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La grande caduta dei redditi dei professionisti

Pubblicato il 4 ottobre 2014

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> Pubblicato il 4 ottobre 2014

Meno 15% dei guadagni per avvocati, commercialisti, notai, architetti e ingegneri, ma anche geometri, ragionieri, consulenti del lavoro, infermieri, periti industriali e giornalisti.

Un articolo apparso sul Sole24Ore di questa mattina mette alla luce quello che era evidente agli occhi di tutti già da qualche anno. Non esiste più la “classe media”, il mondo delle libere professioni, come alternativa alle Pmi per il traino ai consumi e all’economia nazionale. Il mondo dei professionisti è ormai investito da una profonda crisi di mercato: il ribasso dei redditi, solo nel 2013, è ammontato al 13%.

Il crollo dei guadagni è stato ricostruito sulla base dei dati comunicati dalle relative Casse di appartenenza, con riferimento quindi ai redditi dichiarati. Cosa che, peraltro, ha portato a un progressivo scollamento della realtà (estremamente povera) dagli studi di settore (rimasti ancora particolarmente rigidi, nonostante gli ultimi correttivi). Cercare di essere congrui con il fisco è diventata, oggi, la priorità per continuare a esercitare. Poi ci sono i problemi con l’iscrizione alle Casse obbligatorie, come per 56 mila avvocati a rischio cancellazione dall’albo che porteranno a un’ulteriore selezione del mercato.

Dall’altro lato è anche vero che il mondo delle partite iva professionali è diventato il rifugio per molti neolaureati, dinanzi a un mercato del lavoro incapace di assorbire la richiesta occupazionale. E così, alla progressiva diminuzione della domanda di libere professioni da parte del mercato è corrisposta – in modo acritico e irrazionale – un aumento dell’offerta. Offerta che, di fatto, costituisce un nucleo di disoccupati “col titolo”. Dal 2007 ad oggi, gli iscritti alle Casse private sono aumentati di 112mila unità (+ 14,3%).

La crescita maggiore di iscritti alla professione è nell’ambio legale-giuridico (+23,6%), seguita da quella economico-sociale (+17,7%). Sotto la media invece le professioni tecniche (+ 12,6%) e sanitarie (+11,06%).

Le categorie professionali più penalizzate sono quelle dei notai (con un calo di circa il 30% in sette anni), i geometri, i consulenti del lavoro.

Per come facile immaginare, la diminuzione dei ricavi non è distribuita in modo paritario: a farne le spese sono soprattutto i giovani sotto 40 anni, il cui reddito ha subìto un calo del 15%. Gli uomini sono passati da un reddito annuo di 24mila euro a 18.911; le donne, invece, da 21.050 euro a 16.170 euro.

In tutti i campi, per le donne le cose vanno anche peggio. La scomposizione dei redditi per sesso fa emergere uno spaccato di un Paese dove la donna viene pagata sensibilmente meno del collega maschio

note

Autore immagine: 123rf com


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