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Chi denuncia deve risarcire l’incolpato innocente?

17 Maggio 2022
Chi denuncia deve risarcire l’incolpato innocente?

Cosa fare quando si viene accusati ingiustamente? Cosa si rischia con una querela in caso di assoluzione? 

Cosa rischia una persona che sporge una querela o una denuncia contro un’altra se quest’ultima dovesse risultare innocente? Può questa essere controquerelata per calunnia o quantomeno condannata al risarcimento dei danni per le spese legali sostenute? A spiegare le conseguenze di una querela infondata, priva di prove, sporta per ignoranza o, nella peggiore delle ipotesi, in malafede, ossia con la consapevolezza dell’altrui innocenza, è una recente e interessante sentenza del tribunale di Roma [1]. Cerchiamo di fare il punto della situazione e di comprendere se chi denuncia deve risarcire l’incolpato innocente e comunque a quali conseguenze si espone. 

Cosa si rischia con una querela in caso di assoluzione? 

La proposizione di una querela che non abbia condotto al riconoscimento della responsabilità penale dell’incolpato non genera automaticamente il diritto del querelato di chiedere il risarcimento del danno per le spese legali sostenute, né integra necessariamente gli estremi del reato di calunnia. Tali eventualità sono subordinate alla sussistenza di alcuni presupposti che vedremo qui di seguito.

Quando la denuncia comporta il risarcimento dei danni?

Come chiarito più volte dalla Cassazione, in generale, la denuncia o la querela possono integrare una responsabilità civile, e quindi implicare l’obbligo del risarcimento del danno a carico del denunciante o del querelante solo se ricorrono gli estremi del reato di calunnia. 

Pertanto, al di fuori di tale ipotesi, l’attività del pubblico ministero si sovrappone all’iniziativa del querelante ed interrompe ogni rapporto di causa-effetto tra la denuncia infondata ed il danno eventualmente subito dal querelato. 

In buona sostanza, è il pm ad assumersi la responsabilità nel portare avanti un’azione penale priva dei presupposti. Ma come noto, per far valere l’azione contro il magistrato, è necessario dimostrare il dolo o la colpa grave da parte di questi, con conseguente difficoltà a ottenerne la condanna.

Quando la denuncia comporta la calunnia?

In caso di assoluzione dell’indagato o dell’imputato, il querelante o denunciante rischia una controquerela per calunnia solo laddove abbia agito in malafede, ossia nella consapevolezza dell’altrui innocenza. Egli cioè deve aver accusato la controparte dinanzi alle autorità pur sapendo che questi non ha commesso il fatto. Solo in tal caso sarà tenuto a risarcirgli i danni conseguenti alla difesa nel processo penale (ad esempio, le spese legali).

Al contrario, chi accusa un’altra persona ritenendola colpevole non è responsabile per calunnia se ha agito nella convinzione, seppur errata, dell’altrui responsabilità penale. L’errore può essere generato, ad esempio, da una non corretta interpretazione della norma penale (si pensi a chi sporge querela ritenendo che un determinato comportamento sia reato quando invece non lo è), dall’assenza o insufficienza di prove, dal fatto di aver ritenuto compiuto un comportamento da un determinato soggetto quando invece è stato posto in essere da un altro (errore sulla persona del reo), e così via. Insomma, mai come in questo caso vale il detto «sbagliare è umano».

Quando c’è malafede in chi incolpa un’altra persona?

Non si può parlare di malafede, ossia di consapevolezza relativa all’innocenza dell’incolpato, quando si è convinti che la denuncia sia fondata su elementi obiettivi e connotati, da un margine di serietà tale da ingenerare condivisibili dubbi da parte di una persona dotata di normale cultura e discernimento.

In buona sostanza, bisogna mettersi nei panni del cittadino medio, che non è un tecnico e pertanto potrebbe non conoscere la corretta interpretazione della legge. Egli potrebbe quindi legittimamente basarsi solo sulle evidenze dei fatti e sporgere la querela o la denuncia proprio sulla base delle sue supposizioni, per quanto non corrette siano, senza perciò rischiare una querela per calunnia e di dover conseguentemente risarcire i danni all’incolpato.

Chi denuncia deve risarcire l’incolpato innocente?

Come detto di recente dalla Cassazione [2], la presentazione di una denuncia, come di un esposto, all’autorità giudiziaria o amministrativa, seppur rivelatasi infondata, non può essere fonte di responsabilità per danni a carico del denunciante o dell’esponente se non quando possano considerarsi calunniosi.

In presenza invece di calunnia si rischia la controquerela (e quindi la responsabilità penale) nonché l’obbligo di risarcire all’incolpato sia i danni patrimoniali (ad esempio la perdita di reputazione per un professionista che abbia subito una riduzione della clientela, nonché le spese legali sostenute per la difesa nel processo penale) che i danni morali (la sofferenza per aver dovuto subire l’onta di un’accusa ingiusta).

Legittimata ad esperire l’azione di risarcimento del danno da reato è, di regola, la vittima della condotta criminosa, alla quale si riconosce alternativamente la facoltà di richiedere il ristoro dai pregiudizi subiti direttamente in sede penale, attraverso la costituzione di parte civile, oppure nel corso di un autonomo giudizio civile, instaurato appositamente per chiedere i danni. 


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 5229/22 del 6.04.2022.

[2] Cass. sent. n. 299/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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