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Ripensamento voto assemblea condominiale

10 Maggio 2022
Ripensamento voto assemblea condominiale

In condominio, è possibile cambiare idea a delibera già approvata e votare di nuovo sulla stessa questione?

Esiste la possibilità di un ripensamento del voto in assemblea condominiale? L’espressione «diritto di ripensamento» sorge insieme al codice del consumo che offre all’acquirente privato la possibilità di restituire, entro 14 giorni, la merce comprata fuori dai locali commerciali. 

Troviamo il ripensamento anche nel testamento (che può sempre essere sostituito e riscritto) oppure nella rinuncia all’eredità (che può essere revocata).

Al di là di tali situazioni, non è possibile esercitare il diritto di ripensamento nell’ambito dei rapporti giuridici, men che meno a seguito di una votazione che, per sua natura, è irrevocabile. Del resto, se non fosse così, l’amministratore di condominio non potrebbe adempiere all’obbligo, impostogli dall’articolo 1130 del Codice civile, di eseguire immediatamente le delibere assembleari, stante la possibilità di un ripensamento. 

Detto ciò, tuttavia, esistono alcune ipotesi in cui, seppur non si possa parlare di un vero e proprio diritto di ripensamento, l’assemblea di condominio può essere annullata e sostituita con un’altra. Ne parleremo in questo breve articolo. Ma procediamo con ordine.

Un condomino può revocare il proprio voto in assemblea?

Ipotizziamo il caso di un condomino che, dopo aver manifestato un determinato voto in assemblea, si renda successivamente conto della spesa che essa comporterà per lui. In tale ipotesi, non vi è possibilità di esercitare un ripensamento. Egli doveva infatti porsi nelle condizioni, prima ancora della votazione, di approfondire la questione all’ordine del giorno. Del resto, è proprio questo lo scopo che persegue la legge nell’imporre la notifica dell’avviso di convocazione almeno 5 giorni prima della delibera: dare modo ai condomini di meditare sull’oggetto della discussione in assemblea e assumere tutte le dovute informazioni, anche eventualmente chiedendo chiarimenti all’amministratore. 

Diversa è invece l’ipotesi in cui la votazione del condomino sia inficiata da un vizio contenuto nello stesso avviso di convocazione. Come noto, la legge impone all’amministratore di indicare, in modo preciso e puntuale, nella raccomandata da inviare a ciascun condomino, tutte le questioni all’ordine del giorno: se la descrizione è generica o non coincide con l’oggetto effettivo della votazione, la delibera può essere impugnata entro 30 giorni. Quindi, il condomino che voglia “ritirare” il proprio voto, assumendo di non essere stato informato adeguatamente per tempo, dovrà ricorrere al giudice per il tramite del proprio avvocato.

L’assemblea può revocare la propria delibera?

È comunque diritto dell’assemblea di condominio revocare una precedente delibera sostituendola con una diversa di segno opposto, pur sempre nel rispetto delle relative maggioranze imposte dalla legge. 

Ciò può succedere quando, ad esempio, l’amministratore si accorga di un vizio formale nella delibera (ad esempio mancata convocazione di uno dei condomini o difetto di quorum) e, per scongiurare un’eventuale impugnazione da parte di uno dei partecipanti al condominio, convochi di nuovo l’assemblea per votare nuovamente sulla stessa questione. In tal caso, la nuova delibera si sostituisce completamente alla vecchia che si deve ritenere revocata e priva di effetti.

Tale possibilità può essere esercitata anche dopo l’avvio di una causa da parte di uno dei condomini che appunto lamenti un vizio dell’originaria assemblea.

Leggi Revoca di una precedente delibera condominiale.

Un ultimo caso in cui è possibile cambiare idea e ri-votare è sfruttando l’articolo 66 delle disposizioni di attuazione al Codice civile a norma del quale l’amministratore è tenuto a convocare l’assemblea quando gliene facciano richiesta almeno due condòmini che rappresentino minimo un sesto dei millesimi. Questi potranno così chiedere che venga ridiscussa una questione su cui si è già votato. Nulla infatti limita il potere dell’assemblea di revocare le proprie stesse votazioni, purché venga rispettato sempre il principio maggioritario. 

Facciamo un esempio. Si pensi a un condominio costituito da 5 condomini: A, B, C, D ed E. In una prima votazione, vengono deliberati dei lavori straordinari con il consenso di A, B e C. Riconvocata però l’assemblea per decidere di revocare la precedente delibera, la questione viene questa volta approvata (sempre a maggioranza) con il voto di B, C ed E. Ecco quindi che, formatasi una diversa maggioranza, questa può sempre cancellare una precedente delibera e sostituirla con una nuova e di segno opposto. 



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