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Cos’è la dichiarazione di successione tardiva e come funziona

22 Maggio 2022
Cos’è la dichiarazione di successione tardiva e come funziona

Cosa succede se non si presenta la dichiarazione di successione e quali sono le sanzioni per il ritardo.

Le pratiche di successione, quelle cioè conseguenti alla morte di una persona, sono spesso farraginose e complicate, ragion per cui vengono spesso affidate a un consulente. Ciò non toglie che gli eredi possano svolgerle anche in autonomia. A partire dalla dichiarazione di successione, una comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate in cui è contenuto l’elenco dei beni caduti in successione. 

Tale adempimento – che non implica un’accettazione dell’eredità ma costituisce solo un obbligo tributario volto a determinare le imposte di successione – va effettuato entro un anno dal decesso. Ma anche decorso tale termine è possibile ovviare con una comunicazione tardiva. Di tanto ci occuperemo qui di seguito: spiegheremo cioè cos’è la dichiarazione di successione tardiva, entro quanto tempo può essere presentata e quali sono le “more” per il ritardo. Ma procediamo con ordine. 

Chi deve fare la dichiarazione di successione?

I soggetti obbligati a presentare la dichiarazione di successione, a esclusione dei legatari, devono descrivere in modo analitico tutti i beni e i diritti facenti parte dell’attivo ereditario evidenziandone i valori, compresi quelli oggetto di legato, se presente.

La dichiarazione di successione va fatta una sola volta, entro un anno dalla morte del de cuius.

Come anticipato, la presentazione della dichiarazione di successione serve solo a soddisfare un obbligo fiscale e quindi non ha valore ai fini dell’accettazione dell’eredità. Chi dunque effettua tale adempimento è sempre in tempo per rinunciare all’eredità (a condizione che non siano decorsi i relativi termini).

I soggetti obbligati a presentare la dichiarazione di successione sono: 

  • i cosiddetti “chiamati all’eredità”; 
  • gli eredi;
  • i legatari. 

Chi sono i chiamati all’eredità? Coloro che possono essere potenzialmente eredi in base a quanto disposto nel testamento o, in assenza di esso, sulla scorta delle previsioni del Codice civile. Difatti, con l’apertura della successione sono individuati tutti i soggetti (persone fisiche o giuridiche), che non hanno ancora accettato l’eredità, ai quali potenzialmente può essere trasmesso il patrimonio complessivo del defunto (beni, diritti e obblighi), oppure una sua quota. 

La qualità di erede invece si acquista con l’accettazione (espressa o tacita) dell’eredità, il cui effetto retroagisce al momento dell’apertura della successione. Quindi, la differenza tra chiamato all’eredità ed erede sta in questo: il secondo ha già accettato l’eredità mentre il primo non lo ha ancora fatto ma è ancora in tempo per farlo. 

Infine, tra i soggetti tenuti a presentare la dichiarazione di successione ci sono i legatari. Il legatario è destinatario di uno o più beni o diritti specifici, ossia determinati dal defunto con il testamento. Per esempio, la persona a cui il defunto lascia un quadro è un legatario e non un erede. L’erede invece è colui che acquista una percentuale del patrimonio del defunto. Ad esempio, in una eredità con due soli fratelli, ciascuno dei due è erede al 50%: una quota che si estende su tutto il patrimonio caduto in successione e non sul singolo bene. 

Il legato si acquista senza alcuna necessità di esprimere l’accettazione. I legatari, nel presentare la dichiarazione di successione, sono obbligati ad indicare oltre ai propri dati, a tutte le informazioni riguardanti l’oggetto del proprio legato e alle eventuali donazioni a proprio favore, anche i dati del defunto e dei chiamati all’eredità, il loro grado di parentela o affinità con il defunto e le eventuali accettazioni o rinunzie intervenute. 

Sono inoltre obbligati a presentare la dichiarazione di successione:

  • i rappresentanti legali degli eredi o dei legatari;
  • gli immessi nel possesso temporaneo dei beni dell’assente: se una persona è scomparsa e non se ne hanno più notizie da almeno due anni, può essere richiesto, al tribunale del suo ultimo domicilio o della sua ultima residenza, che ne sia dichiarata l’assenza; dopo la relativa sentenza, chi sarebbe stato erede o legatario del soggetto dichiarato assente può domandare al tribunale di entrare in possesso temporaneo dei beni dello scomparso;
  • gli amministratori dell’eredità: l’amministratore dell’eredità è previsto in casi particolari come, per esempio, quando il testamento ha designato un erede sottoposto a condizione sospensiva (per esempio, se per diventare “erede” occorre che accada un evento futuro ed incerto previsto nel testamento);
  • i curatori dell’eredità giacente: il curatore dell’eredità giacente è nominato dal tribunale quando il “chiamato” non ha accettato l’eredità e non è nel possesso dei beni ereditari; il curatore ha il compito di amministrare il patrimonio ereditario fino a quando l’eredità viene accettata;
  • gli esecutori testamentari: l’esecutore testamentario è il soggetto a cui il defunto può dare il compito di curare le sue ultime volontà, espresse nel testamento;
  • i trustee: il trust è un istituto giuridico nel quale vengono trasferiti i beni del disponente (o settlor), nel caso di specie il de cuius, affinché vengano amministrati e gestiti in favore di altri soggetti (beneficiari), a cui l’amministratore (trustee) dovrà trasferirli dopo un dato periodo di tempo, oppure una volta raggiunto un determinato scopo.

Quante volte va presentata la dichiarazione di successione?

La dichiarazione di successione va presentata una volta e non tante per quanti sono i soggetti tenuti a farla. Pertanto, l’adempimento può essere svolto anche da uno solo degli eredi, senza bisogno che questi riceva delega o autorizzazione dagli altri. Difatti, in virtù del principio della solidarietà, se più soggetti sono obbligati alla presentazione della dichiarazione di successione in relazione alla medesima successione, è sufficiente che la stessa sia presentata da uno solo di essi. Ma allo stesso modo, se nessuno degli eredi presenta la dichiarazione di successione, il fisco può agire indifferentemente contro tutti o anche contro uno solo di essi.

Quando la dichiarazione di successione non va presentata?

La dichiarazione di successione non deve essere presentata in due casi:

  • se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto (figlio, genitore) e l’attivo ereditario (valore lordo dei beni):
  • ha un valore non superiore a € 100.000;
  • non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari;
  • se tutti gli aventi diritto rinunciano all’eredità o al legato, oppure, non essendo nel possesso dei beni ereditari, chiedono la nomina di un curatore dell’eredità, prima del termine previsto per la presentazione della dichiarazione di successione.

Che succede se non si presenta la dichiarazione di successione entro un anno?

Come sanare l’omessa dichiarazione di successione? Se è vero che la dichiarazione di successione deve essere presentata entro un anno, è anche vero che è sempre possibile sanare l’inadempimento. Ciò avviene con la cosiddetta dichiarazione di successione tardiva: essa non è altro che la normale dichiarazione inviata però fuori termine e volta a evitare un eventuale accertamento fiscale con tutte le sanzioni che ne conseguono (e che vedremo a breve).

Dunque, la dichiarazione di successione può essere presentata anche fuori termine attraverso la dichiarazione di successione tardiva. In tal caso, oltre alle imposte normalmente dovute, sarà necessario versare le sanzioni. 

Anche in questo caso, la dichiarazione di successione tardiva presentata da uno degli eredi esonera anche gli altri. 

Sanzioni per omessa dichiarazione di successione 

In caso di dichiarazione omessa, si applica una sanzione che va dal 120% al 240% dell’imposta liquidata e se non è dovuta imposta si applica la sanzione da € 250 a € 1.000. 

Se la dichiarazione è presentata con un ritardo non superiore a 30 giorni, si applica la sanzione dal 60% al 120% dell’imposta liquidata e se non è dovuta l’imposta si applica la sanzione da € 150 a € 500.

Che succede se non si pagano le imposte di successione? 

Discorso diverso dall’omessa presentazione della dichiarazione di successione è quello dell’omesso versamento delle imposte. In questo secondo caso, la dichiarazione è stata regolarmente presentata nei termini ma poi l’erede non ha versato il dovuto all’Erario.

Il mancato pagamento (in tutto o in parte) delle imposte ipotecaria e catastale e degli altri tributi autoliquidati comporta l’applicazione di una sanzione pari al 30% di ogni importo non versato. Tuttavia, è possibile effettuare il pagamento dei tributi con una sanzione ridotta, avvalendosi del ravvedimento operoso. La sanzione è ridotta, sempreché per la violazione non siano stati notificati i relativi atti di liquidazione e di accertamento. Più precisamente:

  • se il pagamento è effettuato entro 15 giorni dalla scadenza, la sanzione è pari allo 0,1% delle imposte dovute per ogni giorno di ritardo (riduzione della sanzione a 1/10);
  • se il pagamento è effettuato entro 30 giorni dalla scadenza, la sanzione è pari all’1,5% delle imposte dovute (riduzione della sanzione a 1/10);
  • se il pagamento è effettuato entro 90 giorni dalla scadenza, la sanzione è pari all’1,67% delle imposte dovute (riduzione della sanzione a 1/9);
  • se il pagamento è effettuato entro 1 anno dalla scadenza, la sanzione è pari al 3,75% delle imposte dovute (riduzione della sanzione a 1/8);
  • se il pagamento è effettuato oltre 1 anno, ma entro il 2° anno dalla scadenza, la sanzione è pari al 4,29% delle imposte dovute (riduzione della sanzione a 1/7);
  • se il pagamento è effettuato oltre 2 anni dalla scadenza, la sanzione è pari al 5% delle imposte dovute (riduzione della sanzione a 1/6).

Il versamento della sanzione ridotta deve essere eseguito contestualmente alla regolarizzazione del pagamento del tributo o della differenza, nonché al pagamento degli interessi moratori (calcolati al tasso legale con maturazione giorno per giorno sui tributi non versati) dovuti per il ritardo nel pagamento. 

Modifica della dichiarazione di successione

Una volta presentata la dichiarazione di successione è sempre possibile modificarla quando si verifica un evento che determina:

  • il cambiamento della devoluzione dell’eredità o del legato (es. ritrovamento del testamento);
  • l’applicazione dell’imposta in misura superiore (es. sopravvenienza di un credito del defunto o scoperta di un bene prima non considerato), i soggetti obbligati devono presentare una dichiarazione:
  • integrativa, per indicare cespiti non indicati in quella originaria (è il caso della sopravvenienza) che comportano aumento del valore dell’eredità o dell’imposta dovuta;
  • modificativa, per correggere dati già dichiarati che non comportano aumento del valore dell’eredità o dell’imposta dovuta;
  • sostitutiva, per correggere errori commessi in quella precedentemente presentata sostituendola completamente.

L’obbligo non sussiste quando la sopravvenienza è dovuta a rimborsi fiscali.

Come correggere errori nella dichiarazione di successione

Per correggere errori commessi nella dichiarazione presentata, i soggetti obbligati possono presentare una dichiarazione modificativa, integrativa o sostitutiva come appena visto.

In questo caso, la dichiarazione deve essere presentata prima della notifica dell’avviso di rettifica con cui l’AE contesta l’errore e deve essere presa in considerazione dall’ufficio per la liquidazione dell’imposta.

Scaduto il termine per l’accertamento dell’imposta, la dichiarazione può essere modificata solo per fatti sopravvenuti.

 



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