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Risarcimento vaccino Covid-19: a quanto ammonta?

16 Maggio 2022
Risarcimento vaccino Covid-19: a quanto ammonta?

L’indennizzo previsto dallo Stato per i danni da vaccinazione anti Covid-19 non è cumulabile al risarcimento del danno che va richiesto con apposita causa. 

A dispetto di quanto dicevano i negazionisti all’indomani delle prime somministrazioni del vaccino contro il Covid-19, lo Stato ha confermato che i danni derivanti da tale trattamento sanitario saranno risarciti. E il primo caso, purtroppo, si è già verificato. Ma a quanto ammonta il risarcimento da vaccino Covid-19 e come fare per ottenerlo? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Il primo caso di indennizzo da vaccino Covid-19

Francesca Tuscano, insegnante di sostegno, morì a 32 anni il 4 aprile 2021 dopo avere ricevuto la dose di vaccino AstraZeneca. Causa della morte: trombosi cerebrale.

La consulenza del medico legale e dell’ematologo ha stabilito che «il decesso della paziente è ragionevolmente da riferirsi a effetti avversi da somministrazione di vaccino anti Covid- 19», e ha scagionato il comportamento dei medici coinvolti nella vaccinazione (per via dello “scudo penale” previsto dalla legge). 

Nella consulenza si legge inoltre che a uccidere Francesca è stata una rarissima trombosi cerebrale «associata a piastrine basse, scatenata in particolare nelle giovani donne dai vaccini basati su adenovirus», proprio come AstraZeneca. Quello di Francesca è considerato «un caso modello di reazione rarissima e gravissima avversa». 

Il 2 aprile 2021, dopo l’iniezione, la giovane aveva accusato forti mal di testa: i genitori l’avevano trovata in stato di incoscienza. Il 4 aprile è stata dichiarata la morte all’Ospedale San Martino di Genova.

Oggi sappiamo quanto prenderanno dallo Stato i familiari, eredi della giovane: 77.468,53 euro. Pochissimo, sì: ma si tratta solo dell’indennizzo. Nulla esclude che si possa anche chiedere l’ulteriore risarcimento del danno.

Per comprendere meglio la questione dobbiamo capire cosa prevede la legge in merito ai danni da vaccinazioni obbligatorie.

Danni da vaccini obbligatori: cosa spetta?

La legge 210 del 1992 prevede un indennizzo statale a chi subisce danni da emotrasfusione. 

Lo stesso indennizzo è stato esteso anche ai danni derivanti da vaccini anti Covid. Questo perché la tutela indennitaria prevista dalla legge 210 è stata estesa, grazie a una nota sentenza della Corte Costituzionale [1], anche alle vaccinazioni facoltative e a quelle raccomandate per esigenze di salute pubblica.

Ne è seguita peraltro un’espressa previsione normativa: il decreto legge 4 del 2022 ha infatti espressamente riconosciuto l’indennità statale anche ai danni permanenti causati dalla «vaccinazione anti Sars-CoV2 raccomandata dall’autorità sanitaria italiana», con conseguente previsione di nuovi stanziamenti a copertura dei costi, per il 2022 e per il 2023. 

In sostanza, chi si ritenga danneggiato da un vaccino antiCovid può senz’altro presentare domanda di indennizzo. Dovrà chiaramente dimostrare che i danni sono dipesi dal vaccino e non da altre cause, ed è questo l’aspetto più complicato. Il danneggiato o, in caso di decesso, i suoi familiari dovranno pertanto chiedere una visita da parte della Commissione medica competente che accerti la riferibilità causale della complicanza e del danno permanente alla somministrazione del farmaco, senza dover indagare su eventuali responsabilità risarcitorie.

Come abbiamo visto nel caso di Francesca, l’indennizzo statale per i danni da vaccino Covid-19 è di 77.468,53 euro. L’esiguità dell’importo riconosciuto a fronte di una vita umana farebbe saltare dalla sedia chiunque e gridare all’ingiustizia. Ma nulla esclude che, oltre all’indennizzo, si possa ottenere anche un risarcimento del danno. Con l’unica differenza che se l’indennizzo viene riconosciuto in via automatica, per il risarcimento c’è bisogno di una causa, ossia una sentenza del giudice che, accertato il rapporto di causa-effetto tra vaccino e danni, condanni lo Stato ad un importo superiore rispetto a quello dell’indennizzo. E chiaramente, a tal fine, la parte istante dovrà anticipare le spese del giudizio avvalendosi peraltro di un avvocato. 

Si tratta chiaramente di un giudizio civile, con i suoi tempi. Alcuna azione penale può essere intrapresa contro chi ha somministrato il vaccino attesa l’esenzione prevista per legge.

Danno da vaccino Covid-19: quanto spetta?

Abbiamo visto, sulla base dell’esperienza del caso di Francesca Tuscano, che l’indennizzo statale per i danni da vaccino Covid-19 ammonta a 77.468,53 euro. Dicevamo, però, che l’avente diritto può agire per ottenere l’ulteriore risarcimento del danno. Tuttavia, a riguardo, la Cassazione [2] ha precisato che le due misure non possono essere cumulate. Ragion per cui, chi ha già ottenuto l’indennizzo e agisca per avere anche il risarcimento dovrà poi detrarre, da detto risarcimento, l’importo già ottenuto con il precedente indennizzo. 

In sostanza, chi ha riportato un danno un vaccino Covid-19 può presentare domanda di indennizzo e ciò non impedisce l’azione civile a chi preferisca ottenere un vero e proprio risarcimento a carico dello Stato. L’azione può essere promossa anche da chi abbia già chiesto e ottenuto l’indennizzo, ma il risarcimento dovrà tener conto di quanto già percepito a titolo indennitario, decurtandolo dal montante risarcitorio al fine di evitare indebiti arricchimenti. Però, se il ministero non dà prova dell’avvenuto pagamento dell’indennizzo, la decurtazione non opera.

Il principio appena enunciato è stato enucleato dalla Cassazione [2] con riferimento ai danni da emotrasfusione sebbene, come anticipato, la stessa previsione normativa sia stata estesa anche ai danni da vaccino antiCovid. Di qui il principio generale: chi subisce un danno da emotrasfusione non può cumulare gli indennizzi previsti dalla legge 210 del 1992 e il risarcimento del danno eventualmente richiesto in un giudizio civile. Ma il divieto non opera per il solo fatto che la vittima abbia titolo per pretendere l’indennizzo, ma ne presuppone l’effettivo pagamento. 


note

[1] C. Cost. sent. n. 118/2020.

[2] Cass. ord. n. 12388/22 del 15 aprile 2022


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