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Banche: stop interessi ultralegali e cms se manca la prova scritta

2 Ottobre 2014
Banche: stop interessi ultralegali e cms se manca la prova scritta

Commissione massimo scoperto e interessi ultralegali vanno messi per iscritto: se l’istituto di credito non rispetta gli obblighi di pubblicità verso il cliente, il saldo del conto corrente va rideterminato al netto di ogni addebito.

La banca non può chiedere al correntista interessi e commissioni sul conto corrente se non ha conservato le prove scritte di tali accordi contrattuali. In altre parole sono nulle le clausole relative al massimo scoperto e agli interessi ultralegali se la banca non le mette per iscritto e in seguito non ne offre prova al giudice.

A mettere nero su bianco tale principio è il tribunale di Perugia con una recentissima sentenza [1].

La vicenda

Un cittadino apriva presso un istituto bancario un conto corrente di corrispondenza stipulato per iscritto. Succedeva che le clausole contrattuali relative alle opzioni di massimo scoperto e interessi ultra legali non venivano pattuite per iscritto, dunque, in modo illegittimo. Ricorso al giudice, il correntista è riuscito ad ottenere che il saldo del conto corrente venisse rideterminato al netto degli addebiti contestati.

La motivazione della sentenza

La legge [2] ha introdotto l’obbligo per la banca di mettere per iscritto ogni singola condizione contrattuale in materia bancaria e finanziaria. Gli istituti di credito, dunque, non possono rinviare – come invece spesso fanno – agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizioni praticati. Il cittadino deve, infatti, essere messo in condizione di capire quanto andrà a pagare e quanto gli costerà il conto corrente o il finanziamento.

Stesso discorso vale per la clausola con cui viene pattuita la commissione di massimo scoperto e le spese di chiusura conto trimestrale: se manca la forma scritta o è presente un semplice rinvio a fonti esterne al contratto, il correntista ha diritto di non pagare.

Insomma, ogni onere per il correntista deve essere chiaro e rispondere al principio di pubblicità.

Infatti – prosegue la sentenza – dopo che il giudice avrà dichiarato nulle le clausole in questione, dovrà disporre l’integrazione automatica del contratto con gli altri prezzi e condizioni pubblicizzati per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi al momento della conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, al momento in cui l’operazione è effettuata o il servizio viene reso o in mancanza di pubblicità l’esclusione di ogni addebito.


note

[1] Trib. Perugia, sent. n. 162/14.

[2] Legge 54/92 e T.U. bancario.

Autore immagine: 123rf com


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