Diritto e Fisco | Editoriale

La questione dei nuovi termini feriali: tagli alle ferie dei giudici o degli avvocati?

3 ottobre 2014


La questione dei nuovi termini feriali: tagli alle ferie dei giudici o degli avvocati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 ottobre 2014



Avvocati o magistrati: la questione non è stata correttamente affrontata dai media; ecco a cosa servono i termini processuali.

Un tempo la campagna elettorale era destinata ai periodi che precedevano le elezioni. Da un po’ di tempo, invece, una buona dose di “marketing governativo” ci offre il piacere di assistere alla migliore campagna mediatica anche dopo le nomine. È proprio il caso della recente riforma della giustizia che ha – così ha riferito il governo al popolo – tagliato le ferie ai giudici: un’opera meritoria dei nostri politici, la panacea dei mali della giustizia e, soprattutto, la vittoria del principio democratico di uguaglianza di tutti i lavoratori. Ma è davvero così?

Le cose stanno diversamente! Chi non ha familiarità con le aule di giustizia potrebbe avere l’impressione che la sospensione dal 1° agosto al 15 settembre, finora in vigore, avesse lo scopo di assicurare a magistrati e avvocati il privilegio di un mese e mezzo di ferie annuali. Non è affatto vero. Tale “cesura” serve solo, ai fini del conteggio dei termini di decadenza delle azioni processuali (in pratica, dal 1/8 al 15/9, si faceva finta che non esistessero giorni sul calendario da calcolare).

Quindi, a ben vedere, la questione tocca più gli avvocati che i giudici.

La sospensione dei termini processuali è, infatti, completamente indipendente dalla durata delle ferie dei magistrati, i quali nel periodo di sospensione feriale, possono (e fuori del loro periodo di ferie devono) prestare la propria opera non solo per i procedimenti ai quali la sospensione non si applica (penale in gran parte, lavoro, alimenti, dichiarazione e revoca di fallimenti, esecuzione, procedimenti d’urgenza), ma in tutti i procedimenti possono e debbono deliberare e redigere sentenze e altri provvedimenti. Quindi, in agosto potrebbero ben lavorare, così come, al contrario, smettere di lavorare per il resto dell’anno. Dunque, il decreto non tocca i giorni di ferie annuali che spettano ai giudici per contratto i quali, ovviamente, possono goderne in qualsiasi altro mese.

Come giustamente riportato dal “Sole 24 Ore” di stamane, la sospensione feriale dei termini processuali, là dove è applicabile, ha lo scopo di assicurare agli avvocati, salvo le eccezioni anzidette, un normale periodo di riposo in agosto. Infatti, la nuova disciplina prevista dal decreto, secondo la quale la sospensione feriale dei termini andrebbe dal 6 al 31 agosto, significa che il termine per il deposito di una difesa scritta potrebbe scadere il 1° settembre, con la conseguenza che l’avvocato dovrebbe, per redigerla, lavorare nel mese di agosto, mentre la grande maggioranza dei lavoratori italiani è in vacanza.

Piuttosto, in luogo della sospensione, che ha l’effetto di prolungare tutti termini di altrettanto, anche se non scadrebbero nel periodo feriale, sarebbe preferibile disporre che i termini che scadono fra il 1° agosto e il 15 settembre sono prorogati al primo giorno lavorativo successivo a questo periodo.

Il problema della produttività dei magistrati prescinde dai termini feriali (peraltro i ritardi di anni e anni non potrebbero certo essere recuperati con 15 giorni in meno di lavoro all’anno). Le cifre parlano chiaro: oltre 5,8 milioni di procedimenti civili e penali definiti in un anno (dati 2012 del ministero della Giustizia) da circa 16.000 magistrati, fra togati e onorari, sono una produzione di tutto rispetto, con una media pro capite di circa 364 procedimenti, analoga a quella dell’efficiente Germania.

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