause giudiziarie grazie ai risultati ottenuti con questa speciale forma di consulenza medico-legale: l’esito potrebbe accertare l’invalidità oppure disconoscerla, e già in quel momento si può capire tra i due contendenti, ossia il cittadino e l’Inps, chi verosimilmente ha torto e chi, invece, ha ragione.

La domanda giudiziale di accertamento dell’invalidità o di ricorso contro la sua revoca, se non è preceduta dall’accertamento tecnico-preventivo, viene qualificata, tecnicamente, come  «improcedibile»: significa che il giudice non può deciderla ed, anzi, non appena rileva la mancanza dell’Atp (d’ufficio o su eccezione di controparte) deve bloccare la causa intimando un termine alla parte ricorrente per compiere questo essenziale adempimento.

All’esito dell’accertamento tecnico preventivo, il giudice fissa un termine non superiore a 30 giorni, entro il quale le parti devono dichiarare se intendono contestare le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio oppure accettarle. Se non c’è contestazione, il giudice fa proprie le risultanze probatorie indicate nella relazione del Ctu, e le recepisce in un decreto inappellabile; altrimenti la causa prosegue fino a sentenza, per l’accertamento del diritto alle prestazioni connesse all’invalidità.

Il ricorso amministrativo

Contro la revoca dell’invalidità e delle altre prestazioni che abbiamo descritto al paragrafo precedente è anche possibile proporre ricorso amministrativo: si tratta di una procedura distinta e separata rispetto a quella giudiziaria.

Il ricorso amministrativo è ammesso esclusivamente contro i provvedimenti di rigetto, o di revoca, dei benefici economici che riguardano i requisiti di carattere amministrativo contemplati nella procedura di concessione del beneficio, come il reddito, la cittadinanza e la residenza del richiedente. Se si contestano i requisiti sanitari, invece (ad esempio, se l’Inps non ha riconosciuto una determinata patologia, o malattia invalidante), bisogna sempre proporre il ricorso per via giudiziaria.

La domanda di ricorso amministrativo può essere presentata online sul sito dell’Inps, direttamente dall’interessato o tramite gli Enti di patronato. L’Inps deve emanare il provvedimento di accoglimento o di rigetto entro 30 giorni dalla ricezione del ricorso.

Dopo la revoca serve una nuova domanda amministrativa?

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite [1] ha affermato che, a seguito della revoca della prestazione assistenziale da parte dell’Inps, l’interessato può rivolgersi direttamente al giudice per tutelare i suoi diritti, senza necessità di dover presentare una nuova domanda amministrativa di accertamento dell’invalidità all’Istituto. La nuova pronuncia della Suprema Corte segna un’inversione di rotta della giurisprudenza, che finora richiedeva la previa presentazione della domanda all’Inps prima di poter adire l’Autorità giudiziaria.

In sostanza, d’ora in poi non è necessario ricominciare tutto da capo, ma è possibile ricorrere direttamente in via giudiziaria contro il provvedimento dell’Inps che ha stabilito la revoca della prestazione precedentemente concessa. I giudici di piazza Cavour osservano che, quando l’assicurato deduce di aver mantenuto il possesso dei requisiti per beneficiare della prestazione, richiedere un nuovo accertamento amministrativo da parte dell’Inps significherebbe duplicare inutilmente un’azione già compiuta in precedenza, cioè quando la prestazione in seguito revocata era stata riconosciuta; e questo creerebbe lungaggini ed ostacoli al diritto di difesa dell’interessato.

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note

[1] Art. 445 bis Cod. proc. civ.

[2] Art. 38 D.L. n. 98/2011, conv. in L. n. 111/2011.

[3] Cass. S.U. sent. n. 14561 del 09.05.2022.


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