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Rimpatrio obbligatorio se il genitore porta il figlio nel suo Paese senza il consenso dell’ex

1 Ottobre 2014 | Autore:
Rimpatrio obbligatorio se il genitore porta il figlio nel suo Paese senza il consenso dell’ex

Un genitore non può condurre il figlio in un altro Paese senza il consenso dell’altro, anche se dispone di un documento valido per l’espatrio: al minore va assicurata la permanenza nel luogo in cui ha i suoi legami affettivi.

L’apertura delle frontiere e la conseguente maggiore mobilità hanno portato nel tempo a un esponenziale aumento delle coppie miste. Relazioni di questo tipo richiedono, ancor più che in quelle tradizionali, particolare complicità e disponibilità ad accogliere le usanze e le tradizioni del partner, soprattutto nelle scelte educative dei figli.

In quale Paese porre la residenza abituale? Quale educazione religiosa impartire ai propri figli? Quale lingua parlare in casa con loro? Solo alcune delle domande e dei problemi dinnanzi ai quali possono trovarsi due persone provenienti da nazioni diverse.

I punti interrogativi aumentano quando la relazione tra i genitori si rompe. In tal caso, infatti, ben pochi si sentono disposti a compromessi di sorta. I minori si trovano così contesi tra genitori di nazionalità differente, con grossi problemi sul piano pratico e giuridico, attesa la diversità delle leggi dei Paesi interessati.

Può accadere, ad esempio, che un genitore, temendo di perdere – per via della separazione in corso – l’affidamento del bambino, decida autonomamente di portarlo via con sé, nel proprio Paese d’origine o altrove, in tal modo sradicando il minore dal contesto geografico, abitativo, sociale e scolastico in cui è sempre vissuto e, impedendo, di conseguenza, anche la frequentazione con l’altro genitore.

Si configura in questo caso un reato di sottrazione internazionale di minore [1], a nulla rilevando il fatto che il genitore sia in possesso di un documento valido per l’espatrio del bambino.

È quanto ricorda la Cassazione in una recente pronuncia [2].

In tal caso, precisano i giudici supremi, occorre ripristinare “la residenza abituale del minore”, intesa come luogo geografico in cui si trovava il genitore dalle cui cure il bambino è stato sottratto e dove quest’ultimo – per via della stabile permanenza  in esso – pone  il nucleo degli affetti, parentali e amicali, nella sua vita quotidiana.

A nulla rileva, secondo la Corte, il fatto che il minore viaggi con un documento valido per l’espatrio, firmato anche dall’altro genitore; se la firma apposta su di esso risale a quando i genitori vivevano insieme, non può ritenersi valida a integrare un consenso definitivo.

In altre parole, il consenso all’espatrio può considerarsi valido solo se prestato sul presupposto della stabilità della relazione e della fiducia nel fatto che l’altro genitore riporterà il bambino a casa.

La vicenda

Nel caso in esame la Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo che aveva portato il figlio con sé in Italia,  utilizzando il passaporto firmato dalla madre; il minore era nato ad Hong Kong, dove era sempre vissuto. I giudici hanno ordinato, di conseguenza, il rimpatrio del bambino nel suo Paese.

In un caso del genere, precisa la Corte,  va data piena attuazione alle finalità perseguite a riguardo dalla Convenzione dell’Aja [3], cioè quella di assicurare che i minori illecitamente trasferiti o trattenuti in qualsiasi Stato facciano rientro nel Paese d’origine.

Ricordiamo a riguardo che il genitore italiano ha facoltà di revocare il consenso all’espatrio concesso in precedenza, nel caso in cui l’ex si sia mostrato/a intenzionato a portare il figlio minore all’estero al fine di trattenerlo lì. Infatti, la natura dei rapporti tra genitori e figli è soggetta a mutamenti e pertanto non si può ritenere che il consenso all’espatrio di un minore permanga inalterato nel tempo [4].


note

[1] Con l’espressione “sottrazione internazionale di minori” si indica la situazione in cui uno dei genitori che non esercita l’esclusiva responsabilità conduce illecitamente il minore all’estero senza alcuna autorizzazione dell’altro oppure quella in cui il minore, a seguito di un soggiorno all’estero, non viene riportato dal genitore che lo accompagna nel paese d’origine.

A contrasto di tali fenomeni e per risolvere le controversie derivanti dai trasferimenti illeciti sono state stipulate Convenzioni internazionali: la Convenzione di Lussemburgo 20 maggio 1980 sul riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia di affidamento dei minori e di ristabilimento dell’affidamento; la Convenzione dell’Aja del 25.10.1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, il Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio, del 27.11.2003 che tratta della controversia familiare in merito alla custodia e all’affidamento del figlio minorenne, la Convenzione dell’Aja 5.10. 1961 in materia di protezione dei minori, relativa alla tutela dei minori a rischio e dei loro beni, ratificata con l. 24.10.1980 n. 742. Negli Stati aderenti sono state istituite le Autorità Centrali convenzionali, che svolgono funzioni di raccordo tra il cittadino e le autorità giudiziarie ed amministrative degli altri Stati aderenti. Per l’Italia l’Autorità centrale è il Dipartimento per la Giustizia Minorile designato anche dal Regolamento (CE) n. 2201/2003.

[2] Cass. sent. n. 19320 del 12.09.2014.

[3] Art. 1 Convenzione internazionale dell’Aja del 25 ottobre 1980, resa esecutiva in Italia con l. n. 64/1994. Essa rappresenta il primo riferimento normativo in presenza di contrasti tra un genitore italiano e uno extraeuropeo in quanto è vincolante per molti Paesi: Argentina, Australia, Austria, Bahamas, Belarus, Belgio, Belize, Bosnia Erzegovina, Brasile, Burkina Faso, Bulgaria, Canada, Cile, Cina (solo per le regioni autonome di Hong Kong e Macao), Cipro, Colombia, Costa Rica, Croazia, Danimarca, Ecuador, El Salvador, Estonia, Fiji, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Georgia, Guatemala, Honduras, Irlanda, Islanda, Israele, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Mauritius, Messico, Nicaragua, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Panama, Paraguay, Perù, Polonia, Portogallo, Principato di Monaco, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Dominicana, Repubblica di Moldova, Repubblica di San Marino, Romania, Saint Kitts e Nevis, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Sri Lanka, Thailandia, Trinidad e Tobago, Turchia, Turkmenistan, Ucraina, Ungheria, Uruguay, Uzbekistan, Venezuela, Zimbabwe.

[4] TAR Liguria, sent. n. 1067 dell’8.06. 2007.

Autore immagine: 123rf com


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