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Whistleblowing: come tutelare la privacy dei dipendenti

11 Maggio 2022 | Autore:
Whistleblowing: come tutelare la privacy dei dipendenti

Segnalazioni di condotte illecite sul posto di lavoro: come impedire le violazioni del Gdpr. Il recente caso sanzionato dal Garante della privacy.

Con il termine inglese whistleblowing si intende la rivelazione spontanea da parte di un individuo, il cosiddetto whistleblower, di un illecito o di un’irregolarità commessa all’interno dell’ente presso cui svolge la sua attività lavorativa e di cui il lavoratore sia stato testimone nell’esercizio delle sue funzioni. Ma come tutelare la privacy dei dipendenti che decidono di segnalare una condotta illecita sul posto di lavoro?

Le pubbliche amministrazioni e le imprese devono prestare la massima attenzione nell’impostazione e nella gestione dei sistemi di whistleblowing, garantendo la tutela della privacy del pubblico dipendente o del collaboratore che segnala le condotte illecite di cui è venuto a conoscenza nello svolgimento delle proprie mansioni. A ribadirlo è stato il Garante per la privacy che ha sanzionato un’azienda ospedaliera e la società informatica che gestiva il servizio per denunciare presunte attività corruttive o altri comportamenti illeciti all’interno dell’ente.

L’istruttoria dell’Autorità è nata nell’ambito di un ciclo di attività ispettive sulle modalità di trattamento dei dati acquisiti tramite i sistemi di whistleblowing, in particolare quelli più utilizzati in Italia dai datori di lavoro.

Dai controlli effettuati presso un’azienda ospedaliera sono emerse diverse violazioni del Gdpr. L’accesso all’applicazione web di whistleblowing, basata su un software open source, avveniva attraverso sistemi che, non essendo stati correttamente configurati, registravano e conservano i dati di navigazione degli utenti, tanto da consentire l’identificazione di chi la utilizzava, tra cui i potenziali segnalanti.

La struttura sanitaria non aveva poi provveduto a informare preventivamente i lavoratori in merito al trattamento dei dati personali effettuato per finalità di segnalazione degli illeciti, non aveva effettuato una valutazione di impatto privacy e non aveva neppure inserito tali operazioni nel registro delle attività di trattamento, strumento utile per valutare i rischi per i diritti e le libertà degli interessati. È infine emersa una non corretta gestione delle credenziali di autenticazione per l’accesso all’applicazione web di whistleblowing da parte del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct), durante la fase di transizione con il suo successore.

Nel corso dei controlli, sono emersi ulteriori illeciti imputabili alla società informatica che, in qualità di responsabile del trattamento, forniva all’azienda ospedaliera l’applicazione web di whistleblowing. La società si era infatti avvalsa di un fornitore esterno per il servizio di hosting dei sistemi che ospitavano l’applicativo senza dare specifiche istruzioni sul trattamento dei dati degli interessati e senza darne notizia alla struttura sanitaria. Aveva poi utilizzato il medesimo servizio di hosting anche per proprie finalità, ad esempio per la gestione del rapporto di lavoro con i dipendenti o la gestione contabile e amministrativa, anche in questo caso senza regolare il rapporto e l’uso dei dati.

Il Garante, tenendo conto della piena collaborazione offerta nel corso dell’istruttoria anche per sanare i problemi rilevati, ha comminato sia alla struttura sanitaria sia alla società informatica una sanzione di 40.000 euro. Ha inoltre concesso 30 giorni alla società informatica per adeguare il rapporto con il fornitore del servizio di hosting alla normativa sulla protezione dei dati personali.



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