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Da quando versare l’assegno di mantenimento?

18 Maggio 2022
Da quando versare l’assegno di mantenimento?

A partire da quale momento scatta l’obbligo degli alimenti per l’ex moglie e i figli: quando la sentenza del giudice ha effetto retroattivo. 

Il momento a partire dal quale scatta l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento varia in base al soggetto beneficiario: a seconda cioè che si tratti dell’ex moglie o dei figli. Per stabilire dunque da quando versare l’assegno di mantenimento bisogna tenere separate queste due ipotesi.

Ne parleremo qui di seguito alla luce delle indicazioni fornite dalla Cassazione.

Da quando versare l’assegno di mantenimento per i figli

L’obbligo dei genitori di mantenere i figli decorre dalla loro nascita e finisce fino a quando questi non raggiungono le condizioni per rendersi economicamente indipendenti. 

Se una coppia si separa quando ancora la donna è incinta, il padre è tenuto a versare gli alimenti al figlio non appena questi nasce, indipendentemente dal fatto che non vi sia ancora stata una sentenza del tribunale a definire l’importo. Egli è infatti tenuto a contribuire ai bisogni del minore in proporzione alle proprie capacità economiche.  

Se la coppia trova un accordo sull’ammontare del mantenimento, non vi sarà alcun problema di “conguaglio” rispetto ad una diversa quantificazione dell’importo da parte del giudice. Viceversa, se si finisce in tribunale e il magistrato stabilisce una somma superiore rispetto a quella versata dal genitore, questi sarà tenuto a pagare tutte le differenze maturate dal giorno della nascita del figlio fino alla sentenza.

Da quando versare l’assegno di mantenimento per il figlio naturale?

Potrebbe porsi poi il caso di un uomo che non versi l’assegno di mantenimento perché non abbia voluto riconoscere il bambino come proprio, nutrendo dubbi a riguardo. Se dovesse intervenire una sentenza che accerti la paternità tramite il test del Dna, l’obbligo del genitore naturale di concorrere al mantenimento del figlio scatta dal momento della sua nascita, anche se la procreazione sia stata successivamente accertata con sentenza [1].

Quindi, tutte le sentenze che accertano la paternità tramite la prova del sangue hanno valore retroattivo: retroagiscono cioè sin dalla nascita del figlio, ragion per cui anche l’obbligo di mantenimento decorre da tale momento. 

Del resto, come chiarito dalla Cassazione [2], l’obbligo dei genitori di mantenere i figli sussiste per il solo fatto di averli generati e prescinde da qualsiasi domanda giudiziale. Con l’ulteriore conseguenza che, anche nell’ipotesi in cui al momento della nascita il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, tenuto perciò a provvedere per intero al suo mantenimento, per ciò stesso non viene meno l’obbligo dell’altro genitore per il periodo anteriore alla pronuncia della dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, proprio perché il diritto del figlio naturale ad essere mantenuto, istruito ed educato, nei confronti di entrambi i genitori, è sorto fin dalla sua nascita.

Cosa rischia il padre che non versa il mantenimento al figlio?

Se il padre non versa l’assegno di mantenimento a partire dalla nascita del figlio rischia una denuncia per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. 

Inoltre, il figlio potrebbe chiedergli il risarcimento del danno patrimoniale e morale: il primo per la perdita delle opportunità di crescita a cui si è rinunciato per le ristrettezze economiche; il secondo per il venir meno della figura affettiva paterna. 

Da quando versare l’assegno di mantenimento per l’ex moglie?

Diverso è il momento a partire dal quale, in caso di separazione o divorzio di una coppia sposata, il coniuge più “benestante” deve versare il mantenimento all’ex. 

L’obbligo di pagare il mantenimento scatta da quando viene depositato il ricorso in tribunale [3], a prescindere da quando poi viene emessa la sentenza. Quindi, una volta che il Presidente del tribunale emette i provvedimenti provvisori, in attesa della sentenza definitiva del giudice, e con questi fissa l’ammontare del mantenimento, sono dovuti anche tutti gli arretrati a partire dalla data in cui il coniuge ha depositato il ricorso dando così il via al giudizio. La decisione ha quindi valore retroattivo.

Invece, se viene presentata domanda di revisione dell’assegno di mantenimento, l’obbligo di aggiornare l’importo decorre dalla sentenza e non dal momento in cui è stato depositato il ricorso [4]. In questo caso, dunque, il provvedimento non è retroattivo. La giurisprudenza ammette però che, in alcuni casi gravi (ad esempio la perdita del posto di lavoro precedente al momento introduttivo del giudizio), l’efficacia del provvedimento di revisione dell’importo dell’assegno di mantenimento del coniuge, possa retroagire al momento della domanda [5].  


note

[1] Cass. ord. n. 15148/22 del 12.05.2022. Cfr. anche Cass. n. 26205/2013, n. 5652/2012, n. 27653/2011 e n. 23596/2006.

[2] Cass., sez. 1, 22/11/2013, n. 26205; Cass., sez. 1, 10/4/2012, n. 5652; Cass., sez. 1, 14/05/2003, n. 7386. Cass., sez. 1, 6/11/2009 n. 23630. Cass., sez. 6-3, 16/02/2015, n. 3079.

[3] Cass. ent. n. 19382/14.

[4] Cass. sent. n. 14027/2017.

[5] Cass. sent. n. 10787/2017.


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