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Stop ai rapporti del figlio col genitore separato: quando?

17 Maggio 2022 | Autore:
Stop ai rapporti del figlio col genitore separato: quando?

Il minore può lasciare la casa della madre o del padre che hanno un nuovo partner se la convivenza con la nuova coppia non funziona?

Un vecchio adagio dice che gli amici li puoi scegliere ma i parenti no: tocca convivere con quelli che il destino impone. Nulla vieta, però, a chi ha dei problemi di convivenza di tagliare la corda e di intraprendere la propria strada. Il problema sorge, però, se chi vuole tagliare la corda è un minorenne che, dopo la separazione dei genitori, abita con uno di loro e con il nuovo partner del padre o della madre. Se quella persona arrivata all’improvviso nella sua quotidianità gli rende la vita difficile, il minore è tenuto a sopportarla? In caso come questo, si può dire stop ai rapporti del figlio col genitore separato? Quando deve intervenire un giudice per fare un po’ di ordine e quando, invece, può decidere il ragazzino da solo?

A pronunciarsi in merito è stata la Corte europea dei diritti dell’uomo, come riportato in una recente sentenza del tribunale di Terni [1]: poter scegliere gli amici ma non i parenti può essere relativo, sostengono i giudici di Strasburgo. Vediamo perché.

Il genitore collocatario può inserire il nuovo partner in famiglia?

Poniamo il caso di una coppia sposata, con un figlio minorenne, che si separa. Il ragazzino, come spesso succede, va a vivere con la madre, la quale, dopo un certo tempo, inizia una nuova relazione con un altro uomo. La cosa diventa seria e la donna, dopo aver fatto incontrare il compagno ed il figlio in qualche occasione e non aver avvertito particolari problemi tra di loro, decide di accogliere in casa il fidanzato e di iniziare tutti e tre una vita insieme.

È un’ipotesi plausibile? C’è qualche legge che lo vieta? No. Già la Cassazione ha detto che nulla impedisce ad un genitore separato di presentare al figlio il nuovo partner [2], purché si tratti di una relazione stabile ed equilibrata. E, poiché stabilità ed equilibrio ci sono, è altrettanto possibile coinvolgere il figlio in una nuova relazione sentimentale che veda in casa, in maniera definitiva, la presenza del partner del padre o della madre. Purché – sottolineano i giudici – non ci sia un pregiudizio per il minore e risulti ben chiaro che la nuova figura non sostituisce quella del genitore assente.

Quando si interrompono i rapporti tra figlio e nuovo partner del genitore?

Non è detto, però, che tra il figlio ed il nuovo partner del genitore le cose vadano sempre bene. E ci sono due momenti in cui i rapporti possono essere interrotti o, quanto meno, rivisti.

Il primo, quando il genitore non collocatario avverte che il nuovo compagno dell’altro genitore ha minato il terreno e, in qualche modo, ha creato le condizioni per «tagliarlo fuori». Diventa sempre più complicato fare le visite di diritto al figlio, l’ex coniuge comincia a prendere delle scuse più o meno esplicite per evitare i contatti, ecc.

Il genitore non collocatario può, a questo punto, rivolgersi al giudice affinché intervenga nell’interesse del minore. L’accoglimento della domanda di ridimensionare i rapporti non è automatico ma è possibile. Ad esempio, la Suprema Corte [3] ha stabilito che il genitore che impone il nuovo partner ai figli rischia di perdere l’affido a favore dell’altro coniuge. Nel caso di specie, i giudici decidevano di affidare la prole al padre per via della nuova convivenza della madre.

Il secondo caso è quello che vede il figlio minore in prima persona prendere la decisione di lasciare il genitore a cui era stato affidato dopo l’arrivo del nuovo compagno. Una recente sentenza del tribunale di Terni ha richiamato un pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo secondo cui il ragazzo può interrompere i contatti se non si trova bene con l’attuale partner del padre o della madre. Il minore, dunque, può andare dall’altro genitore e restarci anche se la nuova coppia con cui conviveva si è, a sua volta, separata.

Nel caso specifico, la Corte di Strasburgo si era occupata del caso di una ragazza che aveva deciso di lasciare la casa della madre a cui era stata affidata perché non si trovava bene con quella nuova presenza in famiglia: si sentiva trascurata, avvertiva che quell’uomo appena arrivato in casa avesse la precedenza rispetto a lei, la coppia si mostrava davanti a lei in atteggiamenti intimi. La minore era andata dal padre e lì era rimasta anche quando la mamma aveva messo fine alla convivenza con il nuovo compagno.

Per i giudici europei, costringere la ragazzina a tornare dalla madre e a riprendere un rapporto ormai compromesso sarebbe una forzatura contro il suo interesse. Vanno, quindi, capite – scrivono i magistrati – le ragioni del rifiuto a riprendere una relazione stabile con la madre. E, pertanto – conclude la sentenza – un tribunale non può imporre al minore di vivere con il genitore separato.

Semmai, impone la Corte Edu, il padre sarà tenuto a informare la madre sull’andamento psico-fisico della figlia. Anche per far capire alla ragazza che la mamma tenta di recuperare un rapporto precedentemente saltato in aria.


note

[1] Trib. Terni sent. n. 354/2022 del 26.04.2022.

[2] Cass., sent. n. 283/2009.

[3] Cass. sent. n. 11448/2017 del 10.05.2017.

Autore immagine: canva.com/


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