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Divorzio: tasse sul trasferimento della casa ai figli

18 Maggio 2022
Divorzio: tasse sul trasferimento della casa ai figli

È vero che, in caso di divorzio, l’intestazione di un immobile ai figli è esente da qualsiasi imposta?

Un nostro lettore ci chiede se è vero che, in caso di divorzio, sul trasferimento dei beni ai figli non si pagano le tasse. La questione è stata di recente oggetto di diversi chiarimenti sia da parte dell’Agenzia delle Entrate che della giurisprudenza. 

Secondo l’attuale orientamento, tutti gli accordi rivolti a regolare i rapporti familiari a seguito della cessazione del matrimonio sono esenti da qualsiasi imposizione fiscale. Ma a tal fine è bene rispettare alcune condizioni. Vediamo quali sono.

Si pagano le tasse sui trasferimenti della casa ai figli?

Secondo le Sezioni Unite della Cassazione [1], i trasferimenti immobiliari nell’ambito degli accordi di separazione e divorzio sono esenti da qualsiasi imposta. In buona sostanza, non si deve versare l’imposta di registro, di bollo e di ogni altra tassa.

Tale beneficio vale sia nel caso di separazione che di divorzio. Inoltre, rientrano nel perimetro dell’esenzione in commento non solo i trasferimenti immobiliari tra coniugi ma anche quelli dai coniugi ai figli. 

Tanto per fare un esempio, il marito può intestare la propria casa alla moglie (o cedere la propria quota di comunione su di essa) senza che tale trasferimento richieda il versamento delle imposte. E allo stesso modo può fare nei confronti del figlio.

È tuttavia necessario che il trasferimento sia conseguenza di un accordo e quindi sia in corso una separazione consensuale. Difatti, in caso di separazione giudiziale (quella cioè ottenuta a seguito di una regolare causa tra i coniugi), il giudice non può disporre trasferimenti di proprietà ma solo l’attribuzione del diritto di abitazione al coniuge con cui i figli vanno a vivere stabilmente. 

Donazione casa al figlio con la separazione o il divorzio: quali tasse?

La posizione sposata solo oggi dalle Sezioni Unite della Cassazione è stata anche oggetto di un precedente chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate che, con una circolare del 2012 [2] aveva ricordato la totale esenzione da ogni imposta di qualsiasi accordo di trasferimento immobiliare intervenuto tra coniugi con il giudizio di separazione o divorzio. E questo perché l’articolo 19 della legge 6 marzo 1987, n. 74 stabilisce che «tutti gli atti, i documenti ed i provvedimenti relativi al procedimento di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonché ai procedimenti anche esecutivi e cautelari diretti ad ottenere la corresponsione o la revisione degli assegni di cui agli artt. 5 e 6 della legge 1 dicembre 1970, n. 898, sono esenti dall’imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa».

Come precisato dalla Corte Costituzionale [3], l’esigenza di agevolare l’accesso alla tutela giurisdizionale, che giustifica il beneficio fiscale con riferimento agli atti del giudizio divorzile, è altresì presente nel giudizio di separazione, in quanto finalizzato ad agevolare e promuovere, in breve tempo, una soluzione idonea a garantire l’adempimento delle obbligazioni che gravano sul coniuge non affidatario della prole.

Pertanto, le esenzioni dal versamento delle imposte sui trasferimenti immobiliari si riferiscono a tutti gli atti, documenti e provvedimenti che i coniugi pongono in essere per regolare i loro rapporti giuridici ed economici in caso di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso.

L’esenzione in questione deve ritenersi applicabile ad accordi di natura patrimoniale non soltanto direttamente riferibili ai coniugi (quali gli accordi che contengono il riconoscimento o il trasferimento della proprietà esclusiva di beni mobili ed immobili all’uno o all’altro coniuge) ma anche ad accordi aventi ad oggetto disposizioni in favore dei figli.

È necessario il notaio per il trasferimento della casa ai figli?

È possibile trasferire la casa ai figli, in caso di separazione o divorzio, anche senza il notaio se si esegue la procedura in tribunale. La sentenza del giudice è già un atto pubblico, al pari del rogito notarile, e può pertanto essere trascritta nei pubblici registri immobiliari senza necessità di recarsi anche dal notaio. La questione tuttavia è oggetto di un’accanita critica da parte del notariato secondo cui il cancelliere non avrebbe le competenze per identificare correttamente l’immobile e indicare nell’atto tutti i dati utili al trasferimento del bene.

Trasferimento casa ai figli al posto del mantenimento

Ci si chiede spesso se la donazione della casa ai figli possa essere “barattata” in cambio della rinuncia all’assegno di mantenimento per questi ultimi. Potrebbe ad esempio il padre intestare la casa al figlio evitando così di dover versare a quest’ultimo gli alimenti? Anche se un accordo di tale tipo è valido, esso resta comunque soggetto al vaglio di opportunità del giudice il quale rappresenta nel processo il minore. Il magistrato deve valutare attentamente l’accordo e verificare che esso non sia contrario al maggior interesse morale e materiale del minore. 

In ogni caso, anche il trasferimento dell’immobile al figlio non pregiudica la possibilità per il genitore con cui questi convive, qualora dovessero mutare le esigenze della prole, di chiedere una revisione della sentenza e ottenere un ulteriore assegno in denaro. In buona sostanza, non è da escludere che, per il futuro, il tribunale possa emettere un successivo provvedimento che modifichi o integri il precedente accordo intervenuto tra genitori ponendo a carico del padre un contributo ulteriore tramite il versamento di una somma mensile in denaro. 

Con la separazione o il divorzio si può trasferire ai figli la prima casa 

Come noto, la legge impone che l’immobile acquistato con il bonus prima casa non venga ceduto prima di cinque anni dal rogito. In caso contrario, è necessario versare all’Erario la differenza tra le imposte effettivamente versate al momento della compravendita e quelle che si sarebbero versate in assenza del beneficio fiscale, oltre a una sanzione pari al 30%. Ebbene, sempre secondo l’Agenzia delle Entrate [2], questa regola non vale nell’ambito degli accordi tra coniugi in materia di separazione e divorzio. Il che significa, ad esempio, che il padre ben può trasferire la prima casa ai figli, prima dei cinque anni, senza pagare le tasse e, nello stesso tempo, senza dover restituire allo Stato il bonus prima casa di cui aveva goduto all’atto dell’acquisto della stessa. 


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 21761/2021.

[2] Ag. Entrate circolare n. 27/E del 21.06.2012.

[3] C. Cost. sent. 11 giugno 2003, n. 202.

Autore immagine: depositphotos.com


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