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Quali danni non possono essere risarciti?

17 Maggio 2022
Quali danni non possono essere risarciti?

Quando è possibile ottenere un risarcimento del danno e come fare a dimostrarlo.

Spesso, dinanzi a un torto subito, si invoca subito una pretesa di risarcimento. Ma non sempre i nostri giudici sono inclini a riconoscere tali richieste. Non capita di rado, così, che pur avendo ragione, si perda la causa. Per quali ragioni? Quali danni non possono essere risarciti, seppur sussistenti? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Perché un danno non può essere risarcito?

Ci sono due ragioni per cui è possibile che una richiesta di risarcimento del danno non venga accolta: una di carattere processuale e l’altra sostanziale. 

Quanto alla prima, spetta a chi chiede il risarcimento dimostrare di aver subito un danno. È ciò che tecnicamente viene detto onere della prova. Tale prova può essere fornita con qualsiasi mezzo: testimonianze, documenti o anche indizi (purché siano più di uno e, tra loro, precisi e concordanti).

La richiesta di risarcimento non può basarsi sulla semplice presunzione che dall’illecito sia per forza derivato il danno: il danno va dimostrato e non può ritenersi, di per sé, già insito nella condotta vietata.

Tanto per fare un esempio, il fatto che il vicino di casa faccia baccano la notte non significa in automatico che l’inquilino al piano di sotto non sia riuscito a dormire e quindi abbia diritto al risarcimento (ben potendo essere fuori casa o magari non avere alcuna voglia di riposare). 

Insomma, non è corretto pensare che vi sia un’equazione diretta tra illecito e danno. Il danno richiede una prova specifica circa la sua esistenza. Non è invece necessario dimostrare l’ammontare del danno quando questo non possa essere quantificato (si pensi proprio al danno da disturbo alla quiete pubblica): in tal caso, il giudice lo quantificherà secondo “equità”, ossia in base al caso concreto e secondo quanto gli appare giusto.

La seconda ragione per cui un danno potrebbe non essere risarcito, dicevamo, è di carattere sostanziale. Come infatti vedremo meglio a breve, la giurisprudenza ritiene che i piccoli fastidi della vita quotidiana non possano intasare le aule giudiziarie: ragion per cui se il livello del danno è minimo o irrisorio (si pensi a un’email di spam, facilmente cancellabile) la richiesta di risarcimento non può essere accolta. 

Quali danni possono essere risarciti?

I danni risarcibili sono solo quelli effettivi, concreti, attuali e soprattutto dimostrabili. 

In pratica, non si può chiedere un risarcimento per un danno paventato, ma non ancora concretizzatosi. Il timore di subire, in futuro, un pregiudizio – di cui pertanto non si può ancora dare prova – non può consentire di ottenere il risarcimento.

Inoltre, possono essere risarciti solo i danni dimostrabili. Chi dichiara di aver subito un danno ma sia senza prove non può ottenere il risarcimento. 

Quali sono i risarcimenti?

Il risarcimento può riguardare sia i danni patrimoniali che quelli non patrimoniali.

I danni patrimoniali sono di due tipi:

  • danno emergente: sono le spese e le perdite conseguenti alla condotta illecita. Si pensi a un’auto distrutta che si è dovuto rottamare; oppure ai costi del carrozziere; alle spese mediche, ecc.
  • lucro cessante: è il guadagno che si è perso a causa dell’illecito. Si pensi a un imprenditore che, a causa di un infortunio, perda la possibilità di concludere un grosso affare.

Molto più ampia è la categoria dei danni non patrimoniali nella quale rientrano tutti quelli che non incidono direttamente sulla ricchezza del danneggiato. I principali di essi sono:

  • danno biologico: è la perdita di funzionalità del corpo o di una parte di essa, che può essere totale o parziale, momentaneo o definitivo. Si pensi a una gamba ingessata per un mese, a un braccio che non potrà più articolare correttamente a seguito di un incidente, ecc.;
  • danno morale: è la sofferenza interiore che deriva dall’illecito, il dolore non solo psicologico ma anche fisico;
  • danno esistenziale: è il danno alla vita di relazione. Si pensi a una persona che, a causa di uno sfregio al volto, si vergogni di uscire oppure a un uomo che, avendo subito un trauma all’apparato riproduttivo, non possa più avere rapporti con donne. 

Quali danni non possono essere risarciti?

La Cassazione a sezioni unite, con due famose sentenze del 2008 (le cosiddette sentenze gemelle [1]) ha stabilito importanti criteri in materia di risarcimento del danno non patrimoniale.

La Corte ha detto che non è possibile risarcire i cosiddetti “danni bagatellari” ossia i danni futili o irrisori, oppure causati da condotte prive del requisito della gravità. 

Pertanto, la liquidazione di danni non patrimoniali non gravi, o causati da offese non serie, rischia di essere rigettata dal giudice. Ecco alcuni esempi di danni non risarcibili:

  • il breve ritardo di un mezzo pubblico;
  • un tacco che si rompe su una grata sull’asfalto, senza conseguenze fisiche;
  • un taglio di capelli sbagliato;
  • una email di spam o la telefonata di un call center;
  • un ortaggio guasto all’interno di una cassetta di frutta;
  • gli escrementi del cane o del gatto del vicino sulla propria piantina;
  • la mancata attivazione di un’utenza telefonica per pochi giorni;
  • il disservizio alla luce per poche ore.

Sempre la Cassazione [2] ha ribadito che la risarcibilità di un pregiudizio non patrimoniale presuppone che la lesione sia grave (cioè superi la soglia minima di tollerabilità, imposta dai doveri di solidarietà sociale) e che il danno non sia futile, vale a dire non consista in semplici disagi o fastidi.

Secondo la giurisprudenza, la lesione di valori costituzionalmente protetti accede alla tutela risarcitoria se travalica una certa soglia di gravità e pertanto non può essere accolta una domanda di tutela per illeciti cosiddetti “bagatellari” [3]. 

La supposta lesione di diritti, anche se protetti dalla Costituzione, non è meritevole di tutela risarcitoria quando deriva dallo sconvolgimento della vita quotidiana, che si traduce in meri disagi, fastidi, disappunti, ansie e ogni diversa espressione di insoddisfazione, senza conseguenze gravi [4].


note

[1] Cass. sent. n. 26972/08 e 26975/08.

[2] Cass. sent. n. 8703/2009.

[3] Trib. Novara, sentenza del 30 ottobre 2009

[4] Cass. sent. 2370/2014; Trib. Modena, sent. 15 settembre 2014, Trib. Arezzo, sent. 19 febbraio 2018


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