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Lo sai che? Il creditore può rifiutare il pagamento tramite assegno?

Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 ottobre 2014

Nelle obbligazioni che hanno ad oggetto il pagamento di un debito si può pagare, a scelta, in moneta o con assegno circolare, ma se nel primo caso il creditore non può rifiutare il pagamento, nel secondo caso può, ma solo se c’è un giustificato motivo.

Che succede se il debitore pretende di pagare la somma dovuta al proprio creditore con un assegno e quest’ultimo lo rifiuta? È un diritto del debitore scegliere il mezzo di pagamento con cui adempiere, se non ci sono stati patti specifici di tipo diverso, oppure no?

La questione non è così scontata. Tant’è che il dubbio stato portato sino all’attenzione della Cassazione, la quale si è pronunciata proprio ieri sul tema [1].

Secondo la Suprema Corte, la regola più corretta in questi casi è la seguente: il creditore può rifiutare il pagamento del prezzo mediante assegni bancari, ma solo se ha un giustificato motivo per farlo. Tale “giustificazione” potrebbe, per esempio, risiedere nell’incertezza circa la provenienza del titolo (se girato) o nella difficoltà di verificarne la copertura.

Se non vi sono ragioni ostative, invece, il creditore deve accettare necessariamente l’assegno e non può rifiutarlo per semplice capriccio.

La prima cosa da verificare, comunque, è se nel contratto sia stata prevista una precisa modalità di pagamento del prezzo, perché, se così fosse, la questione non presenta problemi: bisognerà necessariamente adempiere secondo la modalità concordata preventivamente dalle parti e non diversamente.

Così, per esempio, se in un contratto preliminare per la vendita di un immobile, viene stabilito che, al momento del rogito, la parte acquirente deve consegnare al venditore la somma di euro “tot”, ma non viene indicato “in che modo”, l’alienante non potrà rifiutare eventuali assegni. Salvo, appunto, che fornisca dei validi dubbi circa la solvibilità dell’emittente.

Diversamente, se viene specificato che il pagamento del canone di locazione deve necessariamente avvenire con bonifico bancario, non ci possono essere scuse per pagare con un assegno o un vaglia.

Peraltro, se tra le parti sono intercorsi, in passato, precedenti rapporti commerciali (o anche il pagamento di altre trance del prezzo complessivo) e questi sono stati regolati con assegno, in assenza di patti specifici detto pagamento non potrà essere rispedito al mittente perché si considera come una sorta di “uso” in essere tra i soggetti in questione.

Insomma, se non vi sono ragioni per dubitare dell’insolvenza di chi paga con assegno, è illegittimo il rifiuto del pagamento in quanto ingiustificato.

È vero: l’assegno non è un mezzo sicuro, specie di questi tempi. Esso, infatti, non garantisce, almeno in prima battuta, la copertura del pagamento del prezzo. Ma la Suprema Corte ricorda: nelle obbligazioni pecuniarie il debitore ha facoltà di pagare, a sua scelta, in moneta avente corso legale nello Stato o mediante assegno circolare, e mentre nel primo caso il creditore non può rifiutare il pagamento, può farlo nel secondo caso, ma solo per giustificato motivo [2].

note

[1] Cass. sent. n. 20643/14 del 30.09.2014.

[2] Cass., sent. n. 26617/2007.

Autore immagine: 123rf com


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