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Inps, è reato non pagare i contributi anche per bassi importi

9 Ott 2015 | Autore:


> Business Pubblicato il 9 Ott 2015



Niente tenuità del fatto a chi non versa i contributi ai dipendenti, anche se l’ammontare è basso.

La legge non fa sconti, l’Inps nemmeno. Se un datore di lavoro non versa i contributi previdenziali ai dipendenti è sempre soggetto alle conseguenze penali della sua omissione, anche se l’importo non pagato è basso. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, con una recente sentenza[1], che si pronuncia sulla norma che concede la non punibilità per offesa poco rilevante[2].

Secondo la Corte, il mancato versamento dei contributi previdenziali non può essere considerato un fatto di particolare tenuità, per il quale non scatta la sanzione penale: la valutazione della gravità non può essere effettuata solo in base all’ammontare non versato, ma anche, e soprattutto, in base alla sua destinazione.

Nel caso di mancato versamento di ritenute previdenziali, queste costituiscono un’importante componente della retribuzione trattenuta ai dipendenti, accantonata per finalità fondamentali (tutelate dalla stessa Costituzione), cioè per garantire loro una futura sicurezza sociale con le prestazioni erogabili dall’Inps (pensione di vecchiaia, invalidità, reversibilità, etc.). Ecco perché aver tolto quegli importi ai lavoratori non è un fatto trascurabile: non versando i contributi si crea un danno notevole sulla posizione di ogni dipendente.

Depenalizzazione non operativa

Non può essere invocata, a favore del datore che non versa contributi, nemmeno la nuova legge delega sulla depenalizzazione [3], perché ancora non sono stati emanati i decreti attuativi: il principio del “favor rei”, infatti, non può essere applicato in mancanza dei decreti di attuazione, poiché la legge delega è considerata, in questo caso, come un contenitore “vuoto”, e da sola non può trasformare il reato in illecito amministrativo.

Prescrizione lunga

Difficile anche invocare la prescrizione, per l’omesso versamento contributivo: il reato, in effetti, si prescrive 7 anni e mezzo, con l’aggiunta di tre mesi di sospensione da quando è accertata la violazione. In questi 3 mesi il trasgressore può provvedere al pagamento e sanare così la sua posizione.

Avviso bonario e diffida

Dobbiamo a tal proposito ricordare che il datore di lavoro non è penalmente punibile nell’immediato, per non aver versato la contribuzione, ma può rimediare tardivamente.

L’Inps, appena accerta il mancato versamento, emette una diffida al titolare o al legale rappresentante dell’azienda. Nel documento, è presente un avviso bonario nel quale è indicato l’ammontare da pagare per regolarizzare l’inadempienza: il termine per il pagamento è di 3 mesi dalla data di notifica.

In caso di difficoltà economiche, il datore può chiedere la rateizzazione dei contributi.

Se, nonostante l’avviso e la possibilità di dilazionare il debito, l’azienda continua a non pagare, le somme vengono iscritte a ruolo e l’Inps provvede a segnalare il reato all’Autorità Giudiziaria.

note

[1] Cass. Sent. 40350/2015.

[2] D.lgs 28/2014.

[3]D.L. 67/2014.


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