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Come capire se si sta per essere licenziati?

13 Maggio 2022
Come capire se si sta per essere licenziati?

Quali segnali ti fanno capire che il tuo capo ti vuol mandare via dall’azienda: il licenziamento per giusta causa ossia per motivi disciplinari e quello per motivi economici. 

Il futuro è incerto, ma quando dipende dall’uomo è possibile farsi un’idea di ciò che riserva il domani tramite gli umori e le voci di corridoio. Succede negli ambienti di lavoro quando v’è necessità di modificare l’organico o di procedere a licenziamenti. 

“Si mormora…”, “si dice che…”, “mi è sembrato di capire…” sono frasi che si vociferano nei corridoi delle aziende quando i capi devono prendere decisioni importanti come la risoluzione dei rapporti di lavoro. Come capire se si sta per essere licenziati? Una decisione di questo tipo, così importante per la vita di un dipendente, deve essere annunciata con un certo anticipo. Anticipo imposto dalla stessa legge per garantire al lavoratore un periodo “cuscinetto”: è il cosiddetto preavviso previsto dai contratti collettivi.

Esistono però dei casi in cui il licenziamento avviene in tronco. Ci si trova così, dall’oggi al domani, senza più un posto. Ecco perché è bene capire se si sta per essere licenziati non solo sulla base dei “sentori”, ma di oggettivi riscontri. Cerchiamo di individuare i principali di questi.

Quando si può essere licenziati?

Per capire se si sta per essere licenziati bisogna prima conoscere le cause per cui un datore di lavoro può, unilateralmente, risolvere il rapporto di lavoro. Ebbene, il licenziamento può essere di due tipi:

  • disciplinare: è quello che dipende da un grave comportamento del dipendente;
  • per motivi economici: è quello che dipende da ragioni tecnico-produttive o organizzative dell’azienda. 

Il licenziamento disciplinare è la sanzione più grave che possa esistere, pertanto va usata come “ultima spiaggia”, ossia solo quando il rapporto di lavoro è irrimediabilmente pregiudicato e il dipendente non offre più garanzie di una corretta prestazione lavorativa in futuro.

A seconda della gravità del comportamento del dipendente, il licenziamento disciplinare può essere di due tipi:

  • licenziamento per giusta causa: è riservato ai casi più gravi che non consentono la prosecuzione del rapporto neanche per un solo giorno. Pertanto, il licenziamento avviene in tronco, ossia senza preavviso;
  • licenziamento per giustificato motivo soggettivo: è riservato ai casi meno gravi, ma non tanto da consentire la prosecuzione del rapporto. In tal caso, viene dato il preavviso. 

Il licenziamento per motivi economici – anche detto licenziamento per giustificato motivo oggettivo – può dipendere da vari fattori come, ad esempio, una riorganizzazione interna, la cessione di un ramo d’azienda, la riduzione del personale, una crisi di mercato, la cessazione di determinate mansioni o l’attribuzione delle stesse a soggetti esterni e così via. Anche il tentativo di realizzare maggiori utili può essere un valido motivo di licenziamento se effettivo e non nasconde propositi discriminatori. 

Come capire se si sta per essere licenziati per motivi disciplinari?

Nel caso di licenziamento disciplinare, sia esso per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, la risoluzione del rapporto di lavoro deve sempre seguire una procedura imposta dallo Statuto dei lavoratori. In particolare, la legge impone al datore di lavoro di comunicare, al dipendente, una contestazione scritta in cui si descrive la condotta incriminata e gli si dà un termine di 5 giorni per presentare difese scritte e/o per chiedere di essere sentito personalmente, anche accompagnato dal proprio sindacalista (non è invece ammesso l’avvocato). 

All’esito della valutazione delle giustificazioni addotte dal dipendente, il datore comunicherà a questi la scelta finale ossia l’eventuale sanzione. 

La legge impone al datore di avviare il procedimento disciplinare in una lasso di tempo breve rispetto all’illecito commesso dal dipendente, al fine di consentire a quest’ultimo di difendersi in modo appropriato. In caso contrario, infatti, potrebbe essere difficile raccogliere le prove a proprio favore. Non viene però specificato un termine entro cui la contestazione disciplinare debba intervenire: tutto dipende da quanto complesso possa essere, per l’imprenditore, acquisire la conoscenza dell’illecito e l’acquisizione delle prove nonché da quanto strutturata sia la dimensione dell’azienda e la sua organizzazione interna.

Allo stesso modo, anche la decisione finale circa l’adozione della sanzione disciplinare, all’esito della valutazione delle difese del dipendente, deve essere comunicata tempestivamente. 

Insomma, il dipendente può sapere se sta per essere licenziato per motivi disciplinari se ha ricevuto la lettera di contestazione mentre potrà escluderlo se, rispetto al fatto commesso, è ormai passato molto tempo. 

Certo, nulla esclude che la lettera di contestazione disciplinare porti a una sanzione meno grave del licenziamento visto che, qualsiasi sia il provvedimento che il datore intende adottare nei confronti del lavoratore, richiede sempre la procedura che abbiamo appena descritto (eccezion fatta per i richiami verbali).

Eventuali altri comportamenti del datore di lavoro che possano comportare una ingiusta compressione dei diritti del dipendente, se anche possono precludere a una volontà di prevedere al licenziamento, possono tuttavia essere qualificati come illegittimi. Si pensi al demansionamento, al bossing, allo straining, al mobbing: tutte condotte queste che implicano illegittime vessazioni ai danni del lavoratore, rivolte a emarginarlo e ad allontanarlo, spesso al fine di provocarne le volontarie dimissioni. 

In tali casi, il lavoratore che dovesse essere licenziato potrebbe comunque far valere l’illiceità di tali comportamenti ai propri danni, impugnando il licenziamento entro 60 giorni dalla comunicazione e, nei successivi 180 giorni, avendo cura – tramite il proprio avvocato – di depositare il relativo ricorso presso la cancelleria del tribunale. 

Dunque, se il tuo datore di lavoro ti nega le ferie o non ti consente di prenderle nei giorni da te richiesti (e lo fa senza una valida ragione), ti impone di lavorare sempre nei weekend, ti costringe a mansioni diverse rispetto a quelle per le quali sei stato assunto, se ti dequalifica facendoti svolgere attività di livello inferiore rispetto al tuo inquadramento, è probabile che stia facendo di tutto per mandarti via, evitando però di licenziarti ma facendo in modo che sia tu stesso a rassegnare le dimissioni.

Sappi che, in tal caso, le tue dimissioni sarebbero per giusta causa e pertanto potresti chiedere il risarcimento del danno e poi, rivolgendoti all’Inps, ottenere l’assegno di disoccupazione (la cosiddetta Naspi).

Come capire se si sta per essere licenziati per motivi economici

Più difficile è capire se si sta per essere licenziati per motivi economici. In questo caso, infatti, non è prevista una lettera di contestazione. Per cui si riceverà direttamente la comunicazione di licenziamento con il preavviso. Preavviso a cui l’azienda potrebbe anche rinunciare, versando però al lavoratore la relativa indennità. 

C’è un altro aspetto assai importante però. Prima di un licenziamento per motivi economici, il datore di lavoro deve valutare la possibilità di un repêchage, ossia di adibire il lavoratore a mansioni diverse, laddove disponibili, anche di livello inferiore, al fine di salvaguardare il suo posto. Ragion per cui, puoi capire se stai per essere licenziato se il datore di lavoro ti chiama per proporti un altro posto, magari con una riduzione dello stipendio: si tratterebbe cioè del tentativo di rispettare il repêchage per poter poi, in caso di insuccesso, licenziarti. 

Alcuni segnali però di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo possono essere:

  • i ripetuti incontri e trattative con i sindacati (necessari per i licenziamenti collettivi);
  • un fatturato in forte calo;
  • la presenza di un maggior numero di concorrenti nello stesso settore;
  • il trasferimento ad altra sede;
  • lo svuotamento di mansioni, perché ritenute non più necessarie;
  • la cessazione dei precedenti compiti con assegnazione ad altri lavori meno rilevanti;
  • il licenziamento di altri colleghi dello stesso reparto o dei capi dai quali dipendevi;
  • se si tratta di una società quotata, il ribasso delle azioni sul mercato valutario;
  • l’avvio di procedure di automatizzazione delle mansioni a cui eri in precedenza assegnato;
  • la richiesta di trasformazione del contratto di lavoro in part-time;
  • la vendita di alcuni rami di azienda, di interi settori produttivi;
  • la riduzione dei locali di vendita;
  • l’accorpamento con altre società, in modo da tagliare i costi anche del personale;
  • una ristrutturazione aziendale rivolta a coprire le perdite.


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