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Voto condomino in conflitto di interessi

15 Maggio 2022
Voto condomino in conflitto di interessi

Non esiste l’obbligo di astensione del condominio in conflitto: la delibera condominiale è annullabile solo in presenza di una serie di presupposti. 

Il problema del voto di un condomino in conflitto di interessi nell’ambito di una votazione in assemblea di condominio non è di facile e pronta soluzione. E ciò perché non esiste una normativa che stabilisca come comportarsi quando uno dei partecipanti possa avere un vantaggio personale all’approvazione della delibera. 

Possiamo già dire che il semplice fatto di avere un interesse particolare ad un esito piuttosto che a un altro della votazione non esclude di per sé – e non può escludere – l’invalidità della delibera. Se così fosse, nessuno potrebbe mai votare poiché è chiaro che ciascun condomino, in assemblea, esprime il proprio consenso proprio secondo quelli che sono i suoi specifici interessi, non necessariamente di natura economica. L’avere un vantaggio da un determinato risultato della delibera non può quindi costituire una valida giustificazione per impedire al condomino di votare. 

Cerchiamo allora di capire cosa succede in caso di voto di un condomino in conflitto di interessi e come si orienta, in tali ipotesi, la giurisprudenza.

Cos’è il conflitto di interessi?

Possiamo dire, con una certa approssimazione, che il conflitto di interessi è la situazione in cui si viene a trovare un soggetto che vanti, per conto proprio o di terzi (ad esempio il coniuge), un interesse contrapposto a quello del gruppo. In pratica, deve risultare che la volontà del singolo non sia semplicemente diversa da quella del gruppo, ma anche dannosa. Si pensi al caso di un condomino che proponga di effettuare determinati lavori sull’edificio, molto più costosi e meno convenienti di altri, solo perché il proprio coniuge possiede una ditta che esegue tale tipo di intervento e non quelli di natura diversa.

Voto condomino in conflitto di interessi: normativa

Dicevamo, in apertura, che non esiste alcuna norma, in materia di condominio, che disciplini l’ipotesi del voto in conflitto di interessi. 

A lungo ci si è richiamati alla disciplina prevista dal Codice civile in tema di società di capitali e, in particolare, all’articolo 2373 del Codice civile secondo il quale il condomino in conflitto deve astenersi dal votare; diversamente, la delibera è impugnabile. L’applicazione di tale norma però avrebbe determinato – proprio così come avviene, ad esempio, con le Srl – la modifica dei quorum dell’assemblee stessa. Ma la Cassazione, di recente, ha detto che, nell’ambito del condominio, il calcolo del quorum costitutivo e deliberativo, per come previsto dal Codice civile, è inderogabile. In pratica bisogna tenere conto che le maggioranze previste dal Codice civile per l’adozione che non possono mai “modificarsi in meno” (ossia prevedendo dei quorum più agevoli da raggiungere). Da nessuna norma si prevede che ai fini della costituzione dell’assemblea o delle deliberazioni, non si tenga conto di alcuni dei partecipanti al condominio e dei relativi millesimi.

Più in particolare, la Cassazione ha stabilito che «nelle assemblee condominiali, le maggioranze necessarie per il “quorum” costitutivo e deliberativo sono stabilite in misura inderogabile: per il loro calcolo non rileva la situazione di conflitto di interessi tra condomino e condominio. Al condomino in questa situazione viene riconosciuta la facoltà di astenersi o di esercitare il diritto di voto, salva l’opportunità, per gli altri condòmini, di ricorrere all’autorità giudiziaria in caso di impossibilità di funzionamento del collegio o di mancato raggiungimento della maggioranza. Il principio maggioritario all’interno del condominio risponde a logiche specifiche che rendono inapplicabili per analogia le norme dettate per i quorum assembleari delle società di capitali» [1].

Voto di condomino in conflitto di interessi: che succede?

Oggi, si ritiene che una delibera presa con la partecipazione di un condomino in conflitto di interessi può essere annullata con un ricorso al giudice da presentare entro 30 giorni. 

A tal fine però è necessario che sussistano una serie di condizioni per poter parlare di «conflitto di interessi». Eccole: 

  • vi deve essere un vantaggio personale per il singolo condomino che va in contrasto con l’interesse condominiale;
  • il voto del condomino in conflitto dev’essere stato determinante per l’assunzione della delibera; in altre parole, deve risultare che la delibera non sarebbe stata approvata se non ci fosse stato il voto del condomino in conflitto; quest’ultimo deve essere stato quindi l’«ago della bilancia» a determinare una soluzione piuttosto che un’altra. Pertanto, non si può chiedere l’annullamento della delibera se, comunque, questa sarebbe stata approvata con i voti degli altri condòmini;
  • il condominio deve aver subìto, o potenzialmente può subire, un danno. 

Conflitto di interessi: quando c’è un danno per il condominio?

Al riguardo dell’ultimo dei requisiti, quello del danno, la Cassazione [2] ha puntualizzato che «soltanto se risulti dimostrata una sicura divergenza tra l’interesse istituzionale del condominio e specifiche ragioni personali di determinati singoli partecipanti, i quali non si siano astenuti e abbiano, perciò, concorso con il loro voto a formare la maggioranza assembleare, la deliberazione approvata sarà invalida. L’invalidità della delibera discende, quindi, non solo dalla verifica del voto determinante dei condòmini aventi un interesse in conflitto con quello del condominio (e che, perciò, abbiano abusato del diritto di voto in assemblea), ma altresì dalla dannosità, sia pure soltanto potenziale, della stessa deliberazione. 

Il vizio della deliberazione approvata con il voto decisivo dei condòmini in conflitto ricorre, in particolare, quando la stessa sia diretta al soddisfacimento di interessi extracondominiali, oppure di esigenze lesive dell’interesse condominiale all’utilizzazione, al godimento e alla gestione delle parti comuni dell’edificio» [2]. 

Che succede se un condomino è in conflitto di interessi?

Non perché uno dei condomini vanti un vantaggio personale all’approvazione della delibera (o meno) questi è tenuto ad astenersi dalla votazione. Non esiste infatti un obbligo di astensione del condomino in conflitto di interessi. Come anticipato, la sua astensione è richiesta solo laddove l’interesse del singolo comporti un danno per il condominio. Ma anche laddove non si astenga, la delibera resta valida se il suo voto non è stato determinante.

Quando invece ricorrono tutte le condizioni appena viste, ossia:

  • situazione di conflitto di interessi;
  • voto determinante;
  • danno per il condominio;
  • mancata astensione del condomino;

allora la delibera condominiale può essere impugnata entro 30 giorni dalla sua approvazione (per gli astenuti e i dissenzienti) o dalla comunicazione del verbale da parte dell’amministratore (per gli assenti).

In ogni caso, qualora si finisca in tribunale, la valutazione del giudice sulla delibera condominiale deve pur sempre limitarsi al riscontro della legittimità di essa, e non può estendersi alla valutazione del merito, ossia all’opportunità della stessa. In altri termini, il magistrato non può stabilire cosa sia meglio o peggio per il condominio, ma può solo valutare se la legge, in termini di approvazione della delibera, è stata rispettata.


note

[1] Cassazione civile, sezione II, sentenza 28 settembre 2015, n. 19131.

[2] Cassazione civile, sezione sesta, sentenza 13 novembre 2020, n.25680

Autore immagine: depositphotos.com


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