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Mantenimento figli: come si dividono le spese straordinarie?

12 Maggio 2022
Mantenimento figli: come si dividono le spese straordinarie?

Differenze tra spese ordinarie e spese straordinarie, quali sono e come si ripartiscono tra i genitori in caso di separazione, divorzio o coppie non sposate di conviventi. 

Per quanto riguarda il mantenimento dei figli, come si dividono le spese straordinarie? Come noto, quando i coniugi o i conviventi si separano è necessario regolare i rispettivi obblighi nei confronti dei figli minorenni, portatori di handicap o maggiorenni non ancora autosufficienti. In assenza di accordo tra le parti, è il giudice a fissare, a carico del coniuge non convivente con la prole, la misura dell’assegno di mantenimento mensile. Questo serve a coprire, per la parte a carico di tale genitore, le spese ordinarie per la gestione quotidiana dei figli (vitto, alloggio, vestiario, attività ludiche, ecc.). 

Per quanto invece riguarda le spese straordinarie – quelle cioè che sorgono per esigenze impreviste e sporadiche – il giudice stabilisce che esse ricadano su entrambi i genitori secondo una quota prestabilita. Di norma, il tribunale stabilisce che tali oneri vengano divisi a metà tra il padre e la madre; tuttavia, nulla esclude – così come ha sancito di recente la Cassazione [1] – che si possano fissare percentuali differenti.

Di tanto parleremo meglio nel seguente articolo. Dopo aver spiegato cosa sono le spese straordinarie e cosa comprendono, vedremo come si dividono le spese straordinarie relative al mantenimento dei figli. Ma procediamo con ordine.

Mantenimento dei figli: come funziona?

Nel momento in cui una coppia con figli si separa (sia essa sposata o meno), il giudice individua il genitore “collocatario”, quello cioè che, secondo il maggior interesse dei figli, vivrà con loro prendendosene quotidianamente cura (inutile dire che, il più delle volte, è la madre). 

Invece, per quanto riguarda l’affidamento – ossia il potere decisionale inerente alle questioni più importanti relative alla crescita, educazione, istruzione e salute dei figli minori – questo compete di norma ad entrambi i genitori (cosiddetto affidamento condiviso). Nell’ipotesi (piuttosto rara) di palese incapacità o pericolosità di uno dei due genitori, il giudice disporrà l’affidamento esclusivo in capo solo all’altro. 

Quanto infine al mantenimento, la legge dice che tanto il padre quanto la madre, anche se separati o divorziati, devono contribuire, ciascuno in proporzione alle proprie capacità economiche, alle esigenze economiche dei figli. Questi hanno peraltro diritto a godere dello stesso tenore di vita dei genitori i quali, non per fortificarne lo spirito e la morale, potranno farli vivere in ristrettezze con l’intento – seppur nobile – di educarli. 

Il mantenimento quindi grava su entrambi i genitori ed è rapportato ai rispettivi redditi. Il che significa che a dover prendersi cura delle esigenze dei figli devono essere tanto il padre quanto la madre. Di fatto, però, il giudice fissa solo a carico del genitore non collocatario l’assegno di mantenimento, visto che l’altro invece, vivendo insieme ai figli e prendendosene materialmente e quotidianamente cura, non ha bisogno di versare a sé stesso la propria quota in denaro.

Mantenimento figli: differenza tra spese ordinarie e spese straordinarie

Il giudice, in assenza di accordo tra i genitori, stabilisce che l’assegno di mantenimento mensile vada a coprire le spese ordinarie – ossia quelle quotidiane – per la parte a carico del genitore non convivente. Quanto alle spese straordinarie queste devono essere divise, di volta in volta, tra i due genitori secondo la percentuale fissata dal giudice con la sentenza di separazione o divorzio. 

L’assegno di mantenimento ordinario comprende quindi le voci di spesa caratterizzate dall’ordinarietà o comunque dalla frequenza, in modo da consentire al genitore beneficiario una corretta ed oculata amministrazione del budget di cui sa di poter disporre. 

Al di fuori di queste spese vi sono le spese straordinarie, ossia quelle caratterizzate da occasionalità, sporadicità, imprevedibilità, gravosità o voluttuarietà.

Le spese straordinarie si distinguono ulteriormente in: 

  • spese che non richiedono il preventivo accordo in quanto necessarie per il bene dei figli. Si tratta, ad esempio, di quelle sanitarie di necessità ed urgenza, l’iscrizione scolastica, le tasse universitarie, i libri di testo, spese per l’attività sportiva, spese di manutenzione ordinaria e straordinaria relative ai mezzi di locomozione;
  • spese che richiedono il consenso espresso o tacito di entrambi i genitori come ad esempio le spese per visite mediche; esami diagnostici ed analisi cliniche, spese per interventi chirurgici; ripetizioni, gite scolastiche, iscrizioni e rette di scuole private, corsi di lingua, corsi di formazione post-universitari, viaggi di studio all’estero; babysitter dopo la separazione; acquisto cellulare; corso patente di guida; attività artistiche, culturali e ricreative; festeggiamenti dedicati ai figli.

Come si dividono le spese straordinarie dei figli?

La ripartizione tra i genitori delle spese straordinarie per il mantenimento dei figli può avvenire in parti uguali (50% a testa) o in parti non uguali (secondo percentuali diverse: ad esempio il 70 e il 30%; oppure l’80 e il 20%, ecc.).

Come chiarito dalla Cassazione [1], le spese straordinarie di particolare rilevanza necessarie relative ai figli possono comportare – in base ai redditi – una suddivisione dell’onere tra i due genitori anche diversa da quella inizialmente stabilita in sede di divorzio. Così può succedere, come nel caso concreto, che il giudice accolli la spesa per il costoso sport equestre della figlia in misura dell’80% al padre e per il restante 20% alla madre, in ragione dei redditi di ciascuno dei due.

La Suprema Corte ricorda al ricorrente che non vi è alcun divieto di legge che impedisca una ripartizione diversa da quella della metà a testa tra i genitori. E che anzi, quando per far fronte alle esigenze o alle aspirazioni dei figli, si rendano necessarie spese al di là dell’ordinario mantenimento, la capacità reddituale differente tra i due genitori è il corretto metro di misura per l’attribuzione dell’onere in maniera anche fortemente non paritaria.


note

[1] Cass. ord. n. 14813/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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