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Regole sull’esposizione dei prezzi

19 Maggio 2022
Regole sull’esposizione dei prezzi

Prodotto troppo caro e prezzo non esposto: quali conseguenze?

Cosa succede se un cliente prende un caffè in un bar oppure ordina un’insalata in un ristorante e poi si vede presentare un conto troppo caro rispetto ai prezzi di mercato, magari solo perché si trova in una piazza famosa o davanti a uno scorcio naturale suggestivo? Se il prezzo era esposto e ben visibile, il cliente non può recriminare alcunché avendo questi accettato il contratto con il titolare del locale nel momento stesso in cui si è seduto al tavolo (o al bancone) e ha fatto la consumazione. Proprio per questo esistono delle regole sull’esposizione dei prezzi che tutti gli esercenti commerciali – compresi i ristoratori, i negozi e i supermercati – devono rispettare. 

Tali regole sono in parte contenute nel decreto legislativo n. 114/1998 e in parte nel codice del consumo. 

Conoscere le regole sull’esposizione dei prezzi non è un dovere solo per gli esercenti ma anche un’opportunità per i consumatori i quali, in caso di pratiche commerciali scorrette, potranno non solo segnalare la vicenda alle autorità per far multare il responsabile, ma pretendere anche di pagare il minor prezzo rispetto a quello dovuto. 

Cerchiamo di fare ordine e di comprendere come stanno le cose.

Esposizione dei prezzi

Tutti i commercianti che effettuano vendita al dettaglio (fatte salve alcune eccezioni [1]) devono esporre i prezzi praticati. Il prezzo va indicato nelle vetrine o all’ingresso del locale o nelle immediate vicinanze di esso o su aree pubbliche o sui banchi di vendita. Così, ad esempio, il ristoratore può indicare il prezzo sia nel menu, sia in un apposito cartello posto all’entrata del locale. 

Il prezzo deve essere indicato in modo chiaro e ben leggibile, da una persona dotata di una normale vista. Sarebbe ad esempio illegittimo un cartello con la lista dei prezzi posto dietro il bancone di un bar con caratteri così piccoli da non poter essere letti a distanza di un paio di metri.

Se sono esposti più prodotti identici è sufficiente un unico cartello (come succede sugli scaffali dei supermercati). 

Indicazione del prezzo per unità di misura

È obbligatoria l’indicazione del prezzo di vendita al dettaglio per unità di misura. Così, ad esempio, in prossimità di confezioni di pesce surgelato di diversa marca, il titolare del supermercato non può limitarsi a indicare il prezzo della singola confezione ma deve specificare il “prezzo al chilo”, in modo tale che, indipendentemente dalla quantità di prodotto contenuta nella scatola, il consumatore possa – con un rapido sguardo e senza dover ricorrere a complicati calcoli – individuare la scelta economicamente più conveniente. 

Differenza tra il prezzo indicato sullo scaffale e quello praticato alla cassa

Cosa succede se esiste una differenza tra prezzo esposto e prezzo applicato? Il consumatore, in questi casi, ha diritto a pagare il prezzo esposto sullo scaffale o indicato sul cartellino. Dunque, se la cassa applica un prezzo diverso rispetto a quello indicato sullo scaffale, il consumatore ha diritto a che gli venga applicato quest’ultimo, a meno che non sia esageratamente più basso rispetto al valore del bene, circostanza questa che farebbe intuire che si è trattato di un errore materiale. 

Ma attenzione alle truffe: spesso, su Internet vengono proposti in vendita ad 1 euro prodotti normalmente molto cari. Una volta fatto l’ordine il venditore comunica l’errore al cliente nella speranza che questi confermi comunque la richiesta o si rivolga verso altri prodotti dello stesso store. Comportamenti del genere sono studiati ad arte e non sono il frutto di uno sbaglio. Sicché, il commerciante potrà essere segnalato all’Agcm, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato.

Cosa succede se il consumatore paga di più del dovuto?

Se il consumatore paga più del dovuto ha diritto al rimborso della differenza di prezzo. Il rimborso deve avvenire in contanti o con altro mezzo indicato dal cliente. Non può certo avvenire con buoni spesa da utilizzare per l’acquisto di altri prodotti presso lo stesso esercizio. 

Prodotto troppo caro e prezzo non esposto: quali conseguenze?

Se il cliente si trova un conto superiore alle aspettative perché il prezzo non era esposto e non era quindi in grado di sapere quanto avrebbe pagato, può segnalare l’esercente alla polizia locale e all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) tramite una segnalazione online.

Egli avrà poi diritto a pagare il prodotto al prezzo di mercato e, se il negoziante non dovesse essere d’accordo, a fissare l’importo “equo” sarà il giudice (a cui evidentemente si rivolgerà il negoziante qualora volesse portare avanti la propria pretesa di esigere il versamento del prezzo). 


note

[1] La norma non si applica:

a) ai farmacisti e ai direttori di farmacie delle quali i comuni assumono l’impianto e l’esercizio ai sensi della legge 2 aprile 1968, n. 475 e successive modificazioni e della legge 8 novembre 1991, n. 362 e successive modificazioni, qualora vendano esclusivamente prodotti farmaceutici, specialità medicinali, dispositivi medici e presidi medico-chirurgici;

b) ai titolari di rivendite di generi di monopolio qualora vendano esclusivamente generi di monopolio di cui alla legge 22 dicembre 1957, n. 1293 e successive modificazioni e al relativo regolamento di esecuzione, approvato con d.P.R. 14 ottobre 1958, n. 1074 e successive modificazioni.

c) alle associazioni dei produttori ortofrutticoli costituite ai sensi della legge 27 luglio 1967, n. 622 e successive modificazioni;

d) ai produttori agricoli, singoli o associati, i quali esercitano attività di vendita di prodotti agricoli nei limiti di cui all’articolo 2135 del Codice civile, alla legge 25 marzo 1959, n. 125 e successive modificazioni e alla legge 9 febbraio 1963, n. 59 e successive modificazioni;

e) alle vendite di carburanti nonché degli oli minerali di cui all’articolo 1 del regolamento approvato con regio decreto 20 luglio 1934, n. 1303 e successive modificazioni. Per vendita di carburanti si intende la vendita dei prodotti per uso di autotrazione, compresi i lubrificanti, effettuata negli impianti di distribuzione automatica di cui all’articolo 16 del decreto legge 26 ottobre 1970, n. 745, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1034 e successive modificazioni, e al decreto legislativo 11 febbraio 1998, n. 32;

f) agli artigiani iscritti nell’albo di cui all’articolo 5, primo comma, della legge 8 agosto 1985, n. 443, per la vendita nei locali di produzione o nei locali a questi adiacenti dei beni di produzione propria, ovvero per la fornitura al committente dei beni accessori all’esecuzione delle opere o alla prestazione del servizio;

g) ai pescatori e alle cooperative di pescatori, nonché ai cacciatori, singoli o associati, che vendano al pubblico, al dettaglio, la cacciagione e i prodotti ittici provenienti esclusivamente dall’esercizio della loro attività e a coloro che esercitano la vendita i prodotti da essi direttamente e legalmente raccolti su terreni soggetti a usi civici nell’esercizio dei diritti di erbatico, di fungatico e di diritti similari;

h) a chi venda o esponga per la vendita le proprie opere d’arte, nonché quelle dell’ingegno a carattere creativo, comprese le proprie pubblicazioni di natura scientifica o informativa, realizzate anche mediante supporto informatico;

i) alla vendita dei beni del fallimento effettuata ai sensi dell’articolo 106 delle disposizioni approvate con regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e successive modificazioni;

l) all’attività di vendita effettuata durante il periodo di svolgimento delle fiere campionarie e delle mostre di prodotti nei confronti dei visitatori, purché riguardi le sole merci oggetto delle manifestazioni e non duri oltre il periodo di svolgimento delle manifestazioni stesse;

m) agli enti pubblici ovvero alle persone giuridiche private alle quali partecipano lo Stato o enti territoriali che vendano pubblicazioni o altro materiale informativo, anche su supporto informativo, di propria o altrui elaborazione, concernenti l’oggetto della loro attività.


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