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Scarico fognario abusivo: quali sanzioni?

12 Maggio 2022 | Autore:
Scarico fognario abusivo: quali sanzioni?

Com’è punito lo sversamento non autorizzato delle acque reflue provenienti da civili abitazioni o da attività produttive e impianti industriali; quando è reato. 

Purtroppo, la civiltà non è arrivata dappertutto. In molte zone d’Italia, sono frequenti gli allacciamenti abusivi alla rete fognaria; talvolta, lo scarico avviene direttamente a mare o nei torrenti. Il Testo unico per l’ambiente, in vigore dal 2006, prevede una normativa specifica per gli scarichi delle cosiddette «acque nere» domestiche: sono gli scarichi dei lavandini, della doccia e dei servizi igienici, ed anche quelle provenienti da elettrodomestici, come lavatrici e lavastoviglie. Per gli impianti industriali e le attività produttive esiste una disciplina apposita e più restrittiva di quella prevista per le abitazioni. Ma in caso di scarico fognario abusivo, quali sanzioni sono previste?

Di regola, lo smaltimento delle acque reflue di qualsiasi genere e provenienza deve avvenire attraverso gli appositi impianti di scarico comunali o consortili, allacciandosi alle relative tubazioni e pagando gli oneri previsti. Le sanzioni per chi non ottempera sono piuttosto severe, perché lo smaltimento illecito può provocare gravi conseguenze per l’ambiente e per la salute pubblica, ad esempio favorendo la diffusione di epidemie di epatite virale o di colera.

Acque reflue: tipologia

Le sanzioni per gli scarichi fognari abusivi sono graduate in base alla tipologia delle acque reflue ed è da qui che bisogna partire per esaminarle. La legge [1] distingue le acque reflue in base alla loro provenienza:

  • le acque reflue domestiche sono quelle che originano dalle abitazioni, e, precisamente, sono «provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche». Dunque, possono provenire da villette, case isolate, edifici con appartamenti, condomini, complessi residenziali di qualsiasi tipo;
  • le acque reflue industriali, che derivano da insediamenti produttivi, industriali, commerciali e artigianali: si tratta di «qualsiasi tipo di acque scaricate da edifici o impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni». Dunque, vi rientrano tutti gli esercizi, dai bar e ristoranti agli autolavaggi, officine e fabbriche;
  • le acque reflue urbane: comprendono tutte quelle che fluiscono dalle reti fognarie di scarico, compresi i tombini stradali che raccolgono le acque meteoriche e gli sbocchi degli impianti di depurazione. In sostanza, sono un miscuglio di acque piovane e di acque fognarie, che vengono convogliate, raccolte e trattate in modo da poter essere immesse nell’ambiente dopo aver eliminato la loro nocività per la salute.

Acque di scarico: disciplina normativa

La nozione di scarico, insieme a quella della tipologia di acque, è determinante ai fini della sussistenza di violazioni e, dunque, delle sanzioni da applicare. In base alla normativa sull’ambiente [2], per «scarico» si intende «qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione». Così, sono considerate «acque di scarico» tutte le acque reflue provenienti da uno scarico, che non necessariamente deve consistere in una condotta: può trattarsi di un qualunque tipo di sversamento del liquido nell’ambiente.

Tutte le acque reflue di qualsiasi genere non possono essere immesse in scarichi non autorizzati preventivamente e a norma di legge [3] dalla competente autorità e non devono essere riversate in mari, fiumi e terreni, se prima non sono state sottoposte ai trattamenti di depurazione previsti (i trattamenti sono differenziati in base all’origine civile o industriale degli scarichi).

Gli scarichi delle acque reflue domestiche sono disciplinati dalle normative regionali e comunali e dai regolamenti dei gestori del servizio idrico. Per le acque reflue industriali le autorizzazioni allo scarico sono rilasciate al titolare dell’attività da cui origina lo scarico; le attività produttive possono raggrupparsi in un consorzio, in modo da ottenere un’unica autorizzazione per gli stabilimenti partecipanti.

Sanzioni per scarichi abusivi

Le sanzioni per scarichi abusivi, ossia che avvengono in difformità dalle previsioni normative che abbiamo esposto, sono di tipo amministrativo e penale e le pene sono graduate in base alla gravità della violazione.

Sanzioni amministrative

Le sanzioni amministrative [4] prevedono una pena pecuniaria da 3.000 a 30.000 euro se lo scarico è autorizzato ma supera i valori massimi di tolleranza di emissione stabilita dalle normative locali in base alla tipologia delle acque reflue. Quando lo scarico avviene in aree protette o in zone di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo umano [5], la sanzione irrogata non può essere inferiore a 20.000 euro.

L’apertura di uno scarico abusivo senza autorizzazione (o con autorizzazione sospesa, scaduta o revocata) è punita con la sanzione pecuniaria da 6.000 a 60.000 euro. Se si tratta di scarichi di edifici isolati ad uso abitativo la pena scende da 600 euro a 3.000 euro.

Nell’applicazione delle sanzioni amministrative vale il criterio della buona fede: ad esempio, la Corte di Cassazione [6] ha annullato la sanzione inflitta ad un condominio responsabile di scarico abusivo poiché il Comune aveva modificato la rete fognaria senza informare gli interessati. Il Collegio ha ritenuto che il condominio versasse in uno stato di «ignoranza incolpevole» di tale situazione, ed ha ritenuto insussistente l’illecito amministrativo per carenza dell’elemento soggettivo.

Sanzioni penali

Le sanzioni penali [7] riguardano l’apertura o l’effettuazione di scarichi di acque reflui industriali senza autorizzazione: si tratta di un reato, punito con la pena dell’arresto da 2 mesi a 2 anni o – in alternativa – dell’ammenda da 1.500 a 10.000 euro. Se gli scarichi contengono sostanze pericolose per l’ambiente o per la salute umana [8] la pena dell’arresto va da 3 mesi a 3 anni e l’ammenda – che si applica congiuntamente – va da 5.000 a 52.000 euro.

Per le attività industriali anche il superamento dei valori limite previsti per la tipologia di scarico autorizzato è un reato, punito con la sanzione penale dell’arresto fino a 2 anni e dell’ammenda da 3.000 euro a 30.000 euro; se si tratta di sostanze pericolose, l’arresto va da 6 mesi a 3 anni e l’ammenda è da 6.000 a 120.000 euro. L’ampia “forbice” degli importi consente all’autorità giudiziaria di graduare la sanzione in base al tipo di attività esercitata: ad esempio, il responsabile di una grande azienda industriale subirà, probabilmente, la sanzione massima, mentre quello di una piccola impresa riceverà una sanzione vicina ai minimi.


note

[1] Art. 74 D.Lgs. n. 152/2006 (Testo Unico Ambiente).

[2] Art.74, lett. g), D.Lgs n. 152/2006.

[3] Artt. 101 e 124 D.Lgs. n. 152/2006.

[4] Art. 133 D.Lgs. n. 152/2006.

[5] Art. 94 D.Lgs. n. 152/2006.

[6] Cass. ord. n. 14884/2022.

[7] Art. 137 D.Lgs. n. 152/2006.

[8] Indicate nelle Tab. 5 e 3/A dell’All. 5 al D.Lgs. n. 152/2006.


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