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L’indennità di mobilità: la Cassazione chiarisce la mensilità

2 Ottobre 2014
L’indennità di mobilità: la Cassazione chiarisce la mensilità

Cadenza mensile e non quindicinale anche per gli interessi in caso di ritardato pagamento: il chiarimento a seguito della domanda dell’Inps.

L’indennità di mobilità [1] ha scadenza mensile e non quindicinale, differenziandosi sotto questo aspetto dalla disciplina dell’indennità ordinaria di disoccupazione.

Lo ha detto la Cassazione in una sentenza di ieri [2].

Su ricorso dell’Inps, la Suprema Corte ha chiarito se il pagamento dell’indennità di mobilità abbia cadenza mensile, piuttosto che quindicinale. La questione non è di poco conto: infatti, da ciò dipende, in caso di ritardo nel pagamento, il calcolo degli interessi dalle relative scadenze (se ogni 15 giorni o ogni mese).

A che serve l’indennità di mobilità?

Essa serve per provvedere ai bisogni dei dipendenti da imprese rientranti nel campo di applicazione dell’intervento straordinario di integrazione salariale, diventati definitivamente esuberanti.

Si tratta di una prestazione che ha funzione previdenziale ed esterna alla disciplina di integrazione salariale, in quanto può essere riconosciuta sia alla fine di un periodo di cassa integrazione sia in via autonoma come conseguenza di un licenziamento per riduzione di personale [3].

Si presuppone dunque la definitiva cessazione del rapporto di lavoro, a differenza della cassa integrazione, in cui il rapporto invece esiste ancora.

L’indennità di mobilità è dunque un particolare trattamento di disoccupazione, riservato a lavoratori, licenziati collettivamente da imprese di determinati settori produttivi e di determinate dimensioni. Questa indennità sostituisce, poi, ogni altra prestazione di disoccupazione ed è regolata dalla stessa normativa che disciplina l’assicurazione contro la disoccupazione involontaria [4].

Ha una durata massima di 12 mesi. È prevista la suddivisione del periodo di massima durata in due ulteriori periodi indicati in mesi, per determinare la misura decrescente del trattamento. In più, la spettanza dell’indennità in misura percentuale del trattamento straordinario di integrazione salariale, che i lavoratori hanno percepito o che sarebbe loro spettato nel periodo immediatamente precedente la risoluzione del rapporto di lavoro, comporta la determinazione della misura della prestazione sulla base dell’integrazione salariale percepita in precedenza o, in ogni caso, spettante. Vale anche a determinare una mensilizzazione della stessa prestazione, per cui essa, anche se calcolata a giorno, deve essere corrisposta a mese.

Tale disciplina peculiare dell’indennità di mobilità si differenzia anche per le cadenze di pagamento, che sono mensili e non quindicinali, rimanendo, quindi, applicabile per il resto la disciplina della disoccupazione (per quanto riguarda il calcolo a giorno, la decorrenza e la necessità di presentazione della domanda a pena di decadenza).


note

[1] Prevista dalla l. n. 223/1991.

[2] Cass. sent. n. 20733/14 del 1.10.2014.

[3] Ex art. 24 l. n. 223/1991.

[4] “In quanto applicabile”, come affermato dall’art. 7, comma 12, l. n. 223/1991.

Autore immagine: 123rf com


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