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Il Comune può bloccare il conto per recuperare la tassa Tari?

22 Maggio 2022
Il Comune può bloccare il conto per recuperare la tassa Tari?

Cosa può fare il Comune o l’Agente della riscossione se non si paga la tassa sui rifiuti? Il pignoramento, l’ipoteca e il fermo auto. 

Un nostro lettore non ha pagato l’imposta sui rifiuti per tre anni e ora teme, all’esito di una ingiunzione di pagamento pervenutagli tramite raccomandata, che l’amministrazione possa procedere con il pignoramento dei suoi beni. In particolare, ci chiede se il Comune può bloccare il conto corrente per recuperare la tassa Tari. Ecco alcuni chiarimenti in proposito. 

Cos’è la Tari?

Tari è l’acronimo di «tassa sui rifiuti» ed è una tassa destinata a finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. L’ente creditore è il Comune che adotta un proprio regolamento nell’ambito di una cornice già definita dalla legge nazionale. 

A pagare la Tari deve essere chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre i rifiuti medesimi. Il che significa che il soggetto passivo del tributo è il proprietario dell’immobile. Nel caso di affitto, è il conduttore (l’inquilino) a dover versare la Tari mentre, se sussiste un usufrutto o un comodato, rispettivamente l’usufruttuario o il comodatario. 

A differenza di quanto succede per l’Imu, non è prevista alcuna esenzione per l’abitazione principale (la cosiddetta “prima casa”). Inoltre, la tassa è dovuta anche da chi non abita l’immobile (si pensi, ad esempio, alla seconda casa per le vacanze): ciò che conta, infatti, è la potenzialità dell’immobile a produrre rifiuti. Per non versare la Tari non basta che l’appartamento sia disabitato e privo di arredi ma deve anche essere sprovvisto delle utenze.

Cosa succede se non pago la Tari?

Chi non paga la Tari commette un’evasione fiscale che, per via del modesto importo, viene punita solo a livello amministrativo-tributario, ossia con l’applicazione di una “mora” (una sanzione) pari al 30% dell’importo non versato.

Il Comune, a questo punto, dopo aver diffidato il contribuente con un avviso di pagamento, avvia le procedure di riscossione tramite l’Agente per la Riscossione esattoriale. Più in particolare il Comune forma, entro cinque anni da quando si è consumata l’evasione, un documento ufficiale che viene detto “ruolo”. Il ruolo poi viene dichiarato esecutivo e trasmesso al soggetto deputato alla riscossione dei tributi locali. Il più delle volte, si tratta di una società privata con cui il Comune ha stretto un’apposita convenzione. Potrebbe anche trattarsi dell’ente riscossore dei tributi statali, ossia Agenzia Entrate Riscossione.

Una volta ricevuto il ruolo, l’Agente per la Riscossione notifica al contribuente moroso una cartella di pagamento, in cui vengono indicati gli importi dovuti, la causale, l’anno di riferimento, la data in cui il ruolo è stato dichiarato esecutivo. Il contribuente può chiedere una dilazione di pagamento in 72 rate (o meno), dove ogni rata però non può essere inferiore a 100 euro. 

Entro 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento, il contribuente può impugnarla qualora dovessero sussistere dei vizi inerenti alla cartella stessa. In questa sede non è possibile far valere vizi relativi alla debenza del tributo che andavano invece sollevati entro 60 giorni dall’avviso di accertamento notificato dal Comune. 

Scaduti i 60 giorni dalla notifica della cartella, l’Ente per la riscossione procede alle azioni di recupero del credito. Queste sono di due tipi:

  • azioni cautelari: consistono in azioni rivolte a evitare la dispersione del patrimonio del debitore, in modo che questi non possa porre atti che in grado di pregiudicare le ragioni del creditore. Si tratta dell’ipoteca e del fermo amministrativo sull’auto;
  • azioni esecutive: consistono nel pignoramento dei beni.

Se non pago la Tari il Comune può mettere l’ipoteca sulla casa?

Da quanto appena visto, una delle misure cautelari conseguenti all’omesso versamento della Tari è l’ipoteca sulla casa, anche se si tratta della «prima casa». Difatti sulla prima casa vige solo il divieto di pignoramento ma non anche il divieto di ipoteca. Tuttavia, l’ipoteca sulla casa o su qualsiasi altro immobile intestato o cointestato al debitore può essere iscritta solo a patto che il debito maturato e scaduto sia superiore a 20.000 euro. Il contribuente che abbia maturato un debito superiore potrebbe anche limitarsi a pagare la parte che eccede il tetto per evitare tale conseguenza. Un altro metodo per evitare l’ipoteca è chiedere la rateazione del debito.

Se non pago la Tari il Comune può mettere il fermo auto?

Anche il fermo auto è una delle misure che il Comune può adottare nei confronti di chi non ha versato la Tari. Lo si può evitare pagando il debito o chiedendo una rateazione. La rateazione può essere ottenuta anche dopo che il fermo è stato già iscritto, ma in tal caso per ottenere lo “sblocco” dell’auto è necessario versare la prima rata e poi farsi rilasciare una liberatoria dall’esattore che andrà esibita al Pra. A quel punto, il fermo verrà solo sospeso, per essere poi completamente cancellato con il versamento dell’ultima rata.

Se non pago la Tari il Comune può bloccare il conto corrente?

Il pignoramento del conto corrente (bancario o postale) è una delle misure esecutive che l’Agente della riscossione (non già il Comune) può adottare nei confronti di chi non versa la Tari. Chiaramente, il pignoramento avverrà previa comunicazione in cui si dà al debitore un termine di 60 giorni per versare il dovuto, all’esito del quale l’esattore procederà automaticamente al prelievo della somma dal conto (senza bisogno di autorizzazione del giudice come invece avviene nei normali pignoramenti presso terzi intrapresi da soggetti privati). 

Il pignoramento del conto può avvenire solo a patto che vi sia sufficiente giacenza: se il conto dovesse essere in rosso o comunque insufficiente a coprire il debito, l’Esattore procederà a prendere quanto possibile, maturando un credito per il residuo.

Discorso completamente diverso vale se il conto corrente è quello ove viene esclusivamente accreditato uno stipendio da lavoro dipendente o una pensione. In tal caso, la legge prevede dei limiti che non operano invece per lavoratori autonomi, disoccupati, studenti, professionisti e imprenditori. Vediamo quali sono questi limiti. Una volta notificato l’atto di pignoramento, la giacenza sul conto corrente ove viene accreditato lo stipendio o la pensione può essere pignorata solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale ossia 1.404,30 euro (468,10 x 3 = 1.404,30). Questo significa che se il conto corrente ha solo 1.000 euro, quanto in esso depositato alla data della notifica del pignoramento non può essere bloccato. Se invece presenta un saldo di 2.000 euro, si possono pignorare solo 595,70 euro (pari alla differenza tra 2.000 e 1.404,30). Per quanto riguarda invece i successivi emolumenti a titolo pensione o stipendi, su questi verrà effettuata una trattenuta mensile di un quinto, fino ad estinzione totale del debito. 

Se non pago la Tari il Comune può prendersi lo stipendio o la pensione?

Altra tipica misura esecutiva per chi non paga la tassa sui rifiuti è il pignoramento dello stipendio o della pensione. Qui valgono i normali limiti previsti per tali emolumenti. In particolare:

  • per pensioni o stipendi fino a 2.500 euro: il pignoramento è di massimo un decimo;
  • per pensioni o stipendi da 2.500 euro fino a 5.000 euro: il pignoramento è di massimo un settimo;
  • per pensioni o stipendi oltre 5.000 euro: il pignoramento è di massimo un quinto.

Queste percentuali si calcolano sul netto della pensione o dello stipendio.

Tuttavia, solo per quanto riguarda la pensione, deve essere prima detratto il minimo vitale che è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale.

Il minimo vitale è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale. Pertanto, se è vero che oggi l’assegno sociale è di 468,10 euro, il minimo vitale 2022 è di 702,15 euro.

Questo significa che ogni pensione può essere pignorata per massimo un quinto (il 20%) della parte che eccede 702,15 euro. Quindi, su una pensione di 1.000 euro si può pignorare solo un quinto di 297,85 (e difatti 1.000 – 702,15 = 297,85). Si tratta di un importo irrisorio, ossia 59,57 euro al mese. 

Ad esempio, su una pensione di 1.000 euro netti il quinto da pignorare si calcola sulla differenza tra 1.000 e 690,42 euro (minimo vitale) ossia su 309,58 euro. Il quinto pignorabile è pari quindi a 61,92 euro. Tale sarà l’importo che mensilmente l’Inps trattiene sulla pensione fino ad estinzione del debito.

Quando va in prescrizione la Tari?

La Tari va in prescrizione dopo cinque anni. Il termine torna a decorrere da capo dopo ogni diffida inviata al contribuente, compresa la cartella esattoriale. Questo significa che se dall’ultimo atto ricevuto dal contribuente decorrono più di cinque anni, il debito è estinto. Ma per far valere la prescrizione è necessario impugnare il successivo atto notificato dall’Esattore, quello cioè dopo la prescrizione. 



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