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Quando è obbligatorio il mantenimento alla moglie?

11 Maggio 2022
Quando è obbligatorio il mantenimento alla moglie?

Separazione e divorzio: ecco quando l’uomo deve versare gli alimenti alla donna e quando invece può smettere.

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha spiegato che, anche laddove l’ex moglie abbia un lavoro che le garantisce l’autosufficienza economica, ha comunque diritto all’assegno di mantenimento se ha sacrificato le proprie prospettive di lavoro nei primi anni di matrimonio, occupandosi della famiglia e consentendo all’allora coniuge di dedicarsi anima e corpo alla professione. Questa pronuncia ci consente di fare il punto della situazione e di spiegare, ancora una volta, quando è obbligatorio il mantenimento alla moglie.

Cercheremo di rispondere alle domande più frequenti che si pongono su tale argomento.

Quando pagare il mantenimento all’ex moglie?

L’ex moglie ha diritto al mantenimento innanzitutto se il proprio reddito è più basso dell’ex marito.

Ma ciò non basta. La moglie deve anche dimostrare che tale disparità economica non dipende da propria colpa. Il che succede, ad esempio, quando la donna è ormai in età avanzata (ha superato i 40/45 anni) e, in passato, non ha mai lavorato per badare alla famiglia e ai figli. Oppure quando è in condizioni di salute precarie che non le consentono di lavorare. O infine quando, pur avendo dato prova di aver cercato un’occupazione, non è riuscita a trovarla; a tal fine, la prova potrà essere fornita con l’iscrizione alle liste di collocamento, con la partecipazione a bandi e concorsi, con l’invio di curriculum e la richiesta di colloqui di lavoro.

Quando non pagare il mantenimento all’ex moglie?

Di converso, il mantenimento non va versato quando l’ex moglie è ancora giovane o ha potenzialità reddituali, può cioè – per formazione, salute ed esperienze – cercare un’occupazione. A tal fine, non deve necessariamente ambire a carriere particolarmente elevate, dovendosi adattare a ciò che offre il mercato.

Il mantenimento non va versato se la donna non dimostra di darsi animo per cercare un’occupazione. L’omissione di tale obbligo può far decadere l’assegno di mantenimento dalla stessa precedentemente ottenuto. Non perché, infatti, il giudice le ha inizialmente riconosciuto gli alimenti, questi le sono dovuti per sempre. In buona sostanza, secondo la giurisprudenza, la donna – se ne ha le capacità – non può cullarsi ma deve sempre tentare di rendersi indipendente economicamente.

Un ultimo e frequente caso in cui l’uomo non deve versare gli alimenti alla moglie è quando il primo riesce a dimostrare, nel corso della causa di separazione, che la rottura del matrimonio è avvenuto per violazione, da parte della seconda, dei doveri del matrimonio come la fedeltà, la convivenza, la contribuzione ai bisogni della famiglia. È ciò che si chiama «addebito». L’addebito è l’imputazione di colpa per la fine del matrimonio. L’addebito non è però né un reato, né un illecito amministrativo, né implica sanzioni di carattere civile. Le conseguenze dell’addebito sono solo due: l’impossibilità di chiedere l’assegno di mantenimento e la perdita dei diritti sull’eredità dell’ex coniuge.

In altre parole, il coniuge che va via di casa o che si macchia di adulterio non può chiedere il mantenimento all’ex, né può essere considerato suo erede qualora questi dovesse morire prima del divorzio.

A quanto ammonta il mantenimento all’ex moglie?

Il mantenimento non è più pari, come un tempo, al tenore di vita di cui la donna godeva quando ancora era sposata. Esso deve mirare semplicemente a garantirle l’indipendenza economica. Il che deve essere rapportato all’ambiente in cui vive, in modo da assicurarle un’esistenza dignitosa.

Dunque, il mantenimento non è proporzionato più alle capacità economiche del marito che, pur potendo essere molto più ricco, non perciò dovrà garantirle un elevato stile di vita.

Il mantenimento deve poi tenere conto di una serie di ulteriori variabili come, ad esempio, l’eventuale assegnazione della casa coniugale alla donna, con conseguente necessità per il marito di trovare un altro alloggio; la durata del matrimonio (tanto più l’unione è stata breve, tanto inferiore sarà il mantenimento); l’eventuale contributo offerto dalla donna al ménage domestico. A quest’ultimo proposito, come anticipato, se la donna offre la prova di aver rinunciato alla propria carriera per badare alla famiglia, consentendo nel contempo all’uomo di dedicarsi alla carriera e arricchirsi, il mantenimento dovrà essere proporzionato a tale ricchezza e non già limitarsi all’autosufficienza economica.

Fino a quando il mantenimento all’ex moglie?

Il mantenimento all’ex moglie potrebbe durare vita natural durante, ma non oltre la sua morte. Tuttavia, ci sono una serie di eventi che potrebbero far venir meno tale obbligo. Uno di questi è, ad esempio, il fatto di andare a convivere con un’altra persona. Non deve trattarsi di una normale coabitazione ma di una convivenza more uxorio, ossia stabile e basata sulla solidarietà familiare, tipica di una famiglia sposata. E ciò avviene, ad esempio, quando i due fissano la residenza presso lo stesso domicilio, dividono le spese, ristrutturano l’immobile e, dunque, appaiono come una coppia ormai “stabile”.

Il mantenimento però può anche essere oggetto di semplice revisione in ribasso come avviene quando, ad esempio, l’uomo incontra nuove e impreviste spese, come per esempio una patologia che lo costringa a costose cure, o venga licenziato e perciò veda ridursi il proprio reddito, oppure va in pensione.

Attenzione però: la revisione dell’assegno di mantenimento deve sempre passare per il giudice e mai per un atto spontaneo dell’uomo che, diversamente, potrebbe essere querelato per il reato di «violazione degli obblighi di assistenza familiare». In pratica, solo il tribunale può rivedere la propria precedente decisione.

I diritti della casalinga

Come abbiamo detto sopra, se il marito condivide con la moglie la volontà di questa di svolgere l’attività di casalinga, dovrà poi versarle, in caso di divorzio, un assegno di mantenimento più cospicuo. L’assegno, infatti, sarà rapportato all’arricchimento che l’uomo ha ricevuto dal fatto di essersi potuto dedicare unicamente alla carriera, senza preoccuparsi della gestione della casa.

La moglie che tradisce può prendersi la casa?

La casa coniugale viene data al coniuge presso cui vanno a vivere i figli, a prescindere dal fatto che questi abbia o meno subito l’addebito. Pertanto, la moglie che tradisce il marito può ricevere dal giudice il diritto di abitare nella casa del marito vittima dell’infedeltà. In altre parole: si tiene l’amante e la casa. Ovviamente, quanto appena detto vale anche a parti inverse, anche se, nella pratica, i figli vengono più spesso assegnati alla donna.


note

[1] Cass. ord. n. 14582/2022.


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