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Da 10.000 euro di debito con Equitalia scatta la qualifica di “contribuente inadempiente”

5 Ottobre 2014
Da 10.000 euro di debito con Equitalia scatta la qualifica di “contribuente inadempiente”

Compensazione tra crediti con la p.a. e debiti verso l’erario: non si può procedere al pagamento di crediti nei confronti della pubblica amministrazione se il cittadino è a sua volta inadempiente verso l’erario.

Ti stai chiedendo perché, nonostante siano passati diversi mesi dalla tua richiesta, la pubblica amministrazione non ti ha pagato una fattura o una parcella? Ti hanno parlato di un elenco dei “cattivi pagatori” delle cartelle esattoriali di Equitalia in cui saresti stato inserito? Nessuno ti aveva detto niente, né hai mai ricevuto un avviso scritto a casa? È tutto regolare e, per tua sfortuna, pienamente legittimo. Ecco perché.

Solo chi paga l’erario può recuperare i propri crediti vantati nei confronti della P.A. Questa è la sintesi di una recentissima sentenza del Consiglio di Stato [1] che ha spento ogni speranza di incassare dalle pubbliche amministrazioni le somme avanzate da quei cittadini che, a loro volta, hanno debiti iscritti a ruolo.

Al mancato pagamento di un debito superiore a 10 mila euro scatta automaticamente l’etichetta di “soggetto inadempiente”, marchio che può essere eliminato solo pagando Equitalia. Lo dice la legge [2], la quale stabilisce che le amministrazioni o le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare un pagamento superiore a 10mila euro, verificano, anche in via telematica, se il cittadino beneficiario è moroso nel pagamento di una o più cartelle esattoriali per un ammontare anch’esso pari almeno a 10mila euro; in caso affermativo, non provvedono al pagamento e, anzi, segnalano la circostanza a Equitalia affinché proceda nell’attività esecutiva di riscossione.

Al momento, dunque, di pagare una fattura, una parcella o qualsiasi altro debito di importo superiore a diecimila euro, le p.a. procedono immediatamente a una verifica “a computer” per vedere se l’interessato ha cartelle di pagamento non saldate di importo anch’esse non inferiori a diecimila euro e, in tal caso, bloccano il bonifico e procedono a segnalare la questione a Equitalia.

Inutile contestare l’omesso preavviso di inserimento nella lista degli inadempienti. Non è necessaria, infatti, alcuna comunicazione al contribuente dell’ “infame marchio” che gli è stato attribuito. L’inclusione nella black list è automatica. Basta infatti una cartella superiore a 10mila euro non pagata per far scattare la qualifica di “contribuente inadempiente”.

Non ha rilievo neanche l’eventuale sproporzione tra debito dell’erario e credito vantato dal cittadino, né la circostanza che il debito verso la Pa sia contestato in un giudizio davanti al giudice. Il Consiglio di Stato ha, infatti, sottolineato che le eventuali controversie in tribunale o anche di carattere amministrativo non hanno effetto sull’iscrizione nell’elenco dei contribuenti inadempienti.

Solo una sospensione della cartella o dell’atto fiscale, da parte dell’autorità (in autotutela), o una pronuncia del giudice sui presupposti dell’iscrizione a ruolo possono impedire l’operatività del filtro.

Già la Corte Costituzionale aveva stabilito, con una vecchia sentenza del 1961 [3],il principio del “prima paghi e poi, eventualmente, agisci per ottenere la restituzione [4].

Le pubbliche amministrazioni sono quindi avvantaggiate rispetto ai soggetti privati, perché l’etichetta di contribuente inadempiente frena tutti i pagamenti a fronte di qualsiasi debito iscritto al ruolo.


note

[1] Cons. St. sent. n. 4694 del 15.09.2014.

[2] Art. 48-bis d.P.R. n. 602/1973.

[3] C. Cost. sent. n. 21/1961.

[4] “Solve et repete”.

Autore immagine: 123rf com


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