Cronaca | News

Gli Usa fornivano armi all’Ucraina già prima della guerra

11 Maggio 2022
Gli Usa fornivano armi all’Ucraina già prima della guerra

Le rivelazioni degli stessi Stati Uniti: la guerra era inevitabile.

Anche i non esperti di politica internazionale avevano avuto il sospetto: come può l’Ucraina – uno Stato povero e prevalentemente agricolo – contenere, per oltre due mesi, l’invasione di un colosso come la Russia? Evidentemente, era stato preparato da tempo. E anziché promuovere una pace, ha invece spinto per un conflitto, accelerando la richiesta di adesione alla Nato. «Preparato» in che modo? L’intelligence Usa sapeva dell’attacco già prima della mobilizzazione dei carri armati, momento in cui il fatto è stato reso pubblico. E ben un anno prima avevano iniziato a inviare armi all’Ucraina. 

La rivelazione shock è contenuta nelle parole del portavoce del Pentagono, John Kirby: gli Stati Uniti hanno inviato armi all’Ucraina «molto prima dell’invasione» da parte della Russia ha riferito alla Fox news. «Gli Usa hanno detto a tutto il mondo quello che avevano visto fare alla Russia dallo scorso autunno: ammassare truppe al confine con l’intenzione di invadere l’Ucraina», ha riferito il portavoce del ministero della Difesa. «Lo abbiamo detto forte e chiaro, da qui ma anche in giro per il mondo, soprattutto in Europa», ha aggiunto Kirby sottolineando che «non tutti ci hanno creduto. Ma avevamo ragione su ciò che la Russia stava per fare».

La guerra era inevitabile?

La guerra era quindi inevitabile, per chi si preparava ad essa già da tempo. E ciò lascia intendere anche le ragioni delle difficoltà, oggi, di arrivare a un accordo. Un conflitto “voluto” non cessa dopo poco tempo. E difatti il Corriere della Sera titola: il conflitto sarà lungo ed estenuante. Proprio per questo gli Usa hanno varato un massiccio investimento in armi: ben 40 miliardi per l’Ucraina. Un’altra conferma degli umori americani sulla guerra. Il 28 aprile Joe Biden aveva chiesto al Congresso di approvare un super finanziamento da destinare alla resistenza di Zelensky: 33 miliardi di dollari, di cui 20 per gli armamenti. 

Ieri sera, martedì 10 maggio, la Camera ha risposto addirittura con un rilancio: 40 miliardi di dollari. Il provvedimento è stato votato a larghissima maggioranza: 368 deputati a favore; 57 contrari. 

È l’ennesimo segnale di quanto la spinta «a fare di più» sia forte e condivisa da democratici e repubblicani. Ora, il testo verrà esaminato dal Senato, dove dovrebbe passare senza difficoltà. Come si vede, sulla guerra, la politica americana è compatta: dal presidente al Congresso, dai democratici ai repubblicani. 

Qui emerge una differenza di atteggiamento tra Europa e Stati Uniti che è andata rafforzandosi con il passare delle settimane. Le dichiarazioni del presidente Biden su Putin — «criminale di guerra», «macellaio», «assassino», leader di un «regime paranoico» — hanno lasciato intendere che la Casa Bianca considerasse finita ogni possibilità di dialogo con il leader russo. A fine aprile, il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha chiarito l’obiettivo degli Stati Uniti: «Vedere la Russia indebolita al punto che non possa più ripetere quel che ha fatto in Ucraina».

Putin potrebbe invadere Moldavia e Georgia

Gli Usa quindi, invece di tentare un dialogo, hanno preparato la guerra, forse con la consapevolezza di quanto era già avvenuto in Crimea. E difatti, dinanzi alla possibilità di aprire oggi un dialogo con Putin, Christopher Coons, parlamentare più vicino a Biden, riferisce al Corriere «Io vedo che Putin ci sta mostrando ogni giorno quanto sia brutale. Non possiamo consentirgli di continuare a massacrare i civili. La situazione si sta evolvendo. Stiamo accumulando le prove terrificanti dei crimini di guerra commessi dalle forze armate russe. Abbiamo visto usare gli stupri, la mancanza di cibo, la fame come strumenti di guerra. I russi continueranno in questa escalation. E penso che Putin si fermerà solo se lo fermiamo noi».

Dinanzi alla domanda se ci si stia spingendo vero un impegno diretto della Nato, il parlamentare risponde: «No, non sto chiedendo nulla di tutto ciò. Credo, invece, che il Congresso americano e gli alleati si debbano interrogare sul percorso di questa guerra. Che cosa faremmo se Putin decidesse di sconfinare in Moldavia o in Georgia? Come dovremmo reagire se un missile russo dovesse colpire il territorio della Nato? Dobbiamo prepararci per tutti i possibili scenari, restando uniti».

Intelligence Usa, la Russia potrebbe utilizzare armi nucleari

Vladimir Putin potrebbe considerare la prospettiva della sconfitta in Ucraina come una minaccia esistenziale per il suo regime e in questo caso potrebbe fare ricorso all’uso di armi nucleari. È il nuovo allarme lanciato dagli apparati Usa, nel corso di un’informativa resa da Avril Hainesal, direttore dell’intelligence, al Senato americano. Gli analisti prevedono una guerra lunga ed estenuante e in quest’ottica, qualora Putin dovesse aver paura di perdere il conflitto (ma anche il potere in Russia) potrebbe dare il via a una nuova escalation militare fino all’uso di armi nucleari, anche se al momento non ci sono segnali in questo senso.


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1 Commento

  1. Gli statunitensi si preoccupassero dei crimini di guerra che commettono loro e che hanno commesso dalla fine della seconda guerra mondiale.
    Se smaniano tanto per la guerra, la facessero a casa loro invece di attizzarla in casa degli altri.

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