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Licenziamento illegittimo: come stabilire quanto è dovuto al lavoratore?

2 Ottobre 2014 | Autore:
Licenziamento illegittimo: come stabilire quanto è dovuto al lavoratore?

La sentenza di condanna del datore di lavoro per licenziamento illegittimo è eseguibile in sede esecutiva laddove sia possibile determinare tale somma sulla base di un semplice calcolo aritmetico (somma delle mensilità).

 

Si parla tanto dell’articolo 18 in questi giorni che ormai, per le notizia e i dibattiti in radio e in televisione, sembra diventato l’articolo più famoso in Italia, la norma più conosciuta anche dal popolo dei non giuristi [1].

Se fosse veramente così si realizzerebbe in parte lo scopo, forse utopistico della nostra rivista LLpT, di rendere il diritto conosciuto, o almeno conoscibile, da tutti, e vivremmo allora in una società ideale, sapendo tutti come comportarci e come far valere le nostre ragioni, senza avvocati, senza giudici, senza vertenze.

Sappiamo bene che un conto è sapere il numero di un articolo e un altro conoscere il contenuto della norma così numerata. E sono molti coloro che, martellati da radio e televisione sull’art. 18, non sanno alla fine di che cosa esattamente si stia parlando.

 

Quando poi si tratta di una revisione normativa in una complessa riforma legislativa del diritto del lavoro, progettata dall’attuale governo, il tutto diventa nebuloso anche per i giuristi. Per ora si sa, per indiscrezioni di qualche politico intervistato, che ci sarebbe un disegno di legge che ridimensiona di molto la portata della norma: il diritto a essere reintegrato nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo o immotivato – la tutela cioè del famoso art. 18 – e riguardante solo i dipendenti di aziende con più di 15 dipendenti, pare che possa essere tolto a tutti, anche a chi oggi ha un contratto a tempo indeterminato.

A colui che è stato licenziato il datore di lavoro darà un’indennità economica, forse commisurata nell’entità all’anzianità aziendale. Poi, secondo la riforma complessiva del lavoro, ci dovrebbe essere un assegno pubblico di disoccupazione, e un sistema pubblico di ricollocazione.

Ma torniamo al presente. Anche perché dobbiamo rispondere ad una domanda che molti di voi ci pongono: una volta accertato dal giudice il licenziamento illegittimo, quanto è dovuto al lavoratore a titolo di risarcimento? E quali sono i criteri per calcolare una somma a titolo di indennità sostitutiva della reintegrazione?

Possiamo ricavare la risposta da una recente sentenza della Suprema Corte [2] che ha stabilito che la sentenza di condanna del datore di lavoro che ha licenziato ingiustamente è titolo esecutivo (cioè consente di presentarsi in azienda, con l’ufficiale giudiziario, e pignorare i beni di quest’ultima) anche quando non ci sia una precisa indicazione dell’ammontare della somma spettante al lavoratore, perché basta a determinare l’entità del credito il semplice calcolo aritmetico sulla base di elementi certi contenuti nel titolo stesso.

In altre parole basterà calcolare il numero di mensilità di retribuzione dovute al lavoratore a partire dal giorno dell’avvenuto licenziamento illegittimo, senza dover instaurare un ulteriore separato processo per determinare la condanna del datore di lavoro in termini monetari più precisi. Nel caso di specie veniva confermata, in punto di diritto, la sentenza della corte di merito che aveva rigettato le eccezioni del datore di lavoro sull’inammissibilità e improcedibilità dell’atto di precetto per l’asserita assenza dei presupposti per procedere all’esecuzione.


note

[1] Art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, meglio conosciuta come statuto dei lavoratori.

[2] Cass. sent. n. 17537 del 1.08.2014. La Corte prende a riferimento la norma dell’art. 474 ” Titolo esecutivo” cod. proc. civ. che pone, tra l’altro,  il requisito della liquidità del credito: “diritto certo, liquido ed esibibile”.


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