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Si può contestare una donazione di soldi?

16 Maggio 2022
Si può contestare una donazione di soldi?

Lesione della legittima: cosa possono fare gli eredi se una persona fa un bonifico a un figlio o a un altro familiare?

Un nostro lettore, consapevole del fatto che gli eredi legittimari possono attaccare le donazioni fatte in vita dal defunto, ci chiede se si può contestare una donazione di soldi o se tale possibilità è limitata solo gli immobili, come le case, gli appartamento o i terreni. Il quesito è chiaro: se una persona, prima di morire, fa un bonifico a favore di un figlio o comunque gli cointesta il proprio conto corrente – così eseguendo una donazione per metà del denaro in esso contenuto – può tale atto essere revocato? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Si può contestare una donazione?

Nel momento in cui una persona effettua una donazione, la stessa è irrevocabile, a meno che non vi sia stata «ingratitudine» del donatario o sopravvenienza di nuovi figli ignoranti dal donante all’atto della donazione.

Quanto all’ingratitudine, questa si manifesta o con la commissione di reati particolarmente gravi (gli stessi previsti per l’indegnità a succedere) oppure con una ingiuria grave nei confronti del donante. L’ingiuria grave è un sentimento di forte avversione e disprezzo, reso pubblico e palese. Leggi la nostra guida sulla revoca della donazione per ingratitudine.

I parenti del donante non possono contestare una donazione finché questi è in vita, a meno che la donazione sia stata effettuata senza notaio laddove ciò invece sia previsto dalla legge. In particolare, devono essere effettuate con atto notarile tutte le donazioni di «non modifico valore»: quelle cioè che, in relazione alle condizioni economiche delle parti, impoveriscono il donante e arricchiscono il donatario in modo rilevante. In assenza del rogito, la donazione può essere impugnata senza limiti di tempo, anche dagli eredi del donante. 

Negli altri casi le donazioni (quelle cioè di modico valore) non richiedono il notaio e, pertanto, non possono essere contestate per difetto di forma. 

Quando si può contestare una donazione?

Abbiamo appena detto che gli eredi del donante non possono contestare la donazione finché questi è in vita, salvo il difetto di atto notarile laddove obbligatorio (ossia per le donazioni di non modico valore). Tuttavia, alla morte del donante, la donazione può essere contestata in presenza di determinati requisiti. 

Vediamo innanzitutto chi può contestare la donazione. Lo possono fare solo i cosiddetti eredi legittimari, ossia:

  • il coniuge;
  • i figli;
  • i genitori (solo in assenza di figli).

Questi soggetti non possono mai essere diseredati: essi hanno sempre diritto a una quota minima di eredità del loro parente (sono le cosiddette «quote di legittima»). E se se sono stati privati di tale diritto, è loro facoltà contestare non solo il testamento del defunto ma anche le donazioni da lui fatte in vita, che potrebbero aver ridotto il suo patrimonio. 

Comprendere questo meccanismo ci consente di rispondere anche a una seconda domanda: quando si può contestare una donazione? Lo si può fare solo alla morte del donante e sempre che questi, con il proprio testamento, abbia lasciato agli eredi legittimari una quota inferiore rispetto a quelle previste dalla legge (per sapere quali sono tali quote leggi l’articolo Quali sono le quote degli eredi legittimari?).

Dunque, nessun altro, all’infuori degli eredi legittimari lesi nelle proprie quote di legittima può contestare la donazione. A loro è consentito impugnare la ripartizione dell’eredità eseguita con il testamento e, se ciò non dovesse essere sufficiente a ristabilire le “giuste proporzioni”, anche gli atti di donazione fatti dal defunto quando ancora era in vita. Tale azione viene chiamata «azione di riduzione» o «azione di lesione della legittima».

Ma attenzione: un legittimario può agire contro gli altri eredi e i donatari solo se non ha ricevuto dal defunto quando questi ancora era in vita, in donazione, beni a sufficienza per soddisfare la sua quota di legittima. Un genitore, ad esempio, potrebbe soddisfare la legittima di un figlio con donazioni e quella dell’altro con il testamento.

Si può contestare una donazione in denaro?

L’azione di lesione della legittima è esercitabile innanzitutto contro le disposizioni testamentarie. E solo se, così facendo non dovesse essere possibile integrare il diritto leso, anche contro le donazioni fatte dal defunto in vita. 

Nell’azione rientra qualsiasi tipo di donazione, quindi anche quelle in denaro. Non conta dunque il bene donato ma il valore della donazione e il fatto che questa abbia ridotto il patrimonio del donante tanto da pregiudicare le quote della legittima. 

Se il valore dei beni di cui il testatore ha disposto risulta insufficiente a integrare la quota legittima, il giudice riduce le donazioni.

Le donazioni effettuate in vita dal defunto si riducono cominciando dalla più recente (art. 559 c.c.); tale ordine di riduzione non può essere modificato in alcun modo dal donante essendo inderogabile.

Le donazioni non si riducono in concorso con le disposizioni testamentarie e neppure in concorso fra loro ma singolarmente, dall’ultima fino alle più remote, fino al limite dell’integrazione della riserva.

Il legittimario deve provare oltre il valore anche l’ordine cronologico delle diverse donazioni.

Quando invece più donazioni sono effettuate nello stesso momento si applicano per analogia le regole dettate per la riduzione delle disposizioni testamentarie.



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