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Come si dichiarano redditi e beni in famiglia

13 Maggio 2022
Come si dichiarano redditi e beni in famiglia

Come si fa la dichiarazione dei redditi in famiglia e come vanno imputati i beni di proprietà dei coniugi e dei figli?

In una famiglia costituita da due persone unite in matrimonio, ciascun coniuge può essere titolare di propri redditi ed avere, nello stesso tempo, un patrimonio condiviso con l’altro coniuge, come avviene nel caso di una coppia sposata in comunione dei beni. Si può poi configurare l’usufrutto dei genitori sui beni di proprietà dei figli. Si pone dunque il problema di come dichiarare tali redditi e patrimoni al fisco. Come si dichiarano redditi e beni in famiglia? Quali sono le regole per la dichiarazione dei redditi di moglie e marito?

Nel corso del presente articolo scopriremo che, se per i redditi da lavoro (sia che si tratti di lavoro autonomo, dipendente, professionale o imprenditoriale) ciascun coniuge resta separato dall’altro, per gli altri proventi, invece, la determinazione del reddito dipende dal regime patrimoniale adottato (ossia di comunione o di separazione dei beni). Il reddito complessivo dei coniugi può inoltre essere influenzato dall’esistenza del fondo patrimoniale oppure dall’esistenza di beni dei figli minori soggetti a usufrutto legale. Ma procediamo con ordine.

Redditi e stipendi

A prescindere dal fatto che la coppia sposata abbia optato per il regime di separazione o di comunione dei beni, i proventi derivanti dall’attività lavorativa esercitata separatamente da ciascun coniuge sono imputati per intero in capo a questi.

Quindi, ad esempio, il marito – anche se in comunione dei beni – sarà tenuto a dichiarare interamente tutto il reddito percepito attraverso il proprio lavoro. 

Del resto, la comunione dei beni non influisce sulla proprietà del denaro derivante dall’attività lavorativa: questo resta di esclusiva titolarità del relativo percettore che ne potrà fare ciò che vuole e spenderlo liberamente, senza dover chiedere il consenso all’altro (fatto salvo solo l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità).

Solo in caso di separazione della coppia in comunione dei beni, il denaro ancora non speso dal singolo coniuge (ad esempio, quello presente sul conto corrente o nella cassaforte di casa) andrà diviso. Tuttavia, tali beni non danno origine ad alcun reddito tassabile, in quanto tali assegnazioni non vanno considerate reddito ma patrimonio. 

Redditi dei beni in comunione

La coppia in comunione dei beni, oltre ai redditi da lavoro di ciascun coniuge (che, come abbiamo appena visto, vanno imputati unicamente al relativo titolare), può essere proprietaria di altri beni, come immobili, mobili registrati (auto), ecc. 

In tali casi, i redditi derivanti dai beni dei coniugi compresi nel regime di comunione legale generalmente sono imputati a ciascuno di essi per metà del loro ammontare netto (o per la diversa quota, se così è stabilito da una convenzione modificativa).

I redditi dei beni esclusi dalla comunione sono imputati unicamente al coniuge che li possiede, come nel caso già citato dei proventi dell’attività lavorativa separata di ciascun coniuge.

Naturalmente, una volta che la coppia si separa, i beni vengono divisi tra i coniugi.

Cosa succede in caso di separazione dei beni?

Se i coniugi hanno optato per il regime della separazione dei beni, ciascuno dei due resta proprietario dei beni da lui stesso acquistati durante il matrimonio. Pertanto, ad ognuno è imputato il reddito derivante dai beni di sua proprietà.

In caso di passaggio dal regime di separazione a quello di comunione i redditi sono proporzionalmente imputati, al coniuge o ad entrambi, in rapporto alla durata nell’anno dei rispettivi diritti.

Usufrutto sui beni dei figli minorenni

I genitori hanno l’usufrutto legale sui beni di proprietà dei figli minorenni. In tal caso, i redditi derivanti da tali beni sono imputati a ciascun genitore per metà del loro ammontare netto. Se vi è un solo genitore o se l’usufrutto legale spetta ad uno solo di loro, i redditi vengono a questi imputati interamente.

Esistono però dei beni sui quali non opera l’usufrutto legale dei genitori. Essi sono:

  • proventi derivanti da attività proprie di lavoro ed i beni con questi acquisiti;
  • pensioni di reversibilità attribuite pro-quota al figlio minore;
  • beni lasciati o donati specificamente al minore per intraprendere una carriera, un’arte, una professione;
  • beni lasciati, diversi da quelli a titolo di legittima, o donati, con la condizione che i genitori, od uno di essi, non ne abbiano l’usufrutto;
  • beni accettati nell’interesse del figlio contro la volontà dei genitori, o di uno solo di essi (in questo caso, l’usufrutto spetta solo al genitore consenziente).

Per i redditi di tali beni, come detto esclusi dall’usufrutto legale, questi sono ricondotti direttamente al minore, in qualità di autonomo soggetto passivo di imposta.  

Nel momento in cui il figlio diventa maggiorenne, tutti i redditi provenienti dai beni di sua proprietà sono imputabili a lui stesso per intero.  



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