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Figli di coppie separate: quali rapporti con i nonni?

19 Maggio 2022 | Autore:
Figli di coppie separate: quali rapporti con i nonni?

Come tutelare il diritto di visita, incontro e frequentazione dei bambini con i genitori dei loro genitori divisi.

Quando una coppia si separa e divorzia, se ci sono figli minori si pone il problema del loro rapporto con i nonni, che sono anche i rispettivi suoceri degli ex coniugi: da ciò possono nascere contrasti e polemiche, specialmente se gli anziani prendono le parti del loro figlio, o figlia, contro il genero, o la nuora. Già in una “normale” separazione di una coppia senza figli è spesso difficile conciliare le opposte vedute; figuriamoci cosa può accadere quando i protagonisti della scena familiare comprendono ben tre diverse generazioni.

Per i figli di coppie separate, quali sono i rapporti con i nonni? Iniziamo col dire che la frequentazione reciproca, regolare e senza traumi tra nonni e nipoti è un diritto di entrambi, ma quello dei minori gode di una tutela più intensa perché si tratta di bambini e ragazzi in fase di sviluppo ed ai quali occorre garantire una crescita sana ed equilibrata. Così sono i figli minori il vero perno della bilancia della giustizia: quando i genitori non riescono a raggiungere un accordo tra loro, il giudice deve decidere in vista del loro preminente interesse, e non di quello degli adulti.

Visite e incontri dei figli minori di coppie separate con i nonni

L’obiettivo di fondo, nel regolare le visite e gli incontri periodici tra i figli minori di coppie separate ed i loro nonni paterni o materni, è quello di evitare ripercussioni, conflittualità e tensioni che potrebbero scaricarsi su di loro. I bambini non devono mai diventare merce di scambio o strumento di ricatto per soddisfare le aspettative egoistiche dei genitori e dei loro gruppi familiari; ma talvolta i nonni, dopo la separazione coniugale dei propri figli, si trovano su barricate opposte. Così alcuni nonni e nonne, anziché cooperare in armonia, si sfogano proprio con i nipoti e, quando hanno l’occasione di vederli, sputano veleno e odio contro l’ex genero o l’ex nuora.

In questi casi, lo sviluppo psicologico ed affettivo dei minori può essere gravemente compromesso; così la legge prevede procedure e rimedi per regolamentare al meglio i loro rapporti con la “famiglia allargata” che comprende i parenti dei genitori, a partire dai nonni, che dovrebbero essere un punto di riferimento fondamentale. I “buoni nonni” sono figure essenziali per aiutare i nipoti ad assorbire i traumi della separazione dei loro genitori, e la legge ne riconosce il ruolo. A livello generale, l’art. 315 bis del Codice civile dispone che «il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti», ma questa norma da sola non basta certo a risolvere i vari problemi che sorgono in caso di separazione e di divorzio dei genitori.

Come si esercita il diritto ai rapporti tra nonni e nipoti?

Siccome la separazione coniugale è un evento traumatico per i figli, occorre evitare, tranne che in casi estremi, le brusche e irragionevoli interruzioni di rapporti con le famiglie di origine dei loro genitori. A tal fine, l’art. 317 bis del Codice civile prevede, innanzitutto, che «gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni».

Il legislatore moderno (la norma è stata introdotta nel 2013, con l’ultima riforma del diritto di famiglia) è consapevole dei problemi che esistono in questo delicato campo, e perciò stabilisce che: «L’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore».

Dunque, se il diritto ai rapporti tra nonni e nipoti viene impedito o è gravemente ostacolato, il nonno che si vede precludere la possibilità di vedere ed incontrare i suoi nipoti, da zero a 18 anni di età, può rivolgersi al giudice; ma il giudice deve sempre decidere adottando i provvedimenti opportuni nell’interesse del minore, non del nonno. È il caso di osservare che la norma parla di «ascendenti» e non di nonni, in modo da comprendere anche i bisnonni, o i trisnonni, senza alcun limite di generazioni degli avi, purché, ovviamente, viventi.

Il caso più frequente in cui occorre l’intervento giudiziario è quello in cui la madre separata, che ha i figli collocati presso di sé, si oppone senza valide ragioni al diritto di visita del genitore separato, impedendogli di vedere i bambini. È evidente che tale comportamento è illegittimo ed esclude di fatto anche i nonni paterni dalla possibilità di incontrare i propri nipoti, generando una ingiusta sofferenza sia negli anziani sia nei giovani.

Relazione tra nonni e nipoti: la normativa sovranazionale

La normativa italiana sulle relazioni parentali che devono esistere tra nonni e nipoti si fonda, a sua volta, sui consolidati principi di diritto internazionale in materia, espressi con chiarezza da:

  • la Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dalla maggior parte degli Stati del mondo, tra cui l’Italia nel 1991;
  • la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (Cedu), che, nel sancire il rispetto del «diritto alla vita familiare», comprende anche – secondo l’interpretazione costante data dalla Corte di Giustizia – la parentela tra i nonni ed i nipoti, nonché i legami con gli altri prossimi congiunti, come gli zii paterni o materni;
  • un Regolamento dell’Unione Europea, direttamente applicabile in tutti i Paesi membri, che sancisce il diritto dei nonni di poter continuare a frequentare i nipoti anche dopo la separazione e il divorzio dei genitori [1];
  • la Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, elaborata dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), secondo cui «i figli hanno il diritto di mantenere inalterata la relazione con i nonni» e «di continuare a frequentare i parenti di entrambi i rami genitoriali».

Obblighi dei nonni verso i nipoti

Siccome ad ogni diritto corrisponde sempre un dovere, anche i nonni hanno degli obblighi verso i nipoti: devono contribuire materialmente e moralmente alla loro crescita e, in particolare, hanno l’obbligo di mantenerli quando entrambi i genitori non siano in grado di farlo (lo dispone l’art. 316 bis del Codice civile).

Quindi, la relazione tra nonni e nipoti non può essere soltanto affettiva, ma deve tradursi in un sostegno economico se e quando ve ne sia bisogno; ciò si verifica quando i genitori – anche senza loro colpa – non hanno mezzi sufficienti per mantenere i figli. E allora in questa necessità subentrano in seconda battuta proprio i nonni, così attuando i doveri di solidarietà familiare. Per approfondire questo aspetto leggi “Quando i nonni devono mantenere i nipoti?“.

Incontri tra nipoti e nonni: il minore deve essere ascoltato?

Nel procedimento giudiziale instaurato per stabilire le modalità degli incontri tra i nipoti ed i nonni, il minore deve essere ascoltato se ha compiuto i 12 anni di età o anche se è di età inferiore ma risulta «capace di discernimento». Di solito, l’audizione del minore viene compiuta dal giudice tramite i suoi esperti (psicologi ed assistenti sociali). Nel dialogo viene chiesta l’opinione del bambino o del ragazzo in merito agli incontri con i suoi nonni. Il giudice, nel decidere, può discostarsene, ma deve comunque tenerne conto.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [2] ha puntualizzato che, in casi particolari, connotati da aperta ostilità in ambito familiare, l’audizione del minore «può essere omessa ma solo nel caso in cui, tenuto conto del grado di maturità del minore medesimo, sussistano particolari ragioni che la sconsiglino»; il giudice è comunque tenuto a motivare sulle circostanze che hanno impedito, o reso inopportuno, l’ascolto del bambino.

Approfondimenti


note

[1] Reg. (CE) n. 2201/2003 del 27.11.2003.

[2] Cass. ord. n. 16071 del 18.05.2022.

Cass. civ., sez. VI – 1, ord., 18 maggio 2022, n. 16071

Presidente Di Marzio – Relatore Tricomi

Ritenuto che:

M.P. e Di.Pi.Wi., nonni paterni di M.G. (classe omisssis), chiesero al Tribunale per i minorenni dell’Aquila di veder riconosciuto il loro diritto a poter incontrare la nipote, che era stata collocata presso la madre, D.D.A.P., nel contesto del giudizio di separazione dal di lei marito.

Il Tribunale per i minorenni respinse l’istanza osservando che i ricorrenti non avevano mai attenuato l’atteggiamento di aspro conflitto e di aperta denigrazione nei confronti della nuora, e si erano rifiutati di intraprendere un percorso progressivo di riavvicinamento alla nipote attraverso incontri dapprima protetti e poi eventualmente liberi; cosicché i predetti nonni avevano mostrato di non essere in possesso di adeguate capacità di gestione autonoma dei contatti con la bimba.

I coniugi M. impugnarono il decreto, eccependone la nullità per mancata previa audizione della minore medesima e per ultrapetizione, oltre che nel merito l’erroneità.

Nel procedimento intervenne anche M.A., padre della minore, aderendo alle tesi dei reclamanti.

Nella resistenza della D.D., la Corte di appello dell’Aquila rigettò il reclamo. Ritenne che la dedotta nullità per omessa audizione della minore fosse insussistente, essendosi trattato di soggetto di appena nove anni e non apparendo comunque l’audizione necessaria una volta appurato che il divieto di incontri s’era basato sulla mancanza di adeguate capacità educative e affettive in capo ai nonni, e sull’atteggiamento dei medesimi, pregiudizievole per l’equilibrata crescita psicologica della bambina. Ritenne inesistente il vizio di ultrapetizione, considerati gli ampi poteri officiosi del Tribunale per i minorenni, anche oltre i limiti della domanda, in vista della salvaguardia degli interessi della minore. Richiamò, infine, la CTU, eseguita nel giudizio di divorzio tra M. e D.D., per dire che l’accertamento era stato delimitato dalla necessità di stabilire le sole capacità educative dei genitori, mentre quanto ai nonni la ricostruzione della capacità educativa era stata impedita dall’atteggiamento non collaborativo tenuto dinanzi al Tribunale per i minorenni, non avendo essi inteso sottoporsi a una nuova CTU.

Il ricorso per cassazione proposto dai coniugi M. -Di.Pi. venne accolto con la ordinanza n. 16410/2020 di questa Corte, che cassò con rinvio la decisione impugnata.

Segnatamente questa Corte ebbe ad affermare che costituiva violazione (in tal limitato senso) del principio del contraddittorio e dei diritti del minore il mancato ascolto che non fosse sorretto da un’espressa motivazione sull’assenza di discernimento (v. ancora Cass. Sez. U n. 22238/2009; Cass. n. 13241/2011), tale da giustificarne l’omissione, precisando quanto segue: “La relativa audizione può – cioè – essere omessa, ma solo nel caso in cui, tenuto conto del grado di maturità del minore medesimo, sussistano particolari ragioni che la sconsiglino; ragioni da indicare in modo puntuale e specifico.

È invece da considerare che, nel caso concreto, la corte d’appello ha giustificato il mancato ascolto dicendo semplicemente che la minore “al momento della decisione aveva soli 9 anni” e che l’audizione non era necessaria per l’accertata mancanza di adeguate capacità educative e affettive in capo ai nonni.

Ciò non soddisfa l’onere di motivazione, dal momento che la sottolineata età della minore non implica necessariamente l’incapacità di discernimento, ed egualmente il giudizio sulla capacità educativa e affettiva dei nonni – apodittico come tra un momento si dirà – non giustifica il rifiuto di ascolto della minore, quale soggetto portatore di interessi propri e diversi da quelli dei restanti soggetti coinvolti nel procedimento”.

La Corte di appello dell’Aquila, in sede di rinvio, ha parzialmente accolto il reclamo, riconoscendo e regolamentando il diritto di visita della minore da parte dei nonni.

D.D.A. ha proposto ricorso per cassazione con tre mezzi.

Gli intimati non hanno svolto difese.

Considerato che:

  1. Il ricorso è articolato nei seguenti tre motivi:
  1. I) Violazione dell’art. 384 c.p.c.; la ricorrente si duole che, nonostante l’espressa regula iuris pronunciata dalla Cassazione, la Corte di merito non abbia proceduto all’ascolto della minore, nemmeno a mezzo CTU, e non abbia motivato sulle ragioni che ne avrebbero sconsigliato l’audizione.
  1. II) Violazione e falsa applicazione dell’art. 12 Convenzione di New York, recepito dall’Ordinamento italiano con la L. n. 176/1991 e dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo, ratificata con L. n. 77 del 2003; la ricorrente insiste sul mancato ascolto della minore, rilevante, a suo parere, anche per valutare la necessità di un supporto emotivo e/o psicologico, nella vicenda in esame.

III) Violazione dell’art. 116 c.p.c.: la ricorrente si duole che la Corte di appello si sia distaccata dalle conclusioni della CTU senza motivare, nonostante la relazione tecnica avesse evidenziato delle criticità nella persona dei nonni paterni e la lunga interruzione dei rapporti con la minore.

  1. I primi due motivi sono manifestamente fondati, perché la Corte di merito ha disatteso, in violazione dell’art. 384 c.p.c., il dictum della Corte di legittimità che, in sede di cassazione con rinvio (Ord. n. 16410/2020), aveva ravvisato la violazione del principio del contraddittorio e dei diritti del minore in ragione del mancato ascolto della nipote, non sorretto da un’espressa motivazione sull’assenza di discernimento tale da giustificare l’omissione (Cass. Sez. U. n. 22238/2009; Cass. n. 13241/2011), incombente che non risulta svolto in sede di rinvio, nemmeno ad opera del CTU, senza alcuna motivazione sul punto.

La decisione va, pertanto, cassata con rinvio.

  1. Il terzo motivo è assorbito, in ragione dell’accoglimento dei primi due motivi.

Invero, la statuizione impugnata risulta assunta anche sulla base di considerazioni attinenti alla persona ed all’interesse della minore, laddove è detto “(omissis) ha raggiunto l’età di tredici anni ed il lasso di tempo trascorso dagli accadimenti verificatisi deve indurre ragionevolmente a ritenere che, anche senza un percorso psicologico (peraltro auspicabile secondo il condivisibile pensiero del CTU, ma non coercibile), sussistano le condizioni per cercare di ricostruire un sano rapporto con i nonni paterni” (fol.6 del decr. imp.), considerazioni svolte, tuttavia, senza che sia stato dato seguito all’incombente dell’ascolto, adempimento previsto a pena di nullità, a tutela dei principi del contraddittorio e del giusto processo, e finalizzato a raccogliere le opinioni del minore ed a valutare i suoi bisogni in vista della decisione da assumere (Cass. n. 9691 del 24/03/2022) ed al quale la Corte di appello dovrà provvedere in sede di rinvio.

  1. In conclusione, il ricorso va accolto, fondati i primi due motivi ed assorbito il terzo; il decreto impugnato va cassato, con rinvio alla diversa Corte di appello di Roma, in persona di altri magistrati, la quale si uniformerà ai principi esposti e provvederà anche sulle spese del giudizio svoltosi in sede di legittimità.

Va disposto che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

P.Q.M.

– Accoglie il ricorso e cassa il decreto impugnato, con rinvio alla diversa Corte di appello di Roma in differente composizione;

– Dispone che in caso di diffusione della presente ordinanza siano omesse le generalità delle parti e dei soggetti in essa menzionati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.


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