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Installazione videosorveglianza condominio: maggioranza

13 Maggio 2022
Installazione videosorveglianza condominio: maggioranza

Quorum assemblea condominiale per approvazione installazione sistema di telecamere sulle parti comuni. 

Qual è la maggioranza per l’installazione della videosorveglianza in condominio? La questione si è posta nel corso di un giudizio innanzi alla Cassazione [1]. La Corte ha così avuto modo di illustrare quali sono i quorum che l’ assemblea di condominio deve raggiungere per approvare l’acquisto e la messa a punto di un impianto di telecamere rivolto a prevenire furti e disincentivare i ladri. 

Prima però di affrontare il tema della maggioranza per l’installazione della videosorveglianza in condomino sarà bene fare un passo indietro e spiegare a quali condizioni e autorizzazioni, specie in materia di privacy, è soggetta tale facoltà. Procediamo dunque con ordine.

Installazione videosorveglianza condominio: autorizzazioni

Il condominio non deve chiedere autorizzazioni alla polizia o al Garante per la Privacy per poter installare un impianto di videosorveglianza. Può farlo in perfetta autonomia, a condizione però che vi sia il consenso dell’assemblea.

Installazione videosorveglianza condominio: regole privacy

L’impianto di videosorveglianza può riprendere le parti comuni del condominio e non certo la porta di ingresso del singolo appartamento. 

È indispensabile che sia affisso un cartello, in luogo visibile, ove si avvisi dell’esistenza della presenza della telecamera, in modo che possano esserne a conoscenza non solo i condomini, ma anche i terzi. Tale cartello invece non è necessario laddove l’impianto sia installato dal singolo condomino, a sua cura e spese; però, in tal caso, non è possibile riprendere le parti comuni dell’edificio ma solo le adiacenze all’abitazione dell’interessato.

Installazione videosorveglianza condominio: maggioranza in assemblea

Per l’approvazione dell’installazione di telecamere in condominio ci vuole la maggioranza dell’assemblea.

Non serve dunque, come alcuni giudici ritenevano un tempo, l’unanimità dei condomini per l’installazione di un sistema di videosorveglianza per il controllo delle parti comuni dell’edificio. 

Su questo quadro è intervenuto il nuovo articolo 1122-ter del Codice civile che ha introdotto, nel sistema della disciplina condominiale, la videosorveglianza. «La nuova disposizione – scrive la Suprema Corte – prescrive che le deliberazioni concernenti l’installazione su parti comuni di impianti volti a consentire la video sorveglianza di essi sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui all’art. 1136, comma 1 (comma 2, ndr), c.c.. La norma, quindi, ha confermato la correttezza della soluzione già anticipata da una parte della precedente giurisprudenza di merito».

L’articolo 1122-ter Cod.civ. recita così: «Le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’articolo 1136». Ed il secondo comma del 1136 prevede: «Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio».

Pertanto, per approvare l’installazione di una videosorveglianza in condominio è necessaria una doppia maggioranza:

  • la maggioranza dei presenti in assemblea;
  • che rappresentino la metà dei millesimi dell’intero edificio.

Con riguardo infine alle obiezioni sul carattere voluttuario o gravoso dell’innovazione, per la Cassazione le innovazioni per le quali e consentito al singolo condomino, ai sensi dell’articolo 1121 Cod.civ., di sottrarsi alla spesa relativa, per la quota che gli compete, «sono quelle che riguardano impianti suscettibili di utilizzazione separata e che hanno natura voluttuaria, cioè sono prive di utilità, ovvero risultano molto gravose, ossia sono caratterizzate da una notevole onerosità, da intendere in senso oggettivo, dato il testuale riferimento della norma citata alle particolari condizioni e all’importanza dell’edificio». E l’onere della prova di tali estremi grava sul condomino interessato, vertendosi in tema di deroga alla disciplina generale della ripartizione delle spese condominiali [2]. Mentre le relative valutazioni integrano un accertamento di fatto devoluto al giudice del merito e sono incensurabili in sede di legittimità se sorrette da motivazione congrua [3].


note

[1] Cass. ord. n. 14969/2022 dell’11.05.2022.

[2] Cass. n. 2408/1981.

[3] Cass. n. 428/1984.

Autore immagine: depositphotos.com


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