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Fino a che età i figli sono a carico dei genitori?

16 Maggio 2022
Fino a che età i figli sono a carico dei genitori?

Differenza tra l’obbligo di mantenimento del padre e della madre e l’essere fiscalmente a carico dei genitori. Fino a quando il figlio è nell’Isee dei genitori e quando fa nucleo familiare a sé?

Spesso, ci si chiede fino a che età i figli sono a carico dei genitori? In realtà, la risposta varia a seconda di cosa si intende con «a carico». A volte, chi si pone questa domanda vuol sapere solo fino a quando i genitori devono mantenere il figlio, fino a quando cioè sono tenuti a ospitarlo in casa propria, a pagargli gli studi universitari e qualsiasi altra spesa. C’è chi invece pensa alle detrazioni fiscali e al godimento dei vari benefici socio-assistenziali legati all’Isee e pertanto, sotto un aspetto più tecnico, vuol sapere fino a quando i figli sono fiscalmente a carico dei genitori. Ed infine non manca chi pensa invece agli aspetti della responsabilità civile, ossia fino a quando dei danni commessi dai figli ne rispondono il padre e la madre e pertanto questi ne sono, in un certo modo, “garanti”.

Cerchiamo di distinguere queste diverse situazioni.

Fino a che età i figli sono a carico dei genitori?

I genitori devono mantenere i figli sicuramente fino a quando questi sono minorenni. Ma anche al raggiungimento dei 18 anni le cose non cambiano se il ragazzo sta ancora studiando o comunque si sta formando. La legge infatti estende l’obbligo del mantenimento, in capo ai genitori, finché i figli non diventano economicamente autonomi. Tale previsione però dà diritto a questi ultimi di esigere, dal padre e dalla madre, i soldi per il proprio sostentamento così come l’ospitalità in casa per un tempo indeterminato. L’obbligo dei genitori infatti permane fino a quando il giovane riesce a dimostrare che lo stato di disoccupazione in cui si trova non dipende da propria colpa e che, pertanto, si sta impegnando per crearsi una propria indipendenza. Come? Studiando fino a quando ciò è necessario e, dopo, dandosi da fare per ricercare occasioni lavorative o comunque per ottenere una propria autonomia sul piano economico. Un figlio che non studia e non cerca lavoro perde il mantenimento anche a venti anni. Invece, chi opta per una carriera professionale (che, oltre alla formazione universitaria, richiede anche il successivo tirocinio), il diritto si protrae fino ai 30 anni.

La Cassazione ha detto che superati i 30/35 anni è presumile ritenere che il giovane ancora disoccupato si trovi in tale stato non già per colpa del mercato occupazionale ma per la sua stessa pigrizia e incapacità di saper accettare anche lavori più umili, ragion per cui perde comunque il diritto a ottenere il mantenimento. 

Fino a che età i figli sono fiscalmente a carico dei genitori?

L’avere “a carico” dei familiari comporta il diritto per il contribuente di ottenere una serie di benefici sul piano fiscale. Di solito, i soggetti “fiscalmente a carico” sono il coniuge e i figli.

I figli sono fiscalmente a carico dei genitori i figli:

  • disoccupati; 
  • con non più di 24 anni, se hanno dichiarato un reddito non superiore a 4.000 euro, al lordo degli oneri deducibili;
  • con più di 24 anni (e senza un limite massimo di età), se hanno dichiarato un reddito non superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili [1]. 

Il figlio si considera fiscalmente a carico anche se non convivente coi genitori e a prescindere dal fatto che stia studiando o meno.

Fino a quando il figlio è nell’Isee dei genitori?

Il figlio rientra nell’Isee dei genitori finché fa parte del loro nucleo familiare o finché è fiscalmente a carico dei genitori stessi.

Chi fa parte del nucleo familiare? Ne fanno parte tutti i soggetti compresi nella famiglia anagrafica fiscalmente a carico anche se qualcuno di loro abita in un’altra città. È il caso, ad esempio, del figlio che frequenta un corso universitario fuori sede o del coniuge che ha il domicilio in un’altra città per questioni di lavoro.

Affinché il figlio maggiorenne non convivente si consideri facente parte del nucleo dei genitori, deve soddisfare tutti i seguenti requisiti: 

  • età inferiore a 26 anni; 
  • risultare fiscalmente a carico dei genitori; 
  • non essere sposato; 
  • non avere figli. 

Quindi, un figlio con più di 26 anni fa sempre nucleo familiare a sé stante non essendo più rilevante il fatto che sia o meno fiscalmente a carico dei genitori.

Dunque, i figli maggiorenni:

  • non conviventi con i genitori e fiscalmente a loro carico (ovvero, a carico di uno dei due genitori) e che
  • non sono coniugati e non hanno figli,
  • fanno parte del nucleo familiare dei genitori. Non rilevano infatti eventuali diverse abitazioni di fatto.

Diversamente, se il figlio è coniugato e/o ha figli, fa parte di un nucleo diverso da quello dei genitori.

Di conseguenza, il figlio maggiorenne che non convive con i genitori (o uno di loro) e non è a carico fiscalmente oppure che è fiscalmente a carico ma coniugato e/o ha figli (criterio anagrafico) fa parte di un nucleo familiare diverso.

Fino a quando i genitori rispondono dei figli?

Diverso è infine il discorso della responsabilità civile e penale dei genitori per le azioni commesse dai figli. Partiamo da quest’ultima.

I genitori non sono mai responsabili per i reati commessi dai figli, anche se questi sono minorenni. Se il figlio ha almeno 14 anni assume la responsabilità penale delle proprie azioni e pertanto può essere processato e condannato come un maggiorenne. Invece, se il figlio ha meno di 14 anni, non può essere considerato responsabile. Il crimine pertanto resterà impunito.

Invece i genitori sono responsabili dei danni commessi dai figli minorenni, sia che tali danni provengano da un illecito civile che penale. Dunque un figlio minore è sempre “coperto” dai genitori mentre i figli maggiorenni, anche se disoccupati, sono responsabili in prima persona delle conseguenze delle proprie azioni.

Per quanto infine riguarda gli illeciti amministrativi (si pensi alle multe stradali e alle multe fatte dai controllori per chi è senza biglietto sui mezzi pubblici), la responsabilità è sempre dei genitori finché il figlio è minorenne.


note

[1] Nel limite di reddito di 2.840,51 euro (o 4.000 euro) che il familiare deve possedere per essere considerato fiscalmente a carico, vanno computate anche le seguenti somme, che non sono comprese nel reddito complessivo:

  • il reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sulle locazioni;
  • le retribuzioni corrisposte da Enti e Organismi Internazionali, Rappresentanze diplomatiche e consolari, Missioni, Santa Sede, Enti gestiti direttamente da essa ed Enti Centrali della Chiesa Cattolica;
  • la quota esente dei redditi di lavoro dipendente prestato nelle zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto lavorativo da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27, commi 1 e 2, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98);
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (art. 1, commi da 54 a 89, legge 23 dicembre 2014, n. 190).

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