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Chiuse tutte le cause di previdenza contro l’Inps con vittoria del cittadino

3 Ottobre 2014
Chiuse tutte le cause di previdenza contro l’Inps con vittoria del cittadino

Se fino a 500 euro, l’Inps rinuncia al contenzioso e il contribuente vince la partita.

 

A distanza di oltre tre anni dal provvedimento normativo che l’ha previsto, l’Inps chiuderà i contenziosi pendenti in primo grado alla data del 31 dicembre 2010 e di valore non superiore a 500 euro.

Lo aveva previsto una legge del 2011, con lo scopo di ridurre il contenzioso in atto. In particolare era stato stabilito l’obbligo di estinguere automaticamente, con immediato riconoscimento della pretesa economica a favore del cittadino (quindi a discapito dell’Inps), i processi in materia previdenziale pendenti nel primo grado di giudizio al 31 dicembre 2010 (sempre che non fosse intervenuta ancora la sentenza) il cui valore complessivo non fosse superiore a 500 euro.

La previsione normativa è stata oggetto di ricorso alla Corte costituzionale che a giugno [2] ha ritenuto infondata la questione di incostituzionalità e, quindi, si è pronunciata a favore della validità della nuova norma.

Non ci sono, dunque più ostacoli per l’attuazione del provvedimento. Ed è stato lo stesso Inps a comunicarlo con un recente messaggio: prendendo atto della decisione, l’Istituto di previdenza ha dato indicazione alle strutture territoriali di “eseguire tempestivamente i decreti di estinzione emessi dai giudici di primo grado”.

Erano oltre 160mila le liti pendenti a fine 2010 oggetto del decreto legge 98/2011, di cui quasi 130mila riguardavano la retribuzione agricola effettiva e 14mila la disoccupazione agricola.


Chi ha instaurato una causa in corso contro l’Inps del valore di massimo 500 euro a partire dal 31 dicembre 2010, potrà sollecitare al giudice l’estinzione del giudizio con riconoscimento automatico della pretesa del cittadino ai danni dell’ente previdenziale. In pratica, la causa si considererà vinta.

note

[1] Decreto legge 98/11.

[2] C. Cost. ord. n. 158/2014.

[3] Inps, messaggio n. 7383/14.


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