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Vendita casa con figli maggiorenni

11 Maggio 2022
Vendita casa con figli maggiorenni

Che succede se, dopo la separazione o il divorzio, il proprietario dell’immobile lo vende a un’altra persona: l’ex moglie e i figli devono andare via di casa?

In caso di separazione o divorzio, è possibile la vendita della casa con figli maggiorenni nonostante l’immobile sia stato assegnato all’ex coniuge con cui i figli stessi vivono (di norma, la moglie).

Il cambio di proprietà dell’immobile però non ha effetti sull’assegnazione dello stesso a determinate condizioni. Di tanto ci occuperemo nel seguente articolo.

Assegnazione della casa: si può vendere?

Chiariamo innanzitutto che l’assegnazione della casa coniugale all’ex coniuge avviene solo in presenza di figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non ancora autosufficienti. Questi avranno il diritto di abitazione all’interno dell’immobile, mentre la proprietà resta in capo al suo effettivo titolare che pertanto ne potrà disporre: la potrà quindi liberamente vendere o donare.

Fino a quando la casa resta all’ex coniuge?

L’assegnazione della casa all’ex coniuge permane fino a quando questi non decide di trasferirsi con i figli o fino a quando i figli stessi non vanno via di casa per avere una loro autonoma abitazione. Inoltre, l’assegnazione della casa cessa quando i figli raggiungono l’indipendenza economica o viene loro revocato il mantenimento per l’inerzia nella ricerca di una occupazione.

Se la casa appartiene ai figli, si può vendere?

I genitori hanno il diritto di usufrutto sui beni intestati al figlio minore. Ragion per cui se quest’ultimo è titolare di un immobile, il padre e la madre possono venderlo solo con il consenso del giudice tutelare e purché ciò avvenga nell’interesse del minore stesso.

Che succede se si vende la casa con i figli maggiorenni dentro?

Il genitore proprietario della casa coniugale la può vendere nonostante il diritto di abitazione spettante all’ex coniuge e ai figli conviventi. Tuttavia, se la sentenza di assegnazione della casa coniugale è stata trascritta nei pubblici registri prima della trascrizione della vendita, l’acquirente dovrà rispettare il diritto di abitazione fino al venir meno dei relativi presupposti. Pertanto, l’ex coniuge e i figli potranno rimanere nell’abitazione.

Ciò significa che i terzi a cui è nota l’esistenza dell’assegnazione, perché trascritta, devono attendere la revoca o la cessazione di tale provvedimento per poter entrare in possesso dell’immobile acquistato.

Se la casa è stata ipotecata prima della trascrizione della sentenza di assegnazione, prevale il creditore ipotecario e, quindi, l’immobile può ben essere messo all’asta e venduto, nonostante assegnato all’ex coniuge.

Se però l’assegnazione della casa coniugale è avvenuta a seguito di separazione consensuale tra coniugi senza figli minori o maggiorenni non autosufficienti, detta assegnazione non è opponibile né ai terzi acquirenti neanche se trascritta prima. L’opponibilità è infatti collegata al presupposto che il coniuge assegnatario sia anche affidatario dei figli. Diversamente, sarebbe fin troppo facile frodare le pretese dei creditori.

Se infine la sentenza di assegnazione della casa non è stata trascritta nei pubblici registri, detta assegnazione è opponibile all’acquirente solo per 9 anni dalla data della sentenza; al termine dei quali, il coniuge e i figli dovranno lasciare l’immobile all’acquirente.

Che succede se l’ex coniuge non vuole lasciare la casa?

Se il terzo che ha acquistato la proprietà dell’immobile oggetto di assegnazione vuole chiederne il rilascio, deve ricorrere a un’apposita azione di accertamento dell’insussistenza dei presupposti per l’occupazione dell’ex casa coniugale da parte del coniuge non proprietario o da parte dei figli divenuti economicamente autosufficienti.

Al proprietario dell’immobile spetta il pagamento di un’indennità di occupazione per il periodo successivo a quello del provvedimento con cui è stato accertato il venir meno dei presupposti per l’assegnazione.



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