Riforma del Regime dei Minimi fiscale: aumentano i beneficiari (e anche l’imposta)

2 Ottobre 2014
Riforma del Regime dei Minimi fiscale: aumentano i beneficiari (e anche l’imposta)

Al lavoro per estendere e semplificare il regime agevolato.

Con la delega fiscale cambierà anche il regime dei minimi, verrà ampliata la platea dei beneficiari e saranno previste delle semplificazioni. A dichiararlo è stato ieri il viceministro dell’Economia, Luigi Casero.

Le intenzioni si muovono nell’ottica di innalzare a 50mila o 60mila euro la soglia dei ricavi e prevedere l’allungamento dell’ambito di applicazione del regime a 10 anni.

Secondo i dati delle dichiarazioni dei redditi presentate lo scorso anno, i contribuenti che avevano aderito al regime dei minimi erano 442mila. Tuttavia negli ultimi due anni molti dei giovani che hanno aperto una partita Iva hanno scelto fin da subito di entrare tra i minimi. E partendo dalle rilevazioni dell’Osservatorio sulle partite Iva (l’ultima disponibile si riferisce allo scorso luglio), la proiezione è che alla fine di quest’anno i contribuenti abbonati all’aliquota del 5% saranno circa 700mila.

Naturalmente un eventuale ampliamento della platea dipenderà tutto da come verranno stabilite le condizioni per l’accesso e per la permanenza. Si sta ragionando su un’ipotesi di possibile aumento dell’imposta sostitutiva (che “accorpa” Irpef, Iva e Irap) dal 5 al 15 per cento.

Questo, però, dovrebbe accompagnarsi all’introduzione di coefficienti di redditività e alla previsione di soglie di ricavi variabili tra 25mila e 55mila euro in base al tipo di attività svolta (mentre ora il limite è fisso per tutti a 30mila euro).

Ma non solo, perché sembra destinato a cadere il limite di permanenza dei cinque anni che ora conosce una deroga solo per chi non ha ancora compiuto 35 anni di età. Il tutto a fronte della conferma di una serie di semplificazioni: dovrebbe rimanere l’esclusione da Iva e Irap, con il venir meno degli adempimenti connessi alla dichiarazione per le due imposte e agli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili. Così come è destinata a restare anche l’esclusione da studi di settore, spesometro e comunicazioni black list.

Un’operazione chiamata a un test di sostenibilità per le casse pubbliche. La risposta di ieri al question time ha messo in luce come un intervento congiunto su aumento della soglia di fatturato e raddoppio dei limiti temporali a dieci anni di permanenza a partire dal 2015 – come auspicato nel quesito proposto – costerebbe circa 570 milioni di euro dal 2016 e negli anni successivi oscillerebbe tra 400 e 500 milioni di euro.


Le modifiche allo studio per il regime dei minimi

IMPOSTA E SOGLIE DI RICAVI

Tra le ipotesi allo studio relative al nuovo regime forfettario destinato a sostituire quello dei minimi c’è l’incremento dell’imposta sostitutiva dall’attuale 5% al 15%, ma con l’introduzione di coefficienti di redditività.

La soglia dei ricavi (attualmente fissata a 30mila euro) dovrebbe diventare variabile tra 25mila e 55mila euro, a seconda del tipo di attività svolta.

LA PERMANENZA

Le modifiche al regime dei minimi potrebbero portare all’eliminazione del limite attuale di permanenza dei cinque anni nel regime agevolato.

La normativa vigente prevede un’unica deroga alla permanenza per non più di un quinquennio. La deroga è quella riservata ai contribuenti entrati nel regime agevolato che non hanno ancora compiuto i 35 anni di età.

GLI ESONERI

Le modifiche all’attuale del regime dei minimi potrebbero prevedere una serie di semplificazioni.

Dovrebbe rimanere l’esclusione da Iva e Irap, con il venir meno degli adempimenti connessi alla dichiarazione per le due imposte e agli obblighi di registrazione e di tenuta delle scritture contabili.

È destinata a restare anche l’esclusione da studi di settore, spesometro e comunicazioni black list.


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