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Draghi: con crisi alimentare, profughi ingestibili

12 Maggio 2022 | Autore:
Draghi: con crisi alimentare, profughi ingestibili

Il premier lascia gli Stati Uniti ma prima lancia l’allarme sul blocco dei porti ucraini: «Subito le nuove sanzioni alla Russia».

Accogliere i profughi in fuga dalla guerra in Ucraina è un dovere ma serve un certo criterio. E nella situazione attuale, questa azione umanitaria rischia di diventare alquanto complicata. È uno dei messaggi che il presidente del Consiglio Mario Draghi ha voluto lasciare agli Stati Uniti prima di rientrare in Italia da Washington, dove ha incontrato il presidente Joe Biden e la speaker della Camera, Nancy Pelosi.

«Se arrivasse una crisi alimentare – ha spiegato Draghi –, allora la situazione dei profughi diventerebbe ingestibile. Bisogna sbloccare i porti ucraini con i carichi di grano». Ciò nonostante, ha aggiunto il premier, «la guerra in Ucraina minaccia la nostra prosperità e la nostra sicurezza energetica. Ma come ha fatto tante volte nella sua grandiosa storia, l’Italia ha ripreso slancio e siamo pronti a fare la nostra parte con gli europei e con gli alleati transatlantici per andare oltre questo momento tragico e ripristinare la pace». L’invasione russa dell’Ucraina «ha causato quello che chiamiamo un cambio di paradigma nella geopolitica. Ha rafforzato i legami tra l’Ue e gli Stati Uniti, ha isolato Mosca, ha sollevato profonde domande per la Cina. Questi cambiamenti sono ancora in corso, ma una cosa è certa: sono destinati a rimanere con noi per molto, molto tempo», ha detto.

«Dobbiamo continuare a sostenere il coraggio degli ucraini, che combattono per la loro libertà e per la sicurezza di tutti noi. Dobbiamo continuare a infliggere costi alla Russia, muovendoci rapidamente con il nostro ultimo pacchetto di sanzioni. Ma dobbiamo anche fare tutto il possibile per raggiungere un cessate il fuoco e una pace duratura».

«Spetterà agli ucraini – ha proseguito Draghi – decidere i termini di questa pace e a nessun altro. Nel frattempo, dobbiamo prepararci per il mondo in cui vivremo domani. Dobbiamo essere pronti a continuare a stare con l’Ucraina molto tempo dopo la fine della guerra. La distruzione delle sue città, dei suoi impianti industriali, dei suoi campi richiederà un enorme sostegno finanziario. L’Ucraina avrà bisogno del proprio Piano Marshall, proprio come quello che ha contribuito alle relazioni speciali tra Europa e Stati Uniti. E dovremo garantire che le sue istituzioni democratiche rimangano forti, stabili, vivaci. L’Ucraina è nostra amica. L’Ucraina – ha concluso il premier italiano – rimarrà nostra amica».



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