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Causa contro compagnia telefono: omesso tentativo di conciliazione

17 Maggio 2022
Causa contro compagnia telefono: omesso tentativo di conciliazione

La lite in materia di telefonia va dichiarata improcedibile se manca il tentativo obbligatorio di conciliazione?

Una recente e interessante sentenza della Cassazione [1] si occupa di stabilire quali sono le conseguenze in caso di omesso tentativo di conciliazione prima di una causa contro la compagnia del telefono. Il dubbio è se il giudice sia costretto a dichiarare l’azione improcedibile – e chiudere così il giudizio – oppure se dare alla parte istante un termine per integrare la mancanza. 

Prima però di rispondere al quesito sarà bene spiegare come funziona il tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di telecomunicazioni.

Il tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di telefonia e il ricorso cautelare d’urgenza

Per le controversie che insorgono tra utenti e compagnie del telefono, non può proporsi un giudizio dinanzi al giudice se prima non è stato esperito un tentativo obbligatorio di conciliazione la cui durata non può essere superiore a trenta giorni dalla proposizione dell’istanza. A tal fine, i termini per agire in sede giurisdizionale sono sospesi fino alla scadenza del termine per la conclusione del procedimento di conciliazione. 

Secondo la giurisprudenza, in caso di procedimenti cautelari e d’urgenza contro la compagnia telefonica, la conciliazione non è necessaria. Il mancato svolgimento del tentativo di composizione stragiudiziale non preclude dunque la proponibilità del ricorso ex art. 700 cod. proc. civ..

La tutela cautelare si connota proprio per quelle esigenze di celerità, di immediatezza e di urgenza che verrebbero altrimenti frustrate nel caso in cui venga richiesto anche il previo esperimento della conciliazione: i più lunghi tempi di tale procedura rischierebbero infatti di pregiudicare irreversibilmente il diritto del quale si domanda la tutela in via cautelare, con conseguente violazione del diritto di accesso alla giustizia dettato dall’articolo 24 della Costituzione. 

Il tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di telefonia e l’azione giudiziaria ordinaria

Inizialmente, il tentativo di conciliazione in materia di telefonia era considerato come condizione di proponibilità della domanda proposta in via ordinaria. Oggi la giurisprudenza, anche della Cassazione a Sezioni Unite [2], ha ribaltato tale tesi affermando il principio opposto. Sicché, in caso di omesso esperimento del tentativo di conciliazione, la controversia non può essere dichiarata improcedibile. Il giudice infatti è tenuto d’ufficio a sospendere la causa e a fissare un termine per consentire alle parti di eseguire l’adempimento con rinvio dell’udienza.

La Suprema Corte ha affermato che, in tema di controversie tra gli organismi di telecomunicazione e gli utenti, il mancato previo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dalla legge dà luogo all’«improcedibilità» e non all’«improponibilità» dell’istanza. Ne consegue che, ove difetti tale adempimento, il giudizio deve essere sospeso con concessione di un termine per svolgere il tentativo di conciliazione e prosegua all’esito di esso, non potendosi definire con una pronuncia in rito. 

Costituendo il tentativo di conciliazione una condizione di procedibilità della domanda, il giudice, anche di appello, è dunque tenuto a sospendere il giudizio e a fissare un termine per consentire alle parti di dar luogo al tentativo di conciliazione, con rinvio dell’udienza a un momento successivo, per l’eventuale prosecuzione dinanzi a sé in caso di relativo esito negativo o di inutile decorso del termine concesso, con rinnovazione del giudizio.

Invero, la scelta del legislatore di subordinare la tutela giudiziale all’esperimento preventivo della conciliazione risponde ad esigenze deflattive della giustizia perseguendo il preciso obiettivo di decongestionare l’attività degli uffici giudiziari ordinari. Una tale scelta non contrasta con il principio costituzionale che garantisce a tutti i cittadini la difesa giurisdizionale dei propri diritti nella misura in cui di fatto non impedisca ad essi di ricorrere al giudice naturale laddove ve ne sia la necessità. In entrambi i casi, viene sottolineata una sostanziale disparità di trattamento tra gli utenti del servizio telefonico che intendono tutelare giudizialmente i propri diritti e quelli di altri servizi. Mentre i primi possono accedere alla giustizia solo dopo aver espletato il tentativo di conciliazione, gli altri invece non incontrano nessun ostacolo o differimento nell’esercizio di un tale diritto. Ciò determina un’evidente violazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost. 


note

[1] Cass. ord. n. 15502/22 del 16.05.2022.

[2] Cass. SU sent. n. 8241/2020.

Procedimento cautelare – Domanda – Controversie in materia di telefonia – Tentativo di conciliazione – Non necessità.

Il mancato esperimento del tentativo di conciliazione non può ostare alla concessione di provvedimenti cautelari di urgenza in materia di sospensione del servizio relativo ad utenze telefoniche. (in Giurisprudenza di merito, 2005, pag. 2322)

Tribunale di Siracusa, ordinanza 9 giugno 2005 – Presidente Barbara; Estensore Artino Innaria

Procedimenti cautelari – Provvedimenti d’urgenza – Domanda – Mancato preventivo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione – Proponibilità del ricorso – Preclusione – Configurabilità – Esclusione – Fattispecie in tema di telecomunicazioni.

Secondo quanto prevede l’ultimo comma dell’art. 412- bis c.p.c., norma che, pur dettata in riferimento al rito del lavoro, esprime un principio generale dell’ordinamento, la proposizione delle azioni cautelari deve considerarsi svincolata dall’onere del preventivo esperimento del tentativo di conciliazione. Ne consegue che, in caso di controversie insorte nel settore delle telecomunicazioni, il mancato svolgimento della procedura conciliativa ( cfr . art. 1 primo comma, l. 31 luglio 1997, n. 249, e della deliberazione 19 giugno 2002 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, contenente il regolamento attuativo) non preclude la proponibilità del ricorso ex art. 700 c.p.c. ed in generale dei procedimenti cautelari. (F.Cia.)

Tribunale di Rossano, ordinanza 1° aprile 2005 – Giudice unico Sacchi

Provvedimenti d’urgenza – Ricorso ex art. 700 c.p.c. – Preventivo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione – Omissione – Improponibilità della domanda – Esclusione – Fondamento – Fattispecie in tema di telecomunicazioni.

La deformalizzazione del procedimento cautelare uniforme e, in specie, l’urgenza che caratterizza la misura di cui all’art. 700 c.p.c. sono del tutto incompatibili con la previsione normativa del preventivo tentativo di conciliazione imposto agli utenti che intendano agire in giudizio a tutela di un proprio diritto in materia di telecomunicazioni. In subiecta materia , l’obbligo di promuovere il tentativo di conciliazione prima di adire l’autorità giurisdizionale non può che operare soltanto riguardo ai giudizi ordinari a cognizione piena: infatti, la normati va (cfr., art. 1 della legge 31 luglio 1997, n. 249 ed il relativo regolamento di attuazione adottato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicaz ioni con delibera n. 182 del 19 giugno 2002) che regola le modalità per la soluzione non giurisdizionale, innanzi ai Comitati regionali per le comunicazioni competenti per territorio, delle controversie che possono insorgere tra utente e gestore deve considerarsi di stretta interpretazione, atteso che, introducendo una soglia alla proposizione del ricorso immediato in sede giurisdizionale (condizione di proponibilità della doma nda), non può essere estesa a disciplinare ipotesi non espressamente contemplate (vale a dire, i procedimenti cautelari). (F.Cia.)

Tribunale di Lamezia Terme, ordinanza 25 marzo 2005 – Presidente Garofano; Estensore Aragona

Provvedimenti d’urgenza – Varie fattispecie – Contratto di utenza telefonica – Contestazione dell’utente – Tentativo obbligatorio di conciliazione – Omissione – Ricorso d’urgenza – Ammissibilità.

Il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, secondo la procedura dettata dagli art. 3 e seguenti del regolamento concernente la risoluzione delle controversie insorte nei rapporti tra organismi di telecomunicazione ed utenti, non impedisce alla parte di ricorrere in via d’urgenza all’autorità giudiziaria. (in Giurisprudenza di merito, 2005, pag. 2323)

Tribunale di Firenze, ordinanza 4 marzo 2005 – Giudice unico Breggia

Procedimento cautelare – Domanda – Controversie in materia di telefonia – Tentativo di conciliazione – Non Necessità.

Il tentativo di conciliazione davanti al Corecom previsto per le controversie nei confronti degli enti gestori di attività di t elecomunicazioni, non è necessario per le istanze cautelari ante causam . (in Giurisprudenza di merito, 2005, pag. 2323)

Tribunale di Napoli, ordinanza 3 febbraio 2005 – Giudice unico Criscuolo

Procedimenti cautelari – Società commerciale – Mancato inserimento del nominativo negli elenchi telefonici delle province di pertinenza – Preventivo esperimento del tentativo di conciliazione – Obbligatorietà – Esclusione.

Il procedimento con cui una società commerciale, il cui nominativo sia stato per errore escluso dall’elenco telefonico, richied a al giudice di ordinare al gestore telefonico l’effettuazione di tale inserimento, ha natura tipicamente cautelare, posto che tende ad evitare i l pericolo di un concreto sviamento della clientela. Trattasi, quindi, di procedimento connotato dal carattere dell’urgenza, dal momento che il pro trarsi di una siffatta situazione comporterebbe, nelle more di un giudizio ordinario, un danno difficilmente valutabile. Proprio per tali caratteristiche, il procedimento in questione non è assoggettabile al tentativo di conciliazione preventivo da espletarsi presso i Corecom (Comitati r egionali per le comunicazioni). L’esperimento della procedura di conciliazione, infatti, richiederebbe inevitabilmente tempi più lunghi che ris chierebbero di pregiudicare irreversibilmente il diritto del quale si domanda la tutela in via cautelare, vanificando lo stesso diritto di difesa e la possibilità di esercitarlo in via d’urgenza. (L.Sca)

Tribunale di Lamezia Terme, ordinanza 21 dicembre 2004 – Giudice unico Silvestri

Servizi di telecomunicazioni – Controversie in materia di spese di spedizione della bolletta – Obbligo di espletare il tentativo di conciliazione prima dell’azione giudiziale – Necessità – Esclusione.

In caso di controversia fra utenti ed imprese di telecomunicazioni, avente ad oggetto l’addebito al consumatore delle spese di spedizione della fattura, deve essere disattesa l’eccezione di improponibilità e/o improcedibilità della domanda per mancato esperimento del tentativ o obbligatorio di conciliazione, dal momento che la delibera n. 182/2002 Cons, che prevede l’espletamento del tentativo di conciliazione dinanzi al c. Re.Com competente per territorio, non può trovare applicazione nella fattispecie in oggetto. Invero, il tentativo obbligatorio di conciliaz ione, in quanto norma speciale non suscettibile d’interpretazione estensiva, risulta circoscritto alle controversie aventi ad oggetto diritti tutelati d a accordi di diritto privato o da norme in materia di telecomunicazioni, e non per la tutela di un diritto soggettivo protetto da una norma di legge, come nel caso in esame. (L.Sca)

Giudice di pace di Cicciano, sentenza n. 1224/2004 – Giudice Nicotra (in www.iussit.it)

Telecomunicazioni – Controversie fra utenti e soggetti autorizzati o destinatari di licenze – Obbligo di esperire tentativo di conciliazione davanti ai c. Re.Com. prima dell’azione giudiziale – Contrasto con il principio del giudice naturale – Disparità di trattamento rispetto alle controversie relative a servizi diversi dalle telecomunicazioni – Violazione del diritto di azione e del divieto di istituire nuovi giudici speciali.

Il tentativo di conciliazione nella materia delle telecomunicazioni, costituisce un ingiustificabile onere che viene posto a carico di chi vuol far valere un proprio diritto nei confronti dei soggetti destinatari di licenze o autorizzazioni all’esercizio di attività di telecomunicazio ni. Viene in tal modo a realizzarsi una disparità di trattamento tra coloro che hanno vertenze in materie di TLC e quelli che ad esempio hanno un contenzioso ne i confronti di società che erogano un servizio elettrico o di gas. L’art. 24 Cost. stabilisce, come è noto, che tutti i cittadini possono agire in giudizi o per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi e che nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge, inoltre l’art. 102 sempre d ella Cost. fissa il divieto di costituire giudici speciali al di fuori degli organi giudiziari ordinari. Ne consegue che è rilevante e non manifestamente infond ata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 11, della legge n. 249/1997 in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 102 della nostra carta c ostituzionale. (L.Sca)

Giudice di pace di Roma, ordinanza 5 maggio 2005, n. 584 – Giudice Nicotra

Telecomunicazioni – Controversie fra utenti (o categorie di utenti) e soggetti autorizzati o destinatari di licenze – Condizione di procedibilità dei ricorsi giurisdizionali – Preventivo esperimento di tentativo obbligatorio di conciliazione – Irragionevole disparità di trattamento rispetto agli utenti di servizi diversi dalle telecomunicazioni.

In materia di controversie giudiziali tra utenti o categorie di utenti e società che gestiscono servizi di telecomunicazioni, v a ritenuta fondata e rilevante la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 11, l. 31 luglio 1997, n. 249, in riferimento all’art. 3 Cost., nella parte in cui sancisce l’obbligatorietà della proposizione del tentativo di conciliazione quale condizione di procedibilità per le suddet te controversie. Invero, non si rinviene alcuna peculiarità nel servizio di telecomunicazioni rispetto ad altri servizi usufruiti dall’utenza che giustifichi la sottoposizione dei relativi utenti all’esperimento di un preventivo tentativo obbligatorio di conciliazione quale condizione di proced ibilità dell’azione giudiziaria. Ne consegue che tale previsione normativa va ritenuta irragionevole e in contrasto con l’art. 3 Cost. (L.Sca)

Tribunale di Bolzano, ordinanza 28 ottobre 2005, n. 579 – Giudice Paparella


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