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Omicida nullatenente: chi paga il risarcimento?

13 Maggio 2022 | Autore:
Omicida nullatenente: chi paga il risarcimento?

Quali sono le conseguenze civili del reato? In quali casi è lo Stato a pagare l’indennizzo alla vittima oppure ai prossimi congiunti?

In passato, ci siamo occupati di chi paga le spese della causa penale se l’imputato è nullatenente, limitandoci solamente al problema dei costi del processo. Ma cosa succede se la persona condannata per un delitto non ha i soldi per pagare i danni alla vittima? Secondo la legge, infatti, ogni reato che causa anche un danno deve essere risarcito. Con questo articolo ci occuperemo di una particolare fattispecie: vedremo cioè chi paga il risarcimento se l’omicida è nullatenente.

Mettiamo il caso che la famiglia della persona uccisa voglia chiedere il risarcimento dei danni all’autore dell’omicidio, ma questi non abbia assolutamente nulla: né uno stipendio né proprietà di alcun tipo. In un’ipotesi del genere (e lo sanno bene i tanti creditori che non riescono a cavare un ragno da un buco dai debitori nullatenenti), le pretese risarcitorie rimarrebbero frustrate, in quanto ogni azione legale porterebbe gli stessi frutti che ottiene chi capovolge un salvadanaio vuoto. Come si fa in questi casi? Bisogna rassegnarsi all’ingiustizia? Chi paga il risarcimento se l’omicida è nullatenente? Vediamo.

Reato: quando c’è risarcimento del danno?

Secondo il Codice penale [1], ogni reato obbliga il responsabile:

  • alla restituzione di ciò che è stato illegittimamente sottratto. Si pensi ai gioielli o al denaro portati via dal ladro;
  • al risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale), sempreché ve ne sia stato uno. È il caso del danneggiamento violento di una cosa altrui rovinata intenzionalmente.

Ciò significa che l’illecito penale (il reato, cioè) ha conseguenze sia in ambito penale che civile: le prime possono sfociare in una condanna alla reclusione, mentre le seconde nell’obbligo di pagare i danni alla vittima o ai suoi parenti.

Reato: quale danno viene risarcito?

La legge è chiara nello stabilire che l’autore del reato deve risarcire non solo il danno patrimoniale ma anche quello non patrimoniale. Cosa significa?

Come spiegato nell’articolo Danno patrimoniale e non patrimoniale: differenze, per danno patrimoniale si intende quello riferito a beni che hanno un valore economicamente determinabile in quanto sono acquistabili, cedibili, ecc.

Il danno patrimoniale determina quindi una diminuzione del capitale del danneggiato. È il caso del danneggiamento a seguito di sinistro stradale, di sottrazione o furto di denaro o di altri oggetti, ecc.

Il danno non patrimoniale, invece, riguarda i diritti della persona costituzionalmente garantiti, come ad esempio quello alla salute e all’integrità fisica.

Nel danno non patrimoniale rientra ad esempio il danno morale, cioè la sofferenza interiore derivante da un evento illecito, come può esserlo la perdita di un parente o del coniuge per omicidio. È qui che si inserisce la problematica di cui stiamo trattando.

Come si chiedono i danni nel caso di reato?

Per chiedere il risarcimento dei danni conseguenti a un reato ci si può costituire parte civile all’interno del processo penale. Così facendo, la persona danneggiata può chiedere direttamente al giudice penale di liquidargli i danni.

Ad esempio, la vittima di furto può costituirsi parte civile e domandare la restituzione, in denaro, di ciò che gli è stato illegittimamente sottratto, oltre all’eventuale risarcimento.

Nel caso di omicidio, possono costituirsi parte civile i prossimi congiunti della persona uccisa, i quali hanno diritto al risarcimento del danno non patrimoniale per la perdita del proprio caro.

Omicida nullatenente: chi paga i danni?

Cosa succede se la persona condannata per omicidio è nullatenente e non può pagare il risarcimento dei danni? Accade che l’indennizzo viene pagato dallo Stato.

La legge stabilisce quindi che all’imputato nullatenente che sia stato condannato a pagare i danni si sostituisca lo Stato, il quale provvede a risarcire la vittima o i suoi parenti (come avviene nel caso di omicidio).

Vediamo più nel dettaglio come funziona il risarcimento dei danni nel caso di omicida nullatenente.

Risarcimento a carico dello Stato: quando si ha diritto?

La legge [2] stabilisce che il diritto all’indennizzo a carico dello Stato è riconosciuto a tutte le vittime di un reato doloso commesso con violenza alla persona nonché alle vittime di caporalato.

Possono quindi chiedere il risarcimento allo Stato, se il colpevole è nullatenente, tutte le vittime di maltrattamenti, violenza sessuale, lesioni personali gravi. Per l’omicidio, l’indennizzo spetta ovviamente ai familiari e ai conviventi.

Sono escluse dal risarcimento a carico dello Stato solamente le percosse e le lesioni non gravi, cioè quelle con prognosi fino a venti giorni.

L’indennizzo è corrisposto alle seguenti condizioni:

  • che la vittima abbia già esperito infruttuosamente l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del reato per ottenere il risarcimento del danno. In pratica, occorre che l’avente diritto abbia tentato inutilmente di pignorare i beni del colpevole. Tale condizione non si applica quando l’autore del reato è rimasto ignoto oppure quando quest’ultimo ha chiesto e ottenuto l’ammissione al gratuito patrocinio;
  • che la vittima non abbia favorito il realizzarsi del reato. Ad esempio, l’indennizzo potrebbe essere escluso se la vittima del sinistro stradale si è fatta investire mentre attraversava in curva oppure mentre era alla guida senza cinture di sicurezza;
  • che la vittima non sia stata condannata con sentenza definitiva ovvero, alla data di presentazione della domanda, non sia sottoposta a procedimento penale per evasione fiscale oppure per uno dei reti che la legge ritiene gravissimi, come ad esempio l’associazione per delinquere di stampo mafioso;
  • che la vittima non abbia già percepito, in conseguenza del reato, somme di denaro di importo pari o superiore a quello dovuto a titolo di indennizzo dallo Stato. Ad esempio, se la vittima è già stata risarcita dall’assicurazione, non si potrà chiedere anche l’indennizzo statale. Se invece il risarcimento già ottenuto in altro modo è inferiore all’indennizzo statale, allora se ne può chiedere la differenza.

Ovviamente, se la vittima non può chiedere il risarcimento, tali condizioni si applicano ai familiari e a coloro che agiscono per avere il ristoro dei danni. È proprio ciò che accade nel caso di omicida nullatenente.

Risarcimento a carico dello Stato: come si fa domanda?

La domanda di indennizzo è presentata dall’interessato, o dagli aventi diritto in caso di morte della vittima del reato, personalmente o a mezzo avvocato, corredata dei seguenti atti e documenti:

  • copia della sentenza di condanna;
  • documentazione attestante l’infruttuoso esperimento del pignoramento nei confronti dell’autore del reato, salvo il caso in cui lo stesso sia rimasto ignoto oppure abbia chiesto e ottenuto l’ammissione al gratuito patrocinio;
  • dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà con cui si attesta il sussistere delle condizioni viste nel paragrafo precedente;
  • certificazione medica attestante le spese sostenute per prestazioni sanitarie oppure certificato di morte della vittima del reato.

La domanda deve essere presentata nel termine di sessanta giorni che decorre:

  • dalla data del passaggio in giudicato della sentenza penale di condanna, cioè dal giorno in cui è diventata irrevocabile e, quindi, definitiva;
  • dalla decisione che ha definito il giudizio per essere ignoto l’autore del reato. Ciò significa che è possibile chiedere l’indennizzo allo Stato anche qualora il procedimento dovesse essere archiviato perché l’autore del reato è rimasto non identificato;
  • dall’ultimo atto dell’azione esecutiva infruttuosamente esperita.

Omicida nullatenente: quanto spetta ai familiari?

La legge stabilisce anche quanto spetta alle vittime del reato nel caso in cui i colpevoli siano nullatenenti.

Per la precisione, nell’ipotesi di omicida nullatenente agli eredi spetta un risarcimento pari a 50mila euro, elevato a 60mila solo per i figli delle vittime di omicidio commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona legata da relazione affettiva.

Ecco gli altri importi:

  • 25mila euro per il delitto di violenza sessuale, salvo che ricorra la circostanza della minore gravità;
  • 25mila euro per le lesioni personali gravissime e per la deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti al viso.

Gli importi possono essere incrementati, fino ad un massimo di 10mila euro, per spese mediche e assistenziali documentate. Per i delitti diversi, invece, l’indennizzo è erogato, fino a un massimo di 15mila euro, solo per spese mediche e assistenziali documentate.


note

[1] Art. 185 cod. pen.

[2] L. n. 122/2016.

Autore immagine: depositphotos.com


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