Diritto e Fisco | Articoli

Iva: quando è indetraibile?

13 Maggio 2022 | Autore:
Iva: quando è indetraibile?

I casi in cui il contribuente non può portare in detrazione l’imposta sul valore aggiunto pagata per l’acquisto di beni o servizi.

Poter detrarre l’Iva sui beni e servizi acquistati nell’ambito della propria attività è una fondamentale valvola di sfogo per fronteggiare i costi dell’impresa o della professione. Tuttavia, questa possibilità non è sempre ammessa; anzi, in alcuni casi, è espressamente vietata. Così molti imprenditori, commercianti, professionisti, artigiani e lavoratori autonomi si chiedono: quando l’Iva è indetraibile?

Esistono fondamentalmente due tipi di indetraibilità dell’Iva: oggettiva, in base alle caratteristiche dell’operazione, e soggettiva, in base alle qualità del soggetto che le ha poste in essere. Ma la casistica è molto variegata e merita di essere analizzata nel dettaglio, partendo dal meccanismo di applicazione dell’Iva sul quale si innesta la possibilità di detrarre l’Iva pagata “a monte”, cioè sugli acquisti effettuati nell’ambito della propria attività imprenditoriale, commerciale o professionale.

A questo punto, lo scoglio è rappresentato dai numerosi casi di indetraibilità dell’Iva, che frappone un importante ostacolo del quale è bene tenere conto nella pianificazione della propria attività; perché, come vedrai, non tutti gli acquisti fatturati consentono di scaricare automaticamente la quota di imposta pagata.

Iva: il meccanismo di applicazione

L’Iva è un’imposta che si applica sul valore aggiunto dei beni e dei servizi durante le varie fasi della loro produzione, messa in commercio e scambio. Quindi l’Iva non colpisce il valore complessivo del bene, ma soltanto l’incremento che esso raggiunge in un determinato momento del suo ciclo produttivo e commerciale, fino a quando esso non viene acquistato dal consumatore finale. Sarà costui, dunque, a pagare “davvero” l’intera Iva accumulata: l’importo, come tutti sanno, viene inserito nel prezzo del bene.

Tutti gli intermediari precedenti, invece (cioè coloro che sono soggetti Iva e titolari della relativa partita), calcolano l’Iva a debito sulle vendite effettuate nell’esercizio dell’impresa, arte o professione, ma possono detrarre, come Iva a credito, quella maturata sugli acquisti: così per tutti gli imprenditori e commercianti l’Iva è sostanzialmente un’imposta neutrale, in quanto versano all’Erario l’imposta incamerata dai loro clienti al netto della parte detratta per gli acquisti fatti dai propri fornitori.

L’Iva è, quindi, un’imposta sui consumi (non sui redditi o sui patrimoni) ed è tendenzialmente generale ed onnicomprensiva, perché si applica «sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato, nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni, e sulle importazioni da chiunque effettuate» [1]: le operazioni non imponibili o escluse (dette “fuori campo Iva”) e le esenzioni d’imposta sono eccezionali e residue.

Questo meccanismo funziona con pagamenti frazionati, che dipendono dal numero dei passaggi del bene o servizio e dalla periodicità della liquidazione dell’Iva sulle operazioni imponibili svolte nel periodo (che può essere, a seconda del regime contabile, mensile, trimestrale o annuale, in funzione del volume d’affari).

Detrazioni Iva

Le detrazioni Iva servono a rendere effettivo il meccanismo di applicazione dell’imposta che abbiamo descritto. Ogni soggetto Iva, alle scadenze previste dal periodo di liquidazione adottato (ad esempio, alla fine del mese o del trimestre), porta in detrazione l’Iva pagata ai suoi fornitori dall’Iva ricevuta dai suoi clienti; se c’è un’eccedenza positiva, cioè se l’Iva a debito è maggiore di quella a credito, versa la differenza all’Erario. Nella dichiarazione annuale riepilogativa dell’Iva il contribuente calcola i saldi finali dell’imposta da versare, o da ricevere dal Fisco, esponendo il debito, o il credito, finale dell’Iva per l’anno d’imposta considerato.

Il diritto a detrarre l’Iva sorge nel momento in cui l’imposta diventa esigibile, in base alle date di effettuazione delle operazioni riportate nelle fatture emesse ai clienti ed a quelle ricevute dai fornitori. La legge [2] dispone che «è detraibile dal totale dell’imposta relativa alle operazioni effettuate l‘ammontare dell’imposta assolta o dovuta dal soggetto passivo o a lui addebitata a titolo di rivalsa in relazione all’acquisto e all’importazione di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività».

Iva: quando è indetraibile?

Da quanto appena detto emerge che l’Iva è indetraibile innanzitutto quando riguarda acquisti di beni o servizi compiuti fuori dall’ambito dell’attività imprenditoriale o professionale esercitata, avuto riguardo al suo oggetto ed alla sua tipologia: ad esempio, un commerciante di prodotti alimentari non potrà detrarre l’Iva relativa all’acquisto di un bene personale, come un orologio. Si tratta del «principio di inerenza» [3] che deve sempre collegare l’attività svolta ai beni o servizi necessari per svolgerla. In caso di contestazioni da parte del Fisco, la prova dell’inerenza delle operazioni compete al contribuente che intende portare l’Iva in detrazione.

Ci sono, poi, dei casi in cui la detrazione Iva è ridotta ad una percentuale dell’ammontare, come l’acquisto di autovetture da parte di imprese, artigiani e professionisti: qui la detraibilità è limitata al 40% nei casi di «uso promiscuo», ossia quando i beni non sono utilizzati esclusivamente nell’esercizio dell’impresa, arte o professione [4]. Anche le spese di rappresentanza e l’acquisto di beni di lusso soggiacciono a limiti di detraibilità dell’Iva.

Oltre a queste ipotesi di indetraibilità oggettiva, l’Iva è soggettivamente indetraibile per i contribuenti che svolgono determinate attività, a prescindere dalla tipologia dei beni e servizi acquistati. In particolare:

  • i soggetti Iva che effettuano esclusivamente operazioni esenti [5], come ad esempio i medici, non possono detrarre l’Iva sugli acquisti e sulle importazioni, poiché non applicano l’Iva sulle proprie cessioni di beni o prestazioni di servizi;
  • i contribuenti che effettuano sia operazioni esenti sia operazioni imponibili possono detrarre l’Iva solo in parte, applicando il meccanismo del «pro-rata», che è il rapporto percentuale tra l’ammontare delle operazioni detraibili e di quelle indetraibili [6];
  • se risulta che le operazioni fatturate e dichiarate sono fittizie e dunque non sono realmente avvenute, la detrazione Iva non spetta, come ha affermato la Corte di Cassazione riguardo al caso di un soggetto interposto in alcune operazioni immobiliari inesistenti [7]: in tali casi – rileva il Collegio – «la fattura è mera espressione cartolare di eventi non avvenuti» e dunque non può attribuire al soggetto che le ha esposte in contabilità il diritto alla rivalsa dell’Iva.

Approfondimenti


note

[1] Art. 1 D.P.R. n. 633/1972.

[2] Art. 19 D.P.R. n. 633/1972.

[3] Art. 109 D.P.R. n. 917/1986, Cass. sent. n. 19341/2020 e n. 33574/2018.

[4] Art. 19 bis D.P.R. n. 633/1972.

[5] Art. 10 D.P.R. n. 633/1972.

[6] Artt.19, co. 5, e 19 bis D.P.R.633/72.

[7] Cass. ord. n. 14893 del 11.05.2022.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube