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Quando fare denuncia per mobbing?

17 Maggio 2022
Quando fare denuncia per mobbing?

Quando il mobbing è un reato: il nuovo orientamento della Cassazione. 

Il mobbing costituisce innanzitutto un illecito civile che è fonte di risarcimento nel momento in cui il dipendente, vessato dal datore, riesce a dimostrare di aver subito un danno. Ma il mobbing, in alcuni contesti, può diventare anche reato, ragion per cui la vittima può sporgere querela contro il responsabile delle azioni mobbizzanti. Non sempre però il mobbing integra un illecito penale: in tali casi, bisognerà accontentarsi del solo risarcimento (che va comunque richiesto al datore di lavoro in quanto responsabile, in prima persona, della salute psicofisica dei dipendenti e quindi di tutto ciò che avviene in azienda). Ma quando fare denuncia per mobbing? Come riconoscere i casi in cui il mobbing è reato e quelli invece in cui non lo è? Cerchiamo di operare alcuni importanti chiarimenti in merito, partendo proprio dalla nozione di tale illecito: cosa si intende per mobbing e quando scatta, come si fa a dimostrare il mobbing e come capire se si è vittima di mobbing. Ma procediamo con ordine.

Cosa si intende per mobbing?

In un precedente articolo abbiamo spiegato come capire se si è vittima di mobbing. Il mobbing è rappresentato da una vessazione psicologica attuata in modo sistematico, ripetuto e per un apprezzabile periodo temporale, rivolta a umiliare ed emarginare il dipendente. 

Due sono quindi gli elementi costitutivi del mobbing:

  • uno oggettivo, costituito dalla reiterata e prolungata vessazione, che può consistere in: pressioni o molestie psicologiche, critiche immotivate, avvio ingiustificato di procedimenti disciplinari, attribuzione di compiti inferiori o eccessivi, esorbitanti dalle attribuzioni del lavoratore, emarginazione dalla vita lavorativa con la mancata condivisione delle informazioni utili all’attività lavorativa;
  • uno soggettivo, costituito dall’intento, dal fine, che unifica tutti questi comportamenti e rivolto a umiliare il dipendente, mortificarlo, provocarne l’allontanamento dall’azienda ed eventualmente le dimissioni. 

Come si fa a dimostrare il mobbing?

Il dipendente che chieda il risarcimento del danno deve fornire due prove:

  • i vari comportamenti mobbizzanti;
  • il conseguente danno fisico e/o psichico che ne ha subito.

La prova del mobbing può essere offerta in qualsiasi modo, ad esempio con le testimonianze dei colleghi o dei dipendenti, con gli ordini di servizio che abbiano assegnato il dipendente a mansioni non consone alle sue qualifiche, con registrazioni video e/o audio, che oggi sono ammesse dalla giurisprudenza se necessarie a tutelare i propri diritti in tribunale. 

La prova del danno alla salute può essere invece offerta con certificati medici. 

Le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno affermato che il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento di qualunque tipo di danno lamentato (danno professionale, biologico o esistenziale) non ricorre automaticamente in tutti i casi di mobbing. Secondo la Corte, l’inadempimento del datore di lavoro può causare una pluralità di conseguenze lesive per il lavoratore, che devono essere specificamente allegate dal lavoratore e devono essere provate altrettanto puntualmente: se nel caso del risarcimento del danno biologico sarà necessaria l’esistenza di una lesione dell’integrità psico-fisica medicalmente accertabile, nel caso del danno esistenziale, il lavoratore dovrà ricorrere puntualmente a tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento. 

Tenuto conto della natura immateriale di tale danno, quindi, il giudice, secondo la Corte, potrà utilizzare anche la prova per presunzioni: vale a dire gli indizi, ossia il procedimento logico per cui dalla complessiva valutazione di elementi allegati quali ad esempio, durata, gravità, pubblicità della dequalificazione, frustrazione di ragionevoli aspettative di carriera, effetti negativi sulle abitudini di vita, si può coerentemente risalire al fatto ignoto, vale a dire all’esistenza del danno, facendo ricorso alle nozioni generali derivanti dall’esperienza.

Quando fare denuncia per mobbing?

Il mobbing può integrare il reato di maltrattamenti in famiglia. Ma ciò solo a patto che vi sia uno stretto contatto tra datore di lavoro e dipendente. Il che avviene soprattutto nelle piccole aziende, dove l’ambiente è ristretto e ciò fa sì che il capo possa esercitare quotidianamente il proprio abuso sul dipendente. 

Con una recente sentenza [2], la Cassazione ha specificato che anche nella grande azienda il mobbing può essere punito a titolo di reato purché il manager sia a stretto contatto con il lavoratore vessato. Ma non solo: la condanna non può scattare sulla base delle sole dichiarazioni della vittima.

Vediamo però qual è il reato che potrebbe scattare in caso di mobbing. Si tratta dei maltrattamenti in famiglia, reato previsto dall’articolo 572 del Codice penale. La giurisprudenza ha riconosciuto l’applicabilità di tale norma anche in ambito lavorativo a patto però che il rapporto di lavoro si svolga con forme e modalità tali da assimilarne i caratteri a quelli propri di un rapporto di natura “para-familiare”, quindi con:

  • relazioni intense e abituali, consuetudini di vita tra i soggetti interessati; 
  • soggezione di una parte con corrispondente supremazia dell’altra; 
  • fiducia riposta dal soggetto più debole in quello che ricopre la posizione di supremazia. 

Non si può parlare invece di reato in presenza, ad esempio, di relazioni tra dirigente e dipendente di un’azienda di grandi dimensioni, sindaco e dipendente comunale, capo officina e meccanico, capo squadra e operaio.

Ai fini del reato, inoltre, non basta il semplice generale rapporto di subordinazione/sovraordinazione che è presente in qualsiasi rapporto di lavoro subordinato e quindi non evidenzia il mobbing. 

Occorre invece che il soggetto agente versi in una posizione di supremazia, che si traduca nell’esercizio di un potere direttivo o disciplinare, tale da rendere specularmente ipotizzabile una soggezione, anche di natura meramente psicologica, del soggetto passivo, riconducibile a un rapporto di natura para-familiare. [3] 

Il presupposto della para-familiarità del rapporto di sovraordinazione si caratterizza per la sottoposizione di una persona all’autorità di un’altra in un contesto di prossimità permanente, di abitudini di vita (anche lavorativa) proprie e comuni alle comunità familiari, non ultimo per l’affidamento, la fiducia e le aspettative del sottoposto rispetto all’azione di chi ha ed esercita l’autorità con modalità, tipiche del rapporto familiare, caratterizzate da ampia discrezionalità ed informalità.

Quando denunciare il mobbing?

Il mobbing può essere oggetto di querela (e non di «denuncia», non essendo un reato procedibile d’ufficio) entro 3 mesi dall’ultimo degli atti illeciti.

Come denunciare il mobbing?

La querela per mobbing si può presentare, anche senza l’assistenza di un avvocato, con una dichiarazione scritta o verbale presso i Carabinieri, la Polizia di Stato oppure con l’atto depositato direttamente alla Procura della Repubblica.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 6572/06 del 14.03.2006.

[2] Cass. sent. n. 19268/22 del 16.05.2022.

[3] Cass. sent. n. 43100/2011.

Autore immagine: depositphotos.com


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